Esteri

L’allegra brigata che voleva governare l’America

 

di Michele Rutigliano

L’ascesa di Donald Trump alla Presidenza degli Stati Uniti è stata accompagnata da una narrativa di rottura, ribellione e rinnovamento. Attorno a lui si è formata una coalizione eterogenea e spesso stravagante, composta da imprenditori visionari, agitatori politici e outsider del sistema. Tra questi, Elon Musk e Steve Bannon si sono imposti come simboli contrapposti di un “nuovo” potere, uno improntato all’innovazione tecnologica e l’altro all’ideologia nazionalista più estrema.  Ma bastano pochi mesi di governo per rivelare ciò che molti osservatori già temevano: l’alleanza tra figure così inconciliabili era destinata a frantumarsi sotto il peso delle responsabilità concrete. Le prime fratture emergono con la proposta della legge di bilancio, che contrariamente alle promesse elettorali, non taglia in modo sostanziale i fondi destinati a sanità e previdenza sociale. Musk, che aveva sostenuto una linea di estremo rigore durante la campagna, si trova a mal digerire un provvedimento che mantiene in vita la spesa pubblica nei settori da lui ritenuti inefficienti. Dall’altro lato, Trump, incalzato da una base elettorale in larga parte composta da anziani e cittadini dipendenti da questi servizi, si trova costretto a un compromesso che sa di resa. È qui che l’ideologia impatta contro la realtà elettorale e demografica, innescando il conflitto.

Tra ego smisurati e insulti pubblici

L’incompatibilità tra Musk e Bannon, già evidente nei loro stili e obiettivi, esplode in pubblico con scambi di insulti degni di una faida personale più che di una squadra di governo. Musk definisce Bannon “un ritardato mentale”, ricevendo in risposta l’accusa di essere “un drogato”. Un teatrino indegno per figure di primo piano in una delle amministrazioni più potenti al mondo, che smaschera non solo l’impreparazione politica ma anche l’instabilità caratteriale di chi avrebbe dovuto guidare riforme epocali. Il vero problema, però, non sono le offese in sé, quanto ciò che esse rivelano: l’assenza di una visione comune, l’incapacità di mediare e la pericolosa tendenza all’egocentrismo. Il gruppo attorno a Trump, più che un team di governo, appare come un’arena di gladiatori pronti a tutto pur di prevalere l’uno sull’altro. In un sistema presidenziale come quello americano, dove il potere esecutivo richiede coesione, visione e disciplina, l’implosione era solo questione di tempo.

La resa alla realtà: Trump sotto assedio

Alla base della crisi della “brigata” trumpiana non c’è solo l’ego, ma una profonda incompatibilità tra populismo ideologico e i vincoli concreti del governo. La legge di bilancio, che avrebbe dovuto segnare l’inizio della rivoluzione promossa in campagna elettorale, si trasforma invece in un atto di conformismo. Le promesse di riduzione drastica della spesa pubblica, dell’intervento statale e delle imposte si infrangono contro i muri del Congresso, dei mercati e delle pressioni internazionali. Trump, che aveva costruito il proprio mito sulla capacità di “fare a modo suo”, si trova ora ingabbiato in una macchina statale molto più resistente alle spinte rivoluzionarie del previsto. La retorica populista mal si adatta a un sistema che, pur con tutte le sue contraddizioni, ha bisogno di stabilità più che di scossoni. E così, tra litigi interni, fughe di notizie e una stampa sempre più aggressiva, il Presidente comincia a perdere consenso, lasciando intravedere un futuro amministrativo molto più simile ai precedenti che a quello sognato dai suoi sostenitori più radicali. Il fallimento precoce dell’alleanza tra Trump, Musk e Bannon non è un semplice episodio di cattiva gestione: è il sintomo di un modello politico che non regge il confronto con la complessità del governo. Quando l’ideologia estremista si confronta con la realtà – sociale, economica e istituzionale – cede inevitabilmente. E la parabola di questa “allegra brigata” ne è l’esempio più lampante: non basta promettere il caos per cambiare un Paese. Servono visione, competenza e, soprattutto, equilibrio. Tre qualità che, finora, sembrano essere le grandi assenti alla Casa Bianca.

aggiornamento telenovelas Trump-Musck ore 14.31

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