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Leone XIV raccoglie l’eredità di Francesco

Pontefice il Cardinale Robert Francis Prevost, americano e uomo di mediazione tra conservatoti e innovatori

 

E’ stato accolto da un boato della folla – oltre centomila persone – radunata a San Pietro l’apertura della Loggia delle Benedizioni l’annuncio del nuovo, Papa Leone XIV: c’è stato quindi silenzio per ascoltare le parole del cardinale protodiacono Dominique Mamberti che ha pronunciato l’Habemnus Papam ed il nome del nuovo Pontefice, lo statunitense Robert Francis Prevost che è un americano e uomo della mediazione. Va detto che nella piazza davanti alla Basilica e lungo via della Conciliazione tanti applausi ma anche espressioni di perplessità sulla scelta dei cardinali.

Pochi minuti dopo le 18, prima la fumata bianca dal comignolo della Sistina e poi le campane di San Pietro, hanno segnato la scelta dei Cardinali che hanno trovato un accordo ed eletto il nuovo Pontefice. Campane a festa in tutta Roma. Poche decine di minuti dopo la fumata bianca la Banda della Guardia della Città del Vaticano e le Guardie Svizzere sono entrate nella piazza ed hanno preso posto sul Sagrato della Basilica di San Pietro, immediatamente dopo, come stabilito dalle Norme che regolano i rapporti tra Stato Italiano e Santa Sede, nella piazza hanno fatto il loro ingresso la Banda dei Carabinieri, i Granatieri di Sardegna, la Marina Militare e la Guardia di Finanza con alcuni plotoni di rappresentanza. Dalla Loggia delle benedizioni l’annuncio del nuovo Pontefice e la sua presentazione alla folla. Poi di fronte a migliaia di persone il nuovo Papa si è affacciato. L’elezione a Pontefice dello statunitense Robert Francis Prevost, che assume il nome di Leone XIV, rappresenta la prima volta di un Papa nordamericano. Prevost, 70 anni il prossimo 14 settembre, è originario di Chicago ed era finora prefetto del Dicastero per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina. E’ dell’Ordine degli agostiniani e ha avuto una lunga esperienza missionaria in Perù, dove è stato anche vescovo di Chiclayo.  Nella sua esperienza, come ha ricordato di recente il quotidiano americano New York Times, c’è una visione che scavalca le frontiere, dunque lontana da certi aspetti dell’attuale politica degli Stati Uniti del presidente Donald Trump. Ha servito per due decenni in Perù, dove è diventato vescovo e cittadino naturalizzato. Fino alla morte di papa Francesco, ha ricoperto uno degli incarichi più influenti in Vaticano, dirigendo l’ufficio che seleziona e gestisce i vescovi a livello globale. Secondo il New York Times, “il cardinale, membro dell’Ordine di Sant’Agostino, condivide con Francesco l’impegno verso i poveri e i migranti“. Spesso descritto come riservato e discreto, si distingue da Francesco nello stile. I suoi sostenitori sottolineano che con ogni probabilità continuerà la linea della sinodalità, delle consultazioni e dell’apertura voluta da Jorge Mario Bergoglio per coinvolgere i laici negli incontri con i vescovi. Meno netto il suo approccio nei confronti di cattolici gay, lesbiche, bisessuali e transgender. In un discorso rivolto ai vescovi nel 2012 lamentava che i media occidentali e la cultura popolare alimentassero “simpatia per credenze e pratiche in contrasto con il Vangelo”. Prevost citava in particolare “lo stile di vita omosessuale” e “le famiglie alternative composte da partner dello stesso sesso e dai loro figli adottivi”. Prevost è nato da una famiglia che ha anche origini italiane e francesi.  Mai come in questo 8 di maggio del 2025 la folla è arrivata così rapidamente e con imponenza nella piazza di San Pietro, in via della Conciliazione ed in tutte le strade limitrofe. Emozioni forti per romani, pellegrini e turisti immortalate dalle migliaia di giornalisti accreditati.

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