Economia e Lavoro

Manovra, Confcommercio torna a chiedere la detassazione degli aumenti contrattuali”. Condivisione anche dalla Uil e la Cgil torna all’attacco

 

Confcommercio torna con decisione sul tema della detassazione contrattuale. “La richiesta di detassare gli aumenti contrattuali, estendendo il meccanismo anche ai contratti rinnovati nel 2024 e applicandolo solo ai contratti comparativamente più rappresentativi, aveva e ha un obiettivo di interesse generale: rafforzare i redditi dei lavoratori e sostenere i consumi delle famiglie che, nonostante alcuni segnali di risveglio, restano il ‘tallone d’Achille’ dell’economia”. “Confcommercio, quindi, ribadisce con forza la necessità di non escludere questa misura dalla legge di bilancio, anche e soprattutto perché le risorse necessarie per attuarla sono esigue, e confida che attraverso il dibattito parlamentare si possa finalmente introdurre questo meccanismo che sosterrebbe i consumi e rafforzerebbe il percorso di crescita”. In sintonia con la Confcommercio anche la Uil, con il suo segretario Bombardieri:  “Il rinnovo dei contratti è per noi una priorità, perché è lo strumento per salvaguardare il potere d’acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori. Ecco perché ci siamo battuti per la detassazione degli aumenti contrattuali e abbiamo ottenuto questo risultato per oltre 4 milioni di lavoratori.Abbiamo raggiunto l’obiettivo della detassazione anche grazie al sostegno di tutte le nostre iscritte e di tutti i nostri iscritti e, proprio per questo motivo, lo vogliamo giustamente valorizzare. Certo – ha precisato Bombardieri – la nostra battaglia continua, a cominciare dalla richiesta sia di innalzare il tetto da 28mila a 35mila euro sia di estendere gli effetti del provvedimento ai contratti firmati nel 2024 e con ratei che maturano nei prossimi anni. La nostra azione sindacale proseguirà anche su fisco, sanità, welfare e previdenza: su questi capitoli la manovra è del tutto insufficiente. Non ci fermeremo – ha sottolineato Bombardieri – fino a quando non avremo ottenuto risultati che tutelino le lavoratrici e i lavoratori del nostro Paese: la nostra stagione congressuale, appena iniziata, sarà l’occasione per affrontare questo impegno, tutti insieme”.  Poi la Cgil, che invece torna a criticare aspramente la Legge di bilancio.

Manovra: Cgil, Governo aggrava impianto, il più antipopolare degli ultimi anni

 

“L’emendamento presentato dal Governo e quelli proposti dalla maggioranza aggravano l’impianto della manovra più antipopolare degli ultimi anni: tutela dei profitti, soldi a pioggia alle imprese e brutale penalizzazione di lavoratori, pensionati e consumatori”. Per la Confederazione “il Governo non solo non sta dando alcuna risposta alle richieste avanzate dal mondo del lavoro (restituzione e neutralizzazione del drenaggio fiscale, sostegno a salari e pensioni, blocco dell’innalzamento dell’età pensionabile e maggiore flessibilità in uscita, investimenti adeguati nella sanità, nell’istruzione, nella non autosufficienza, nelle politiche per la casa, nel trasporto pubblico, che vengono invece colpiti da definanziamenti e tagli pesantissimi), ma sta peggiorando una Manovra, che – tra l’altro – non avrà alcun impatto sull’economia reale”. “Si saccheggiano ingenti risorse da Pnrr e Fondi di Sviluppo e Coesione, distraendole dalla loro finalità di riduzione dei divari territoriali e delle diseguaglianze sociali, per coprire – prosegue la Cgil – spese già effettuate e destinarle alle imprese, senza condizionalità ambientali e occupazionali; si aumenta in maniera abnorme l’età pensionabile, portandola di fatto a 44 anni e 2 mesi di contributi nel 2035, e – per chi ha riscattato o riscatterà gli anni di studio – addirittura a 46 anni e 9 mesi; si rinuncia a ridurre il tax gap, uno degli obiettivi più ambiziosi del Pnrr; si colpiscono solo apparentemente le assicurazioni, che si rivarranno su assicurati e lavoratori del settore; si tassano le spedizioni dei pacchi di valore inferiore a 150 euro, penalizzando i piccoli consumatori. È davvero difficile trovare, negli ultimi anni, una manovra più ingiusta e più antipopolare di quella che arriverà al voto definitivo delle Camere”. Secondo la Cgil “non è sottraendo risorse a lavoratori e pensionati per tutelare i profitti e per distribuire soldi a pioggia alle imprese, che si rimedia alla dinamica anemica del Pil e si inverte la desertificazione produttiva in corso. È la stessa ricetta applicata da quando la presidente del Consiglio si è insediata a Palazzo Chigi: una ricetta che aggrava anziché curare la malattia del calo della produzione industriale (32 mesi degli ultimi 36) e della crescita dello ‘zero virgola’ (che ci collocherà nel prossimo biennio all’ultimo posto in Europa)”. “Servono investimenti e una vera politica industriale, il rilancio della domanda interna, il rafforzamento di un welfare ormai sempre meno pubblico e universalistico. Le risorse per fare tutto questo vanno prese dove sono: da profitti, extra – profitti, grandi ricchezze (anche chiedendo un contributo di solidarietà all’1% più ricco della popolazione), combattendo sul serio l’evasione fiscale che ha nuovamente superato i 100 miliardi. L’Esecutivo sta facendo il contrario: colpisce le fasce popolari per avvantaggiare chi sta meglio. Una linea di politica economica che – conclude la Cgil – non danneggia solo le persone che rappresentiamo, ma tutto il Paese”.

Red

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