di Tommaso Tetro (*)
Gli investimenti nelle rinnovabili continuano a tenere il ritmo, nonostante un indebolimento rispetto all’anno scorso, mentre cresce in modo esponenziale l’interesse per le batterie. Il quadro delineato dall’Irex annual report 2026 – lo studio di Althesys (Teha group) che monitora il settore elettrico analizzando strategie e tendenze future – mette insieme le rinnovabili, che arrivano a 51 miliardi di euro investiti dall’industria italiana nel 2025, e il grande sviluppo delle batterie (utility scale).
Si tratta di due strade ritenute “la soluzione alla crisi energetica globale”. In uno scenario europeo con prezzi in aumento e costi delle rinnovabili stabili o in calo, l’Italia rimane “il Paese con i costi dell’energia più alti”; ma non è solo a causa del peso del gas nel mix energetico, anche le rinnovabili (soprattutto l’eolico) hanno costi di generazione superiori alla media europea”. Un nodo che continua a essere “cruciale” per la transizione energetica è “l’accettabilità sociale” e la burocrazia e la “complessità dei processi autorizzativi.
Secondo l’amministratore delegato di Althesys Alessandro Marangoni anche con “la difficile congiuntura non si ferma la transizione energetica”. Anzi andrebbe “accelerata” per quanto riguarda “flessibilità, reti e accumuli”, ormai “sempre più strategici”.
“Lo sviluppo delle rinnovabili – afferma l’amministratore delegato del Gse (Gestore dei servizi energetici) Vinicio Mosè Vigilante – non è solo una leva ambientale ma una scelta strategica per rafforzare la sicurezza energetica del Paese e ridurre progressivamente il costo dell’energia per imprese e famiglie”.
Nel 2025 il mercato italiano delle rinnovabili ha segnato un calo fisiologico dopo il boom del 2024, ma i numeri sono ancora importanti: 1.365 operazioni, 37,1 GW (Gigawattora) e 51 miliardi di euro. I protagonisti sono le aziende con core rinnovabili, gli energetici ma anche operatori esterni al settore. Il fotovoltaico domina per numero di operazioni (761, pari al 56%), mentre l’eolico onshore (12 GW e 15 miliardi di euro) e gli accumuli guidano per valore. Lo storage registra la crescita più significativa: gli impianti stand alone triplicano (da 33 a 106), trainati dall’asta Macse, con 9,2 miliardi di euro. Segno di grande vitalità è anche la forte presenza di investitori esteri, con 18,6 miliardi di euro (36% del totale) destinati a fotovoltaico, eolico onshore e storage. La presenza estera negli accumuli stand alone arriva addirittura al 41%. Al contrario, l’attività estera degli operatori italiani nel 2025 resta contenuta, con 17 operazioni concluse per il 56% dai grandi gruppi energetici. Cresce anche la presenza di operatori non energetici, che sono l’11% dei soggetti coinvolti (erano il 4% nel 2023), a riprova che “le rinnovabili sono una via per superare i costi della crisi energetica e strumenti”.
“Il vero collo di bottiglia oggi – rileva il direttore generale Francesco La Camera – non è più la produzione di energia rinnovabile. Sono le reti, la flessibilità e la velocità delle decisioni. Senza investimenti adeguati, le code per gli allacci si allungano e l’energia pulita viene sprecata, persino nel bel mezzo di una crisi globale”. E infatti mentre il percorso di decarbonizzazione – rileva ancora Marangoni – vede “l’elettrificazione al palo in Italia, il sistema elettrico evolve, rendendo la flessibilità, le reti e gli accumuli sempre più strategici”. In uno scenario internazionale ancora segnato da instabilità e tensioni sui prezzi – conclude Vigilante – “accelerare su nuova capacità rinnovabile, reti e accumuli significa rendere il sistema elettrico più efficiente, meno esposto alla volatilità dei combustibili fossili e più competitivo”.
(*) La Presse
