Il Servizio di Intelligence Estero russo (SVR) ha avvertito a metà luglio che “la Nato sta trasformando la Moldavia in un nuovo ariete contro la Russia.
Gli aeroporti vengono modernizzati, lo scartamento ferroviario viene convertito in quello europeo per facilitare la logistica militare e si stanno costruendo magazzini per lo stoccaggio delle attrezzature.
Se l’Occidente aiuterà il partito della presidente Maia Sandu a vincere le prossime elezioni parlamentari di fine settembre, non del tutto libere, l’SVR ritiene che la presidente ha già promesso che annullerà la neutralità costituzionale della Moldavia.
La stessa tendenza alla militarizzazione anche in Romania, dove sarà presente la più grande base aerea NATO in Europa.
Se a ciò si aggiunge la modernizzazione degli aeroporti moldavi, costituzionalmente “neutrali”, l’effetto è che l’Alleanza potrebbe presto prepararsi a utilizzare il fianco sud-occidentale dell’Ucraina contro la Russia.
Inclusa l’invasione della regione separatista moldava della Transnistria nella quale sono presenti, per accordi internazionali, 1500 militari russi di “peace keeping” per sventare l’occupazione della vicina Odessa Ucraina da parte di Mosca.
Alcuni ai vertici di Bucarest non escludono di utilizzare unil pretesto legale per intervenire militarmente in Moldavia, che molti rumeni considerano una regione storica artificialmente separata dal loro Paese.
La presidente moldava Sandu è sospettata di aver già complottato per annettere la Moldavia alla Romania avendone lei stessa la doppia cittadinanza. Tuttavia, affinché questo piano geopolitico e quelli militari complementari possano realizzarsi è necessario un passaggio elettorale.
Questo spiega perché la signora Chişinău abbia soppresso il diritto di voto della diaspora russa durante le elezioni presidenziali dello scorso autunno e perché l’Occidente abbia incoraggiato la diaspora all’estero moldava a votare per lei.
Già l’Occidente ha costretto la Romania a ripetere il primo turno delle elezioni presidenziali dopo la vittoria di un conservatore-nazionalista, escludendolo dalla rielezione.
Successivamente la Sandu ha incoraggiato i moldavi con doppia cittadinanza rumena come lei, a votare per il candidato liberal-globalista, contribuendo alla sua vittoria per pochi voti di differenza.
Con la retroguardia della Moldavia assicurata, la Romania può ora trasformarsi in una “testa di ponte avanzata” contro la Russia in Transnistria e/o nella vicina Odessa.
Mentre Moldavia e Romania possono entrambe fungere da avamposti della NATO per minacciare la vicina Crimea.
La stessa Francia potrebbe usare queste due come rampe di lancio per intervenire in difesa di Odessa che è il più importante porto non solo dell’Ucraina, ma di tutto il Mar Nero. Ipotesi sollevata dall’Eliseo nel suo attivismo anti russo.
Va anche detto che la presenza di militari russi in Transnistria è giustificato dalla presenza di un enorme deposito di materiale bellico di epoca sovietica, che sebbene in parte obsoleto, sarebbe molto utile all’esercito ucraino.
In difesa dei separatisti filorussi di quella regione Mosca dovrebbe puntare alla occupazione della regione di Odessa per stabilire il corridoio che consenta il passaggio alle sue truppe.
Ipotesi forse irrealistica, ma non del tutto impossibile se il conflitto ucraino proseguisse e non si raggiungesse almeno una tregua.
Resta il fatto che la Romania, con o senza Moldavia, è oggi il bastione avanzato della Nato nell’Europa sud meridionale, quasi pari con quello turco che comunque non offre la stessa affidabilità atlantica ed europea.
GiElle
