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Amianto sulle navi della Marina, il Tribunale di Torino condanna il ministero della Difesa

di Massimo Maria Amorosini

 

Il marinaio, deceduto a 60 anni per mesotelioma pleurico, aveva prestato servizio come motorista e meccanico navale anche a bordo dell’Amerigo Vespucci

 

Il Ministero della Difesa dovrà risarcire la moglie e la figlia di un ex militare della Marina, morto nel 2011 a causa di un mesotelioma pleurico. Il Tribunale civile di Torino ha accolto la domanda giudiziale proposta dai familiari assistiti dall’Avv. Ezio Bonanni e ha riconosciuto la responsabilità dell’amministrazione per l’esposizione all’amianto subita dall’uomo durante il servizio di leva, svolto tra il 1971 e il 1973.

Il giudizio segue alla condanna dello stesso Ministero della Difesa al riconoscimento dell’equiparazione a vittima del dovere, per effetto della sentenza della Corte di Appello di Torino, la quale aveva ascritto la morte anche alle particolari condizioni ambientali e operative, eccedenti l’ordinarietà. Vi è stato un impegno concreto, in questo, come in tanti altri casi, da parte dell’Osservatorio Vittime del Dovere  -APS e dell’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA APS, le quali hanno supportato l’iniziativa dei familiari e dello stesso Avv. Ezio Bonanni, perché ci fosse giustizia per esserci e per i familiari superstiti, tra cui la vedova di 40 anni e l’orfana di 10 anni.

Il risarcimento del danno subito dalle vittime per l’uso dell’amianto da parte del Ministero della Difesa, sia in Marina Militare, sia nell’Esercito, che nell’Aeronautica e perfino nelle caserme dei Carabinieri, per il periodo antecedente la L. 257/92, è una delle direttrici di azione svolta dalle due associazioni di tutela delle vittime, in favore sia dei militari che dei dipendenti civili, e in caso di decesso dei loro superstiti.

 La sentenza n. 3354/2026 ha disposto il pagamento di 93.872,88 euro a ciascuna delle due eredi, per un totale di 187.745,76 euro, oltre agli interessi legali. Il giudice ha inoltre condannato il Ministero al pagamento delle spese processuali.

La vittima, S. C., era stata impiegata come motorista e meccanico navale. Tra le destinazioni figurava anche la nave scuola Amerigo Vespucci, sulla quale rimase imbarcata dal 7 luglio al 10 novembre 1972. Aveva inoltre prestato servizio presso l’Arsenale della Marina Militare di Taranto e alla scuola della Maddalena.

Secondo quanto ricostruito nel processo, il militare aveva lavorato in ambienti nei quali l’amianto era presente nei rivestimenti isolanti, nelle tubazioni, negli impianti, nei dispositivi elettrici e negli indumenti protettivi. Le operazioni di manutenzione e sostituzione dei materiali venivano eseguite senza adeguati sistemi di protezione e senza dispositivi idonei a impedire l’inalazione delle fibre.

Il Tribunale ha ritenuto provata l’esposizione durante il servizio e il collegamento causale con la malattia. Nella decisione viene richiamata anche la testimonianza di un commilitone, che ha descritto la presenza diffusa di materiali contenenti amianto e le attività svolte in locali scarsamente ventilati, senza maschere o altre protezioni.

La diagnosi di mesotelioma pleurico arrivò nel luglio del 2009. La malattia, considerata dal giudice riconducibile all’esposizione professionale, portò alla morte dell’uomo il 15 aprile 2011, quando aveva 60 anni. La figlia aveva allora dieci anni.

Nel corso del giudizio il Ministero della Difesa aveva contestato la ricostruzione dei fatti e sollevato anche un’eccezione di prescrizione. Il Tribunale ha però respinto l’eccezione, individuando nella diagnosi il momento dal quale far decorrere il termine per chiedere il risarcimento.

La somma riconosciuta comprende il danno biologico terminale subito dal militare nel periodo compreso tra la diagnosi e la morte e il danno derivante dalla perdita del rapporto parentale patito dalla moglie e dalla figlia. Dall’importo complessivo sono state detratte le somme già corrisposte alle eredi a titolo di benefici previdenziali.

«Questa sentenza restituisce dignità a un uomo che aveva servito il proprio Paese e che ha pagato quel servizio con la vita», dichiara Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. «Nessun risarcimento potrà colmare il vuoto lasciato a una moglie e a una figlia così giovani, ma il riconoscimento delle responsabilità rappresenta un atto di giustizia che arriva dopo un’attesa troppo lunga. È anche un monito affinché tragedie come questa non vengano dimenticate e perché tutti coloro che sono stati esposti all’amianto possano vedere riconosciuti i propri diritti».

La decisione riporta l’attenzione sulle conseguenze dell’utilizzo dell’amianto nelle unità navali e nelle strutture militari. Un’esposizione che, a distanza di decenni, continua a produrre effetti sulla salute degli ex appartenenti alle Forze Armate e sulle vite delle loro famiglie.

L’impegno dell’Osservatorio Vittime del Dovere APS per le vittime dell’uranio impoverito e in favore dei militari che hanno contratto infermità, prosegue. Per questo è stato costituito, in pieno accordo con ONA, Osservatorio Nazionale Amianto APS, lo staff legale.

Ne fanno parte l’Avv. Veronica Scigliano, l’Avv. Lidiana Belfiore, l’Avv. Giorgia Cicconi, la Sig.ra Francesca Piredda e la Dott.ssa Federica Pacca.

Per poter accedere al servizio gratuito è sufficiente domandare la consulenza con email a: osservatorioamianto@gmail.com oppure scrivere attraverso il sito ONA, ovvero chiamando il numero verde 800 034 294.

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