La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva intimato l’ultimatum – “scatenerò l’inferno” – se Hamas non avesse liberato tutti gli ostaggi israeliani. Ieri invece le sue dichiarazioni sul rilascio di altri tre prigionieri israeliani sono sembrate leggermente più morbide, che ha commento così sul suo social Truth: “la situazione è diversa dalla dichiarazione di Hamas di questa settimana, secondo cui non rilascerà alcun ostaggio… gli ostaggi sembrano essere in buone condizioni… e ora spetta a Israele decidere cosa fare sulla scadenza che avevo fissato per il rilascio di tutti gli ostaggi oggi, sabato 15 febbraio entro le ore 12:00 (le 18:00 in Italia). gli Stati Uniti sosterranno qualsiasi decisione prendano”.
Il rito di rilascio dei tre prigionieri dello stato ebraico è avvenuto a Khan Yunis, nel sud della Striscia, su un palcoscenico adornato con bandiere e vessilli di Hamas e della Jihad con alcuni slogan propagandistici tra i quali uno con la scritta “”No migration except to Jerusalem – Nessuna migrazione se non a Gerusalemme”, chiara provocazione al piano di Trump di evacuare tutti i palestinesi dall’enclave di Gaza.
I tre deportati israeliani, a prima vista in discrete condizioni fisiche, sono stati condotti dai guerriglieri di Hamas, armati e a volto coperto, ai mezzi della Croce Rossa Internazionale (CICR) per poi essere consegnati alle forze di difesa israeliane (Idf). Dopo circa 500 giorni hanno riabbracciato le loro famiglie.
In cambio della liberazione dei tre israeliani, lo Stato ebraico ha rilasciato 369 detenuti palestinesi e come ha fatto Hamas utilizzando una chiara provocazione: tutti indossavano una maglietta bianca con la stella di David e la scritta “We won’t forget nor forgive – Non dimenticheremo né perdoneremo”.
Intanto nella serata di sabato scorso 15 febbraio il Segretario di Stato americano Marco Rubio è arrivato in Israele per un incontro di due giorni. Sul tavolo verranno discussi i temi della minaccia iraniana e del cessate il fuoco in Libano, l’accordo sullo scambio dei prigionieri, anche in base all’intimazione definitiva e perentoria di Donald Trump, e del progetto della “deportazione” di tutti i palestinesi dalla striscia di Gaza. Nella giornata di lunedì dovrebbe concludere con alcuni incontri diplomatici in Arabia Saudita.
Nel frattempo a Londra hanno sfilato migliaia di sostenitori pro-Palestina con cartelli “Giù le mani da Gaza”, contro il programma del Tycoon di comprare e controllare la striscia di Gaza e sgomberare tutti i palestinesi residenti. Il corteo è partito da Whitehall, residenza del primo Ministro britannico, all’ambasciata americana.
An.Mald.
