di Flavio Bacchetta
Sale a 201 – secondo Gaza Media Office – il bilancio dei giornalisti assassinati dall’inizio dell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, dopo
la strage di due giorni fa al campo profughi di Nuseirat, provocata da un missile che ha centrato un furgone uccidendo i reporters della TV Al-Quds Today Fadi Hassouna, Ibrahim Al-Sheikh Ali, Mohammed Al-Ladah, Faisal Abu Al-Qumran e Ayman Al-Jadi. Come se non bastasse, nella stessa giornata sono stati ammazzati altri 14 civili, tra cui tre donne e due minori. Ieri altri 12 bambini, un orrore.
“Dacci oggi il nostro massacro quotidiano” potrebbe essere il motto di IDF (Israel Defense Forces, l’esercito israeliano) che non si limita a bombardare la popolazione civile – soprattutto donne e minori – ma fa strame anche di operatori sanitari, 500 i caduti a giugno, quando il totale dei palestinesi uccisi ammontava a 37.000. Adesso siamo quasi a 45.500. Sempre ieri, è stato di nuovo bombardato l’ospedale Kamal Adwan di Beit Lahiya: sono morti il pediatra Ahmad Samour, la tecnica di laboratorio Esraa Abu Zaidah, i paramedici Abdul Majid Al-Eish, Maher Al-Ajrami, e il responsabile della manutenzione. Ogni reparto è stato distrutto, i pazienti sfollati seminudi, portati via senza sapere la destinazione.
La CPJ (Committee to Protect Journalists) ha conteggiato “solo” 141 cronisti deceduti.
La discrepanza consiste nel fatto che Gaza Media abbia considerato anche reporter freelance non accreditati dagli organi ufficiali di stampa. Il loro sacrificio dovrebbe comunque essere riconosciuto. IDF ha ammesso la responsabilità del massacro di Al-Quds, asserendo che i 5 reporter uccisi facessero parte della Palestinian Islamic Jihad (PIJ) organizzazione che avrebbe partecipato ai massacri del 7 ottobre.
Tratto da articolo 21
