La Forza interinale delle Nazioni Unite in Libano, United Nations Interim Force in in Lebanon (UNIFIL), di cui fanno parte i nostri militari, è considerata un cuscinetto essenziale di interposizione per la pace tra Israele, Libano e Hezbollah.
Ma, le pressioni israeliane, i dubbi degli Stati Uniti sui costi dell’UNIFIL e la fragile situazione politica del Libano, comportano il rischio che, anziché essere rinnovata il 31 agosto la missione possa essere interrotta.
Un ritiro brusco potrebbe creare un pericoloso vuoto di sicurezza lungo il confine tra Israele e Libano, con implicazioni più ampie per la stabilità in Medio Oriente..
Al centro della narrazione israeliana c’è l’ accusa che l’UNIFIL non sarebbe riuscita a scoprire la rete dei tunnel di Hezbollah nel Libano meridionale, ignorando che la stessa Intelligence israeliana non li ha individuati per oltre un decennio, nonostante attraversassero il territorio israeliano.
Nell’ambito degli accordi stipulati dopo la guerra del 2024, il Libano ha compiuto tentativi per contrastare il predominio militare di Hezbollah nella regione. Le Forze Armate Libanesi (LAF) hanno ampliato il loro dispiegamento nel sud, smantellato le fortificazioni di Hezbollah..
Nell’agosto 2025, il governo libanese ha incaricato le Forze Armate Libanesi di elaborare un piano nazionale per garantire il monopolio dello Stato sull’uso della forza armata, scatenando la forte resistenza di Hezbollah per una decisione che rimetterebbe in discussione lo status di forza armata del gruppo.
Il processo rimane quindi precario. Incidenti mortali, come l’esplosione che ha ucciso sei soldati delle LAF mentre prelevavano armi da un deposito di Hezbollah il 9 agosto, evidenziano quanto sia instabile lo sforzo di disarmo.
Eppure la presenza continuativa dell’UNIFIL è ancora più significativa come cuscinetto stabilizzante, nonostante le discussioni in corso alle Nazioni Unite. Dove il voto del Consiglio di Sicurezza previsto per lunedì è stato rinviato anche se il mandato della missione scada il 31 agosto.
Quattordici dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza concordano sulla necessità di rinnovare il mandato dell’UNIFIL, con l’unica opposizione USA.
La Francia che detiene attualmente il mandato dell’UNIFIL presso il Consiglio di Sicurezza, proposto una serie di opzioni che potrebbero essere gradite agli Stati Uniti.
Alcuni funzionari, come l’ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale in Siria Tom Barrack, riconoscono l’importanza dell’UNIFIL, ma gli Stati Uniti non hanno ancora accettato di votare per un rinnovo del mandato che si estenda oltre un anno.
Israele nei confronti di UNIFI mantiene una posizione di lunga data per delegittimare la missione.
Durante la guerra del 2024, le Forze di Difesa Israeliane hanno ostacolato i tentativi delle forze di peacekeeping di salvare i civili e hanno persino preso di mira le postazioni UNIFIL salvo successive, tardve e flebili scuse.
Nonostante il cessate il fuoco del 27 novembre, Israele occupa ancora posizioni all’interno del territorio libanese e anzi, le sta rafforzando in aperta violazione dell’accordo.
I persistenti sforzi di Israele per indebolire l’UNIFIL rientrano nella sua attuale dottrina di privilegiare le soluzioni militari rispetto alla diplomazia ai negoziati politici nel Libano meridionale.
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Utilizzando prevalentemente la forza contro Hezbollah, Israele ha generato ritorsioni. Queste esplosioni vengono poi usate da Israele come prova del fatto che è sotto costante minaccia e deve agire per autodifesa.
In questo modo, l’azione militare produce proprio l’instabilità che viene poi invocata per giustificare un’ulteriore escalation. È un circolo vizioso che emargina la diplomazia, privilegia l’azione militare e perpetua il conflitto.
In mezzo a queste manovre politiche l’UNIFIL rimane cruciale per la stabilità regionale. Smantellare ora la forza di peacekeeping significherebbe privare una delle ultime barriere stabilizzatrici in una regione sempre più fragile.
L’esercito libanese è debole, pertanto, un ritiro improvviso dell’UNIFIL creerebbe la possibilità di un’impennata delle attività di Hezbollah nel sud. Aumentando la possibilità di un altro conflitto diretto tra Hezbollah e Israele e di un’altra invasione israeliana del Libano meridionale.
Attualmente la consistenza massima annuale autorizzata dall’Italia per il contingente nazionale impiegato nella missione è di 1.256 militari, 374 mezzi terrestri e 6 mezzi aerei. In ambito nazionale l’operazione è denominata “Leonte”.
Il Generale di Brigata dell’Esercito Stefano MESSINA, dal 2 agosto 2024 è al comando del Settore Ovest di UNIFIL (United Nations Interim Force in in Lebanon) e della Joint Task Force italiana in Libano (JTF L-SW), principalmente composta da militari della Brigata “Sassari”.
Oltre all’Italia con il contingente più rilevante partecipano alla missiome Francia, Indonesia, Spagna, Ghana, India, Nepal, Armenia, Brunei, Estonia, Finlandia, Georgia, Irlanda, Malesia, Repubblica di Corea, Serbia, Slovenia, Tanzania, Brasile, Kazakistan, Macedonia del Nord, Lettonia, Malta, Moldavia, Polonia e Ungheria, con un numero complessivo di circa 10.000 soldati provenienti da oltre 40 nazioni diverse.
GiElle
