La guerra di Putin

Trump punta a un accordo di pace entro giugno e contemporaneamente alle elezioni in Ucraina

di Giuliano Longo

Gli Stati Uniti sperano di raggiungere un accordo per porre fine alla guerra in Ucraina entro l’inizio dell’estate. Lo ha dichiarato venerdì Volodymyr Zelenskyy durante una conversazione con i giornalisti.

Secondo il presidente ucraino  Washington ha fissato una data obiettivo per Kiev e Mosca entro giugno, e intende fare pressione sulle parti affinché rispettino questa scadenza. “Gli americani propongono di porre fine alla guerra entro l’inizio dell’estate. Dicono di voler concludere tutto entro giugno e di avere un calendario chiaro per tutti gli eventi”, ha detto Zelensky.

Alla domanda se ciò significasse che gli americani avrebbero potuto ritirarsi dal processo negoziale se la pace non fosse stata raggiunta, il presidente ha risposto di non aver ricevuto tali messaggi dal team negoziale, ma ha annunciato che il prossimo round trliateral di negoziati potrebbe anche tenersi a Miami.

Ha osservato che la Mosca  chiede agli Stati Uniti il riconoscimento della  Crimea come territorio russo,, ma che l’Ucraina non sosterrà tali accordi. “Credo che la Russia stia molto probabilmente inviando un segnale all’America: riconoscere la Crimea”, ha detto. “Stiamo semplicemente dicendo che se qualcuno vuole risolvere per noi questioni che contraddicono la Costituzione dell’Ucraina o la legislazione ucraina, allora l’Ucraina non sosterrà tali accordi”, ha affermato.

Colpisce invece la novità delle sue dichiarazioni quando afferma che l’Europa non parteciperà al monitoraggio del cessate il fuoco, ma che sarà effettuato da Stati Uniti, Ucraina e Russia e che forze armate dei due Paesi hanno già concordato i dettagli tecnici di questo monitoraggio, mentre la “coalizione dei volenterosi” potrebbero essere invitata come osservatore.

Zelensky ha anche annunciato che Russia e Stati Uniti potrebbero firmare un accordo commerciale da 12.000 miliardi di dollari, citando dati della sua intelligence, attuando quel il “pacchetto Dmitriev”, che mira a rafforzare la cooperazione economica USA-Russia.

Per quanto riguarda i territori contesi ha ribadito che “la Russia vuole che lasciamo il Donbass, ma abbiamo detto che la posizione di cessate il fuoco più affidabile è ‘restiamo dove siamo’. Gli americani stanno proponendo quello che considerano un compromesso. E abbiamo registrato che le parti hanno  anchediscusso di questo argomento“, ha detto Zelenskyy.

L’agenzia Reuters cita invece un’altra versione fornita da autorevoli, ma anonime fonti secondo la quale Stati Uniti e Ucraina avrebbero anche discusso a un referendum dagli elettori ucraini, che contemporaneamente voterebbero alle elezioni nazionali.

 

Tanta fretta di chiudere la partita ucraina sarebbe anche motivata dal fatto  che probabilmente  Trump si concentrerà maggiormente sugli affari interni con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine del Congresso di novembre, il che significa che i massimi funzionari statunitensi avranno meno tempo e capitale politico da dedicare alla conclusione di un accordo di pace.

 

La  possibilità che le elezioni nazionali e il referendum si svolgano addirittura a maggio appare piuttosto irrealistica ai dirigenti ucraini perché ci vorrebbero pochi mesi per organizzarle e sarebbero anche molto costose per  le dissestate casse di via Bankova, sede del Governo.

 

Un funzionario ucraino ha affermato alla Reuters  che Zelenskiy sarebbe aperto all’idea di indire elezioni nel prossimo futuro, un’idea che è emersa ripetutamente come richiesta degli Stati Uniti da quando Trump è entrato in carica nel gennaio 2025, ma che comunque il più grande ostacolo a una pace a breve termine  è la mancanza di chiarezza sul destino della regione orientale del Donbass.

 

Dove la  Russia attualmente controlla il 95% dell’Oblast di Luhansk, e l’80% dell’Oblast di Donetsk e complessivamente controlla i tre quarti (circa il 75-80%) di tutto il bacino industriale del Donbass, ovviamente oltre al controllo totale della Crimea dal 2014.

Anche il destino della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa, situata in territorio occupato dalla Russia, si è rivelato un punto dolente.

 

Una fonte ha osservato che la Russia ha respinto una proposta statunitense secondo cui Washington avrebbe controllato la centrale e ne avrebbe distribuito l’energia sia alla Russia che all’Ucraina, ma Mosca insiste invece nel voler controllare la centrale, offrendo al contempo all’Ucraina energia a basso costo, una proposta che Kiev ritiene inaccettabile.

 

Ma anche se  queste questioni venissero risolte, gli elettori ucraini potrebbero ancora respingere qualsiasi concessione territoriale sottoposta a referendum.

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Sebbene i sondaggi mostrino che la maggioranza degli ucraini è contraria alle concessioni territoriali, il il 40% degli elettori ucraini sarebbe anche disponibile a cedere quei territori.

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