di Andrea Capello (*)
Il conflitto fra Israele, Stati Uniti e Iran si sta trasformando sempre di più nella guerra del gas e del petrolio. Una deriva che rischia di mettere a rischio l’intera economia mondiale in una continua escalation partita dal blocco dello Stretto di Hormuz fino all’ultimo attacco effettuato dalle forze armate israeliane, con il via libera degli Usa, sul maxi-giacimento di gas iraniano di South Pars, cruciale per l’approvvigionamento energetico del Paese. La reazione di Teheran non si è fatta attendere. Dopo aver annunciato la ritorsione e invitato ad evacuare i principali impianti petroliferi in Arabia Saudita, Emirati e Qatar, le forze armate iraniane hanno lanciato un raid nella zona di Ras Laffan in Qatar, sede del più grande impianto di produzione di Gnl al mondo. L’attacco – ha reso noto l’azienda QatarEnergy – ha causato incendi e “ingenti danni”. Una botta e risposta che rappresenta un nuovo allargamento del fronte dell’emergenza energetica, oltre al collo di bottiglia in cui ormai si è trasformato lo Stretto di Hormuz. A tal proposito Donald Trump ha lanciato l’ipotesi di “far assumere la responsabilità” della sicurezza nel braccio di mare “ai paesi che lo utilizzano”. Una dichiarazione tattica per ‘pungere’ gli Alleati occidentali sempre restii ad immischiarsi nella questione. Il presidente americano e la decisione di attaccare l’Iran sono stati al centro dell’audizione di Tulsi Gabbard davanti alla commissione Intelligence del Senato. La direttrice della National Intelligence nella sua dichiarazione scritta ha affermato che l’Iran non ha tentato di ripristinare le attività di arricchimento dell’uranio dopo che le sue capacità erano state distrutte nell’attacco congiunto Usa-Israele del giugno 2025. Nella sua dichiarazione verbale introduttiva, Gabbard si è però discostata dalle sue stesse osservazioni scritte, affermando che Teheran stava “cercando di riprendersi” dai “gravi danni” causati da quell’operazione. Sempre sulla guerra in corso si è espresso anche il vicepresidente JD Vance garantendo che il presidente Trump “non ha alcun interesse a trascinarci in quel genere di pantani a lungo termine che abbiamo visto negli anni passati”. Sul fronte degli attacchi ai vertici iraniani, Israele ha fatto registrare un altro successo. Dopo l’uccisione di Ali Larijani, ritenuto da molti il vero capo dell’Iran dopo la morte di Ali Khamenei, le forze armate dello Stato ebraico hanno ucciso in un raid mirato Esmail Khatib, ministro dell’Intelligence iraniana. A rappresentare la rabbia di Teheran per quanto accaduto è giunto un messaggio di Mojtaba Khamenei, la nuova Guida Suprema che non si è ancora mostrata in pubblico. “Ogni goccia di sangue ha un prezzo che i criminali assassini dei martiri dovranno presto pagare”, ha dichiarato. Dall’Iran infine è giunta anche la notizia della morte di un cittadino svedese. L’uomo, che si trovava in carcere, è stato giustiziato con l’accusa di essere una spia del Mossad al quale, secondo Teheran, aveva fornito “informazioni e immagini su luoghi sensibili”.
(*) La Presse
