“Raccomandiamo al regime sionista di non mettere alla prova la risoluzione della Repubblica islamica. Se dovesse verificarsi un attacco contro il nostro paese, la nostra risposta sarà più potente”. Lo ha detto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi in un discorso televisivo, aggiungendo che “i nostri nemici sanno che tipo di obiettivi all’interno del regime sionista sono alla nostra portata”.
Ieri, in colloquio telefonico con il suo omologo egiziano, Badr Abdelatty, Arachchi aveva dichiarato che “qualsiasi attacco alle infrastrutture iraniane porterebbe a ritorsioni, consigliamo di non mettere alla prova la volontà dell’Iran”.
“La Repubblica islamica dell’Iran – aveva aggiunto Araghchi – non cerca di aumentare le tensioni e la guerra nella regione, ma non ha nemmeno paura della guerra. Darà una risposta forte e appropriata a qualsiasi nuova azione e avventurismo del regime sionista”. Intanto l’Iran ha attivato i sistemi di difesa aerea sulla città di Isfahan durante la notte. Lo rendono noto i Guardiani della rivoluzione. Diverse esplosioni avvenute in precedenza avevano alimentato i timori di un possibile attacco israeliano.
L’agenzia di stampa iraniana Fars ha riferito, citando una fonte dei Pasdaran, che i sistemi di difesa aerea sono stati attivati dopo l’avvistamento di un “oggetto luminoso”, ma non vi è stato alcun contatto nemico. La radio di Stato l’ha definita una manovra difensiva. La città di Isfahan è sede di strutture dell’industria della difesa e del programma nucleare del paese.
Dagli Stati Uniti arrivano poi reazioni contrastanti sulla possibilità di una estensione del conflitto. Due settimane dopo che Israele ha annullato una proposta di cessate il fuoco guidata dagli Stati Uniti con Hezbollah, gli Stati Uniti non stanno cercando attivamente di rilanciare l’accordo e si sono rassegnati a cercare di modellare e limitare le operazioni israeliane in Libano e contro l’Iran piuttosto che porre fine alle ostilità: lo hanno detto funzionari statunitensi alla Cnn spiegando che all’interno dell’amministrazione Biden sono alte le preoccupazioni sul fatto che ciò che Israele ha promesso, cioè che sarebbe stata un’operazione limitata, si trasformerà presto in un conflitto su larga scala e prolungato. Va detto però chel’intelligence statunitense crede che né Israele né l’Iran vogliano un “conflitto totale”, ma pensa che esista un forte rischio di fare errori di calcolo. “Ci troviamo di fronte al pericolo reale di un’ulteriore escalation del conflitto regionale”, ha dichiarato William Burns, direttore della Cia, citato da CBS News. Israele – ha affermato – “sta valutando con molta attenzione” come rispondere all’attacco iraniano della scorsa settimana in cui Teheran ha lanciato circa 200 missili balistici, ma resta il rischio delle “valutazioni errate”. “Il Medio Oriente è un luogo in cui accadono continuamente cose complicate”.
aggiornamento la crisi mediorientale ore 13.58
