Economia e Lavoro

Ocse, i nuovi trend delle politiche fiscali post-covid

La pubblicazione “Tax Policy Reforms” dell’Ocse, giunta alla nona edizione, anche quest’anno ci fornisce un riepilogo dettagliato delle riforme fiscali attuate di recente in ben 90 Paesi. Il trend dominante che ne emerge indica come le politiche espansionistiche, che miravano a ridurre le imposte sulle imprese e sugli individui durante la pandemia e il successivo periodo di inflazione, mostrino ora segni di decelerazione e inversione. In pratica, le scelte dei governi sembrano guardare più agli effetti di lungo termine che non di breve termine come accade all’insorgere delle crisi. Si sta quindi assistendo a uno spostamento dell’attenzione politica verso la creazione di un assetto fiscale necessario per rispondere a shock futuri e sostenere le trasformazioni strutturali che le economie e le società stanno affrontando, tra cui la digitalizzazione, l’Ia, il cambiamento climatico e l’invecchiamento della popolazione.

Aliquote più alte sui profitti
Per rispondere a queste sfide si prediligono approcci più equilibrati che prevedono aumenti delle aliquote e iniziative di allargamento della base imponibile. Al riguardo, il più evidente si riscontra nella tassazione delle imprese la cui la tendenza a ridurre le aliquote sui profitti sembra essersi arrestata, tant’è che per la prima volta dal 2015 un numero maggiore di Paesi ha aumentato le aliquote nel 2023 piuttosto che diminuirle. Altri hanno invece preferito restringere la base imponibile lasciando però intatte le aliquote. A questo va poi aggiunta la Global minimum tax (Gmt), che stabilisce una soglia minima del 15% a livello mondiale per le aliquote effettive delle grandi imprese multinazionali. Ad aprile 2024, erano 60 i Paesi che stavano valutando o prendendo provvedimenti per la sua implementazione, mentre in 36 hanno scelto di applicarla già a partire dall’anno in corso o nel 2025.

Contributi pensionistici in percentuali maggiori per rispondere all’inverno demografico
Una seconda novità in stridente contrasto con il passato interessa i contributi previdenziali. L’attuale tendenza, infatti, ne prevede un brusco aumento per far fronte ai cambiamenti demografici, all’aumento dei costi sanitari e alle esigenze di protezione sociale che vi sono collegati. In particolare, la percentuale di popolazione di 65 anni e oltre nei Paesi Ocse è raddoppiata negli ultimi decenni e si prevede che aumenterà ulteriormente, insieme alle esigenze di spesa associate, ad esempio per l’assistenza a lungo termine.

L’Iva a misura di emissioni di CO2
Dopo le significative misure di sgravio dell’imposta sul valore aggiunto sui prodotti energetici per contrastarne l’aumento dei costi e dell’inflazione, il ritmo dei tagli all’Iva sta ora rallentando e alcuni Paesi stanno riducendo gli sgravi. Tuttavia, l’uso dell’Iva ridotta per promuovere economie a basse emissioni di carbonio, attraverso aliquote di favore per i veicoli elettrici e per i pannelli solari, è sempre più comune. Diversi Paesi hanno anche esteso gli incentivi fiscali per i veicoli elettrici al momento dell’acquisto. Contemporaneamente, alcuni Paesi hanno aumentato le tasse sulle emissioni di CO2 per sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. Va comunque segnalato che nonostante un fisco sempre più penalizzante per beni e attività inquinanti, secondo una ricerca dell’Ocse, nel 2021 il 58% di emissioni di gas serra nei 72 Paesi per i quali si calcolano i tassi effettivi di emissione di carbonio restavano ancora fuori dal campo fiscale.

Turismo e Fisco
Anche il turismo è oramai fonte privilegiata di entrate aggiuntive. In questo ambito sono quattro i Paesi che si sono distinti introducendo o aumentando tasse ad hoc. In testa la Grecia che ha annunciato il variare della tassa di soggiorno a seconda del tipo di alloggio e della stagione. Le Seychelles invece hanno introdotto una nuova tassa per i soli stabilimenti turistici. In entrambi i casi, l’extra gettito ha lo scopo di contribuire alla conservazione dell’ambiente. Cambiando scenario, in Francia l’aumentato della tassa di soggiorno nella capitale servirà per finanziare le infrastrutture di mobilità, mentre in Islanda il ripristino della tassa di soggiorno negli alberghi ha esclusive finalità di gettito.

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