Economia e Lavoro

Il settore bancario globale, dinamiche di crescita, sfide strutturali e nuovi paradigmi/1

di Marco Palombi (*)

Negli ultimi due anni, il settore bancario globale ha ottenuto performance finanziarie senza precedenti dal 2007, con una crescita significativa sia in termini di redditività che di stabilità patrimonialei. Nel 2023, le banche hanno generato entrate globali per 7 trilioni di dollari e un utile netto di 1,15 trilioni, con un rendimento del capitale netto tangibileiipari all’11,7%.

Sebbene le banche generino profitti elevati a livello globale, il mercato ha una percezione negativa o scettica sulla loro capacità di creare valore sostenibile nel tempo. Questo scetticismo si riflette nel rapporto prezzo/patrimonio (P/B), un indicatore finanziario che mette in relazione il valore di mercato delle azioni di un’azienda (prezzo) con il suo valore contabile o patrimoniale netto. Un rapporto P/B inferiore a 1 indica che il mercato valuta l’azienda a meno del suo valore contabile, suggerendo una mancanza di fiducia nella capacità dell’azienda di generare rendimenti futuri o di creare valore a lungo termine. Nel caso del settore bancario, il rapporto P/B di 0,9 significa che il mercato valuta le banche globali in media al 90% del loro valore contabile. Questo dato è particolarmente significativo poiché il settore bancario è storicamente considerato una fonte stabile di profitti, il che renderebbe atteso un rapporto P/B più elevato, come avviene in altri settori stabili e profittevoli (ad esempio tecnologia o beni di consumo), che registrano P/B multipli superiori.

Questo scetticismo può derivare da vari fattori specifici e strutturali.

Il settore bancario è altamente esposto a cicli economici e alle variazioni nei tassi di interesse, che influenzano direttamente la redditività e la stabilità dei ricavi. Se il ciclo economico rallenta o i tassi si abbassano, i margini di profitto delle banche possono ridursi drasticamente, minacciando i guadagni. Con la crescita delle fintech e di nuovi attori non tradizionali, le banche affrontano una crescente concorrenza, che erode le quote di mercato nei segmenti più profittevoli, come i pagamenti e la gestione patrimoniale. Il mercato teme che le banche tradizionali possano perdere il passo, riducendo la loro capacità di mantenere e incrementare i profitti a lungo termine.

Le banche sono soggette a un’intensa regolamentazione e devono dedicare risorse significative per mantenere la conformità. Questi vincoli rappresentano costi fissi elevati che comprimono i margini e ostacolano la capacità delle banche di reagire rapidamente a cambiamenti nel mercato.

La percezione che le banche non siano in grado di generare valore a lungo termine è dovuta anche all’erosione del capitale che molte banche hanno subito nell’ultimo decennio, misurato dal basso ROTE rispetto al costo del capitale. Negli ultimi anni, nonostante i rialzi dei tassi abbiano temporaneamente aumentato i margini, il settore ha una storia di erodere valore economico rispetto al costo del capitale. Andiamo nel dettaglio. Tassi di Interesse e redditività bancaria: un fattore decisivo, ma instabile L’aumento dei tassi di interesse negli ultimi due anni è stato il motore principale della crescita della redditività bancaria, un vero e proprio “vento a favore” per gli istituti di credito globali. Aumentando il margine di interesse netto (Net Interest Margin, NIM), i tassi di interesse elevati hanno incrementato i profitti derivanti dalle attività tradizionali di prestito e deposito, migliorando notevolmente la redditività delle banche e la loro capacità di generare ritorni sul capitale netto tangibile. Tuttavia, questa spinta potrebbe rivelarsi fragile nel lungo termine, portando con sé rischi significativi per la stabilità e la sostenibilità del settore. L’impatto positivo dei tassi di interesse elevati si è manifestato in maniera incisiva nei bilanci bancari: nel 2023, molte banche hanno registrato un aumento sostanziale dei loro margini operativi grazie al differenziale tra tassi attivi (applicati ai prestiti) e tassi passivi (riconosciuti sui depositi). Questo ha contribuito a portare il rendimento medio del capitale netto tangibile all’11,7%, rispetto al livello medio del decennio precedente che si aggirava attorno al 10,2% Gli effetti sono stati particolarmente marcati negli Stati Uniti, dove il sistema bancario ha beneficiato di un ciclo di rialzo dei tassi che ha favorito una crescita dei margini più rapida rispetto ad altre economie mature, come quelle europee, ancora legate a tassi più bassi.

Tuttavia, questa crescita dei margini potrebbe risultare temporanea. Secondo McKinsey, qualora i tassi di interesse dovessero tornare a calare, si assisterebbe a una compressione del margine di interesse netto di circa 50-60 punti base entro il 2030. Questo scenario comporterebbe una riduzione dei profitti, soprattutto nelle banche che dipendono fortemente dal margine di interesse come principale fonte di redditività. Tale prospettiva trova conferma anche nei rapporti di S&P Global Ratings, che evidenziano come le banche più esposte a prestiti a lungo termine e a tassi fissi potrebbero trovarsi in difficoltà a fronte di un’inversione della curva dei tassi. La compressione dei margini, infatti, eroderebbe i ricavi netti generati dai prestiti, costringendo le banche a rivalutare i loro portafogli e a ridurre i costi operativi per mantenere la redditività.

 

(*) Economista, Presidente Dipartimento Economia e Finanza Ppi

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