Esteri

Trump non vuole un’India più forte, ma subordinata agli USA

 

di Balthazar

Alla fine dell’anno scorso  in America si nutrivano grandi speranze sul fatto che Trump avrebbe messo mano ai rapporti indoamericani danneggiati, secondo alcuni suoi supporters dalla amministrazione Biden.

In effetti il Tycoon si era circondato da molti funzionari indofili , eppure, nonostante un incontro, tutto sommato dignitoso fra Trump e il presidente indiano Modi a febbraio, pare che Washington intenda non solo rafforzare i legami con Nuova Delhi, ma soprattutto riaffermare la propria egemonia sull’emergente colosso asiatico.

Il primo segnale è arrivato dopo che Trump ha minacciato  di imporre dazi del 100% sui Paesi del BRICS del quale l’India è uno dei pilastri, seguito dalla minaccia di revoca p delle sanzioni dell’India per il porto iraniano di Chabahar.

A maggio, Trump ha ripetutamente affermato di aver mediato per la risoluzione del conflitto indopakistano, affermazione smentita  da fonti ufficiali di Delhi.

Ma cosa sta realmente danneggiando i rapporti fra India e Stati Uniti? Numerosi osservatori hanno ipotizzato che Trump ha intenzione  di rimodellare l’Asia meridionale per ostacolare la rapida ascesa dell’India a Grande Potenza,  punendola per non essersi subordinata al ruolo di partner minore degli Stati Uniti.

Lo conferma la posizione del  Segretario americano al Commercio Howard Lutnick che nel suo intervento all’ottavo Forum sul partenariato strategico tra Stati Uniti e India, ha criticato duramente Delhi per il continuo acquisto di equipaggiamento militare russo e per essere rimasta membro dei BRICS.

Per quanto riguarda l’aspetto militare gli S-400 russi e i missili supersonici BrahMos, prodotti congiuntamente, hanno notevolmente aiutato l’India durante l’ultimo conflitto contro il Pakistan, mentre l’appartenenza ai BRICS contribuisce ad accelerare i processi di multipolarità finanziaria.

La verità è che l’India sta sviluppando più equipaggiamento di produzione interna, riequilibrando le importazioni militari russe a favore di quelle  occidentali.

Mentre per quanto riguarda i BRICS, nega  qualsiasi intenzione ostile di “de-dollarizzazione” anche se ribadisce la necessità di riequilibrare le proprie riserve valutarie.

Indipendentemente dal giudizio su queste politiche di Modi, esse rappresentano un diritto sovrano dell’India e nessuna delle due va oggettivamente contro gli interessi degli Stati Uniti.

Trump percepisce invece queste politiche in modo completamente diverso,

E’ evidente che un’India forte potrebbe rappresentare un contrappeso alla Cina, ma ciò richiede di dotarsi del miglior equipaggiamento difensivo possibile e di non essere soggetta ad alcun condizionamento finanziaria, da cui deriva l’importanza delle armi russe e la diversificazione delle sue riserve valutarie.

Trump invece, pur dichiarando  la necessità di un’India forte e prospera,  non vuole che sia  troppo forte, poiché ciò potrebbe accelerare l’attuale transizione globale verso il multipolarismo accelerando il declino degli Stati Uniti come potenza egemone unipolare.

Per cui, sulla base di questo orientamento è spiegabile ad esempio, la nuova indagine americana sul magnate indiano Gautam Adani , le cui attività conglomerate sono cruciali per la continua ascesa dell’India.

Pare che Trump 2.0 non si renda conto che se non avverrà un rapido miglioramento nelle relazioni politiche e commerciali fra i due Paesi, i rapporti di Modi con Cina e Russia potrebbero diventare più importanti che mai e l’Asia meridionale potrebbe effettivamente essere rimodellata, ma non nel modo che  attualmente prevede la Casa Bianca.

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