“Con la Repubblica e la sua Costituzione si è inteso attuare una visione che affida responsabilità alla Pubblica amministrazione, nel momento in cui riconosce ai suoi operatori autonomia, chiedendo che la loro funzione venga esercitata con imparzialità. La visione che i Costituenti tradussero in norme nasceva dal rifiuto di consentire che l’apparato pubblico fosse adoperato, come, durante la dittatura fascista, alterando l’equilibrio dei poteri pubblici, per la soppressione dei diritti di libertà dei cittadini”.
Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrando al Quirinale i Prefetti e i Consiglieri di nuova nomina del Ministero dell’Interno.
Ma ecco il testo integrale dell’intervento del Capo dello Stato: “L’alta formazione della dirigenza amministrativa rappresenta un obiettivo irrinunziabile per qualunque Paese che intenda disporre di apparati pubblici capaci di interpretare e governare il cambiamento, senza limitarsi a subirne gli effetti.
Viviamo un passaggio di particolare complessità in cui l’irrompere dell’Intelligenza Artificiale anche nella Pubblica Amministrazione richiede competenze nuove per dirigere, con saggezza, questa fase trasformativa. Fase che esige un salto di qualità non alla portata immediata di qualsiasi cittadino, e dunque con il rischio di esclusioni inedite.
Il compito cui siete chiamati presenta una prospettiva ben lontana dall’immotivato stereotipo che vorrebbe una burocrazia sfibrata, consumata nella ripetizione di riti conformistici, preoccupata di non esporre a rischi la propria posizione personale.
Con la Repubblica – e con la sua Costituzione – si è inteso attuare una visione che affida responsabilità alla Pubblica Amministrazione, nel momento in cui riconosce ai suoi operatori autonomia, chiedendo che la loro funzione venga esercitata con imparzialità.
La visione che i Costituenti tradussero in norme nasceva dal rifiuto di consentire che l’apparato pubblico fosse adoperato, come, durante la dittatura fascista, alterando l’equilibrio tra i poteri pubblici, per la soppressione dei diritti di libertà dei cittadini.
Un altro elemento di rottura, rispetto al modello di una amministrazione assoggettata al Governo anziché al servizio dei cittadini, risiede nella riserva di legge per l’organizzazione dei pubblici uffici, demandata, in precedenza, al Governo.
La Costituzione assegna al Parlamento il compito di dettare norme al fine di assicurare imparzialità e buon andamento. I pubblici funzionari sono stati, in tal modo, posti sotto la tutela della legge nello svolgimento della loro funzione.
È questo il significato di quanto disposto dall’art. 98 della nostra Costituzione: “i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione”.
Il Ministro Piantedosi ha evocato la funzione dei Prefetti come “operatori della Costituzione”, incaricati di far vivere i suoi valori nella società.
Ecco perché la sensibilità etica e istituzionale, richiesta alle funzioni prefettizie, è di grande, particolare rilievo.
I suoi funzionari possono attingere a una tradizione amministrativa antica, propria ai Corpi dello Stato che hanno accompagnato tutto il processo della unità d’Italia.
La terzietà dell’ufficio prefettizio esalta la funzione di dialogo e di raccordo con le articolazioni della comunità in cui si trova a operare.
Gli Uffici Territoriali di Governo si configurano, sempre più, per il ruolo di prossimità che svolgono nei confronti dei cittadini, a partire dalla garanzia offerta dalla cornice di sicurezza per la serenità della vita delle comunità, dalla attenzione alle situazioni di disagio sociale, testimonianza tangibile della vicinanza delle istituzioni.
La previsione operata dall’art. 114 della Costituzione, pone in evidenza il ruolo di dialogo con il sistema delle autonomie locali.
Sono tutti ambiti di impegno di grande rilievo per le professionalità e per le competenze presenti presso le Prefetture, che le rendono laboratori dinamici.
Ne sono utili esperienze, gli Osservatori regionali sulle periferie – istituiti presso le Prefetture dei capoluoghi di regione – focalizzati sulle iniziative di contrasto a disagio e marginalità, come pure la Cabina di coordinamento per sostenere gli enti territoriali nell’attuazione dei programmi e degli interventi previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Vale per dossier critici, come quelli relativi alla sicurezza sul lavoro e al contrasto allo sfruttamento del lavoro, al sistema di accoglienza dei migranti e alla gestione delle situazioni di protezione internazionale; derivanti, queste ultime, dal crescente rilievo che sulla vita delle comunità e dei singoli cittadini assumono le questioni globali.
L’incontro di oggi si svolge nel Salone – come tutti sapete – dei Corazzieri, la sala più ampia e tra le più solenni del complesso di edifici che ospita gli uffici della Presidenza della Repubblica.
I cicli di affreschi che arricchiscono le pareti di questa sala evocano due dimensioni che caratterizzano anche, in realtà, il campo d’azione degli Uffici Territoriali di Governo.
Vi sono gli stemmi delle principali città italiane: la teoria dei nostri Comuni – così ricchi delle proprie specificità – rappresenta la trama territoriale di un Paese che vi ha saputo costruire l’unità del suo popolo. Si tratta della dimensione tradizionale, direi quella “classica”, della vocazione della funzione prefettizia: il legame con il territorio e con il sistema delle autonomie.
Nella parte superiore, il bel ciclo di affreschi seicenteschi – che raffigura alcune ambascerie giunte a Roma da lontani Paesi e Continenti durante il pontificato di Paolo V – ne suggerisce anche una seconda, quanto mai attuale, come ben sanno i Prefetti qui presenti.
Suggerisce l’irrompere di questioni nuove e sovente ignote nella vita delle comunità. Si tratta delle questioni globali, divenute attuali – e talvolta emergenze – con la crescente stretta connessione tra tutte le parti del mondo, con le conseguenze del cambiamento climatico, con le tensioni geopolitiche e i conflitti drammatici che si riverberano nei territori di Paesi vicini.
Agire con prontezza e perspicacia negli ambiti di competenza richiede oggi, agli uffici delle Prefetture, non soltanto l’attenta conoscenza delle dinamiche dei territori, ma anche una capacità di analisi più ampia, che consenta di cogliere e tenere in considerazione sensibilità e situazioni ingenerate da crisi che agitano la scena mondiale”.
