Che cosa accadrebbe se l’imposta patrimoniale entrata in vigore in Spagna al termine del 2022 fosse applicata su scala globale? A questa domanda prova a rispondere il report “Taxing extreme wealth: What could gain from progressive wealth taxes” pubblicato recentemente dal Tax Justice Network. Secondo il documento firmato dai ricercatori Miroslav Palansky ed Alison Schultz seguire l’esempio spagnolo consentirebbe di raccogliere maggiori entrate per almeno 2,1 migliaia di miliardi di dollari all’anno su scala globale. Il report entra nel dettaglio e simula le entrate aggiuntive Paese per Paese.
Perché una nuova patrimoniale?
Secondo la simulazione condotta dallo studio l’introduzione di una patrimoniale sullo 0,5% più ricco della popolazione potrebbe consentire a ogni Paese, in media, di raccogliere circa il 7% aggiuntivo del budget di spesa. “I paesi – si legge nel report – hanno bisogno di fonti di entrate stabili e affidabili che non danneggino le loro economie e società. Un’imposta moderata e progressiva sulla ricchezza netta è uno strumento per generare queste entrate”.
La proposta di Palansky e Schultz
L’imposta si applicherebbe solo sullo 0,5% delle famiglie più ricche con aliquote comprese fra l’1,7% e il 3,5% e mutuate dal modello spagnolo. La coppia di ricercatori del Tax Justice Network stima che l’introduzione di un’imposta patrimoniale così delineata potrebbe portare a un incremento medio del 7,3% delle entrate fiscali a disposizione dei governi per un totale di 2,2 migliaia di miliardi di dollari Usa. Sulla base delle precedenti esperienze degli stati che hanno introdotto imposte patrimoniali analoghe, Palansky e Schultz ritengono che le entrate stimabili non varierebbero molto nemmeno ipotizzando “movimenti migratori” da parte dei contribuenti più ricchi, per attestarsi complessivamente a una cifra non inferiore a 2,1 migliaia di miliardi di dollari all’anno. Questo perché in linea di massima le precedenti riforme fiscali che hanno avuto come target i “super ricchi” non li hanno portati a trasferirsi in altri paesi. Per essere precisi, secondo il report targato Tax Justice Network, è stato solamente lo 0,01% delle famiglie più ricche a trasferirsi dopo che l’applicazione di riforme fiscali sul patrimonio in Norvegia, Svezia e Danimarca.
La simulazione Paese per Paese
Lo studio fa una stima puntuale, su 172 Paesi, delle entrate aggiuntive che si potrebbero ricavare con l’applicazione di una nuova patrimoniale ispirata al modello spagnolo. Si va dall’Afghanistan (con oltre 87 miloni di dollari di entrate aggiuntive) a Timor (quasi 55 milioni di extra gettito). Fra i “big”, la Cina potrebbe incamerare entrate aggiuntive per oltre 622 miliardi di dollari all’anno, il Giappone si attesterebbe a una quota superiore a 61 miliardi, mentre per gli Stati Uniti raggiungerebbero la cifra di oltre 681 miliardi annui. Le entrate aggiuntive stimate, è bene chiarirlo, non sarebbero in alcun modo sostitutive di precedenti tasse sul patrimonio.
Il caso Spagna: l’Imposta temporanea di solidarietà sulle grandi fortune
Il modello applicato da Palansky e Schultz parte dall’imposta patrimoniale introdotta in Spagna nel 2022, denominata “Imposta temporanea di solidarietà sulle grandi fortune”, che interessa le persone fisiche con un patrimonio netto superiore a tre milioni di euro. L’imposta trova applicazione in tutto il territorio spagnolo – a eccezione di alcuni regimi fiscali regionali in vigore nei Paesi Baschi e in Navarra – e prevede un’aliquota che va dall’1,7% per i patrimoni superiori ai 3 milioni di euro al 3,5% per quelli superiori ai 10 milioni di euro. “Si tratta di un modello – sostengono i ricercatori – che ha dimostrato di essere politicamente realizzabile”.
Fonte Agenzia delle Entrate
