Economia e Lavoro

Infortuni sul lavoro, lo scenario non cambia. Le costruzioni restano la prima filiera di rischio 

di Wladymiro Wysocki (*)

E’ arrivato il nuovo comunicato INAIL dell’andamento degli incidenti e delle malattie professionali, che nel nostro Paese si sono verificati da inizio anno fino al 31 di luglio, in occasione di lavoro e in itinere.

Andiamo direttamente ai numeri.

Da inizio anno le denunce di infortunio registrate fino al 31 di luglio sono state 349.444 delle quali in itinere, con e senza mezzo di trasporto, 56.120.

Le denunce registrate con esito mortale sono state 607 delle quali ben 437 in occasione di lavoro.

Il settore delle costruzioni si conferma il triste primato registrando 21.921 casi di infortunio e 67 casi con esito mortale.

Il totale delle malattie professionali sono di ben 59.857 casi.

Di tutti i dati, sopra riportati, quelli che ci lasciano ancora disarmati sono quelli presenti nel settore giovanile.

Questi dati Inail, che rientrano nel settore specifico degli Open data, sono una fotografia amministrativa delle denunce che vengono raccolte tra malattie professionali e infortuni.

Dati che restano ancora in uno stato provvisorio in quanto necessitano ancora di un consolidamento e una definizione sia dal punto amministrativo che sanitario.

Grazie a questi periodici aggiornamenti, le istituzioni e tutti gli addetti ai lavori hanno uno strumento per mettere in campo tutti i necessari accorgimenti per correggere l’andamento e poter ottimizzare l’efficacia della prevenzione.

La formazione sicuramente è il campo nel quale ci muoviamo come strumenti di prevenzione, e questi dati sono molto utili per capire bene dove si è carenti e cosa dobbiamo fare per evitare e prevenire certe dinamiche.

Sicuramente questi aggiornamenti rappresentano un importante contributo alla sorveglianza, in tempo quasi reale, dell’andamento nazionale sul lavoro in materia di sicurezza.

Una riflessione, doverosa, la dobbiamo porre con particolare attenzione e rispetto.

Dietro a queste statistiche c’è sempre una persona, una famiglia, un amico, un parente, una intera comunità che soffre un dolore profondo.

Spesso incolmabile.

Ogni volta ci troviamo a commentare dati, statistiche, cronaca di una persona vittima del lavoro, ma le riflessioni, le sollecitazioni, le speranze restano sempre le medesima.

Urge un impegno condiviso di tutti: istituzioni, imprese, organi di vigilanza, tecnici della sicurezza fino ad ogni singolo lavoratore e lavoratrice.

La prevenzione è un lavoro collettivo e l’obiettivo, di zero morti e zero infortuni, è un lavoro corale che solamente unendo le forze possiamo raggiungere.

Ogni infortunio sul lavoro è una vita preservata, ogni malattia prevenuta è un futuro salvaguardato.

Facciamo di questi dati un tesoro importante per usarli come strumento di navigazione nel dramma nazionale e poter agire immediatamente.

Facciamo che il saluto del mattino o della sera di chi va a lavorare ai propri cari non sia l’ultimo atto, l’ultima istantanea della vita.

Abbiamo un dovere morale di intervenire ora, adesso, subito!

È bene ricordarci qualche passo della nostra amata Costituzione Italiana, ricordo l’articolo 1 che recita “l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.”

Ricordo l’articolo 2, “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.

L’articolo 35, “la Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni”.

È bene avere sempre a mente quanto la nostra carta costituzionale recita, è bene ricordarlo ai titolari di aziende, alle istituzioni forse troppo intermittenti in questi argomenti che meritano un interesse e una attenzione elevata costante, agli addetti ai lavori ma è bene tenerlo presente e divulgarlo nelle scuole.

La scuola è la palestra dove lo studente e la studentessa di oggi si prepara per il lavoro del domani.

Teniamo alta l’attenzione a questi drammi nazionali, che ogni giorno ci mettono di fronte all’immensa fragilità e carenza della prevenzione.

Il lavoro, in tute le sue forme, deve essere una priorità delle istituzioni tutte per garantire la giusta dignità alla persona nel riconoscimento dell’idonea retribuzione, come la Costituzione recita all’articolo 36, così alla garanzia del benessere lavorativo.

Il lavoro è lo strumento attraverso il quale si possono realizzare sogni, speranze, garantire un futuro ai nostri figli e dare sostentamento ed esistenza alla famiglia.

Il lavoro, non può e non deve avere come prezzo alla realizzazione di tutto questo la vita.

 

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

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