Con il suo caratteristico abito bianco e l’immancabile sigaro, Josip Broz Tito (nella foto) si sta sganasciando dalle risate (in Paradiso o all’Inferno, non si sa) per l’acceso e demenziale dibattito suscitato dall’idea di spostare la sua tomba dalla capitale serba al suo luogo di nascita in Croazia.
Il sindaco nazionalista di Belgrado, Aleksandar Šapić, sta spingendo per la riesumazione dell’eroe jugoslavo, sostenendo che il trasferimento di Tito nel suo luogo di nascita, la città croata di Kumrovec, è una questione fondamentale per la Serbia.
“Penso che lo spostamento della tomba di Josip Broz dal Museo della Jugoslavia sia una questione estremamente importante per il popolo serbo e per il futuro di questo paese”, ha detto Šapić (senza timore del ridicolo) durante una riunione dell’assemblea cittadina convocata lunedì per discutere questioni di bilancio.
Ma in un’intervista rilasciata a POLITICO il presidente serbo Aleksandar Vučić, più saggiamente, ha raffreddato l’idea. “Non accadrà. Non sono mai stato un grande fan dei comunisti e del regime comunista, ma Josip Broz fa parte della nostra storia, ha vissuto qui ed è stato sepolto qui, e rimarrà parte della storia serba e jugoslava”.
La lotta per le ossa di Tito sottolinea il delicato equilibrio che il leader nazionalista serbo deve mantenere all’interno delle sue stesse fila, che includono molte figure di estremisi alla sua destra.
Tito è titano (rispetto agli attuali omuncoli) della storia jugoslava e governò il paese per decenni quando era uno stato socialista. Fu sepolto a Belgrado nel 1980 con un oceanico funerale di stato . Sebbene molti Serbi e cittadini delle varie repubbliche ex jugoslave lo considerino ancora una figura eroica e unificante, i nazionalisti serbi sostengono che le sue origini etniche croate e slovene richiedono che i suoi resti vengano trasferiti oltre i confini della Serbia.
Šapić ha aggiunto che invece di mantenere il mausoleo di Tito, che fa parte del più ampio complesso del Museo della storia jugoslava nella capitale, ma che dovrebbe prendere in considerazione l’idea di erigere un monumento a Dragoljub “Draža” Mihailović, il leader criminale serbo del movimento cetnico collaborazionista dei nazisti, condannato a morte da Tito dopo la seconda guerra mondiale.
La proposta di trasferire Tito ha causato spaccature all’interno della coalizione di governo in Serbia, che, sebbene guidata dal Partito progressista serbo (SNS) di centro-destra, comprende anche il Partito socialista serbo e il Movimento dei socialisti, nonché gli ultranazionalisti serbi.
Al di fuori del governo si oppongono all’ideaccia importanti intellettuali serbi ancora amato in Serbia e anche in strati della popolazione ex jugoslava.
La strada principale di Sarajevo, la capitale della Bosnia, porta ancora il nome di Tito, così come le strade della Macedonia del Nord, del Montenegro e della Slovenia. Anche luoghi lontani come l’Algeria, il Brasile e l’Egitto hanno strade che portano il nome di Tito, così come i paesi dell’UE Francia e Italia.
Come presidente a vita della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, Tito guidò un paese socialista moderato che mantenne stretti rapporti sia con l’Occidente che con l’Oriente. Personaggi come il conservatore Primo Ministro britannico Winston Churchill erano tra i suoi amici intimi, mentre il presidente comunista cubano Fidel Castro gli forniva il miglior tabacco dell’sola.
In particolare, Tito volle differenziare la Jugoslavia dal blocco sovietico suscitando l’anatema di Stalin (e successivamente la riabilitazione di Kruscev) fondando il Movimento dei Paesi “Non Allineati” che ancora esiste. L’ordine mondiale della terza via fu determinante nel sostenere i paesi post-coloniali come l’India di Jawaharlal Nehru, e ispirò personaggi come il leader sudafricano Nelson Mandela.
Milioni di persone hanno visitato nei decenni a Belgrado la sua tomba e l’annesso museo, provenienti da luoghi lontani e persino il leader nord coreano Kim Jong-un interpreta addirittura una canzone, dalla diffusione virale, a lui dedicata.
Peraltro lo stesso Vučić ha presieduto la sessione di apertura dell’incontro del movimento dei “Non Allineati” a Belgrado nell’ottobre 2021 nonostante sia membro del Partito Radicale Serbo anti-Tito a fondatore del Partito Progressista Serbo, certamente non sia in linea con l’eredità del Maresciallo.
Anzi, è evidente che Vučić sta seguendo l’approccio di Tito alla politica estera, mantenendo legami sia con Bruxelles che con Mosca, costruendo legami con le nazioni africane, tutte appartenenti al movimento, tranne il Sud Sudan.
Il bello è che nemmeno Croazia e Slovenia, governate da destre nazionaliste, vogliono l’illustre salma e Vucic, ma soprattutto la destra serba rischia di fare una figura da peracottari in tutto il modo, anche in quella parte che non amava particolarmente Tito.
GiElle
