Esteri

Israele sposta la guerra in Cisgiordania: dieci morti a Jenin e quasi novecento i posti di blocco

Nonostante la tregua in corso nella Striscia, le forze di occupazione israeliane questa mattina, hanno sparato contro la spiaggia di Gaza City. A riferirlo è l’agenzia palestinese Wafa, affermando che tre proiettili, provenivano dalle navi israeliane stanziate davanti alle coste. Wafa fa sapere che le forze israeliane continuano a violare l’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore domenica scorsa, prendendo di mira direttamente i civili. Intanto a Jenin, in Cisgiordania, sale a dieci il numero delle vittime palestinesi dovuto a un raid dell’esercito israeliano. Un portavoce dell’Autorità Palestinese (AP) ha dichiarato che i soldati “aprono il fuoco sui civili e sulle forze di sicurezza”. L’operazione in corso in queste ore, è stata soprannominata da Israele ‘Muro di ferro’. Inoltre, in tutta la regione, l’esercito israeliano ha aumentato notevolmente il numero dei posti di blocco, arrivato a 898, causando lunghe code con centinaia di veicoli in fila, in attesa di essere autorizzati a passare. Ad essere bloccati sono anche i mezzi di soccorso come le autoambulanze dirette agli ospedali.

 

 

Zelensky a Davos: se Trump mi molla all’Ucraina ci dovete pensare voi europei

 

Di Giuliano Longo

Voglio parlare con voi del futuro dell’Europa, che in fondo significa il futuro della maggior parte delle persone qui presenti”, così ha esordito Volodymyr Zelensky invitato al Forum di Davos il Gotha dei potenti della finanza, della politica e dell’economia che si riuniscono per discutere le sorti del Mondo

In verità quello che premeva questa volta in qiella eccelsa sede erano soprattutto le sorti dell’Europa che, dopo la raffica dei primi decreti di Trump, si attende la batosta dei dazi statunitensi alle sue merci.

Volodia, che sta perdendo la guerra con la Russia, ha pensato bene di ri-orientare le sue aspettative, non più verso gli Stati Uniti ormai orfano dell’amico Biden, consapevole che il nuovo presidente ha altre idee in testa per il futuro del conflitto e dell’Ucraina, ma verso la cara, vecchia e democratica Europa.

Così lamenta che “In questo momento, tutti gli occhi sono puntati su Washington. Ma chi sta guardando l’Europa in questo momento? Questa è la domanda chiave per l’Europa”. Appunto, in teoria dovrebbe badarvi l’Europa stessa che per ora balbetta come Ursula von der Leyen per la quale, tutto sommato, bisogna cominciare a dialogare con il nuovo inquilino della casa bianca.

Idea in verità non molto originale se addirittura Giorgia Meloni, unica leader europea presente alle celebrazioni della vittoria trumpiana, si vanta di poter esse un tramite europeo con il Tycoon al quale è molto simpatica. Magari surclassando alcuni “piccoli” Paesi del Continente come Germania e Francia che patiscono pure crisi politiche, ma che non lasceranno certo a Roma e a Ursula la partita decisiva con The Donald.

Ma a Volodia e lo spettro di una pax trumpiana concordata in esclusva fra il nuovo presidente degli States e Putin. Astutamente Zelensky, da grande europeista, mette il dito sulla piaga e chiede “la maggior parte del mondo sta pensando: cosa succederà al loro rapporto con l’America? Cosa succederà alle alleanze? Al sostegno? Al commercio? Come pensa il Presidente Trump di porre fine alle guerre? Ma nessuno si pone questo tipo di domande sull’Europa”.

Aggiungendo sconsolatamente che “Washington non crede che l’Europa possa portare loro qualcosa di veramente sostanziale”. Detto questo i successivi quesiti sono puramente retorici perché la risposta è NO “Il Presidente Trump si accorgerà dell’Europa? Ritiene che la NATO sia necessaria? E rispetterà le istituzioni dell’UE?”

Insomma se per Kiev il carro americano traballa tanto vale aggrapparsi a predellino di quello europeo, per cui ammonisce che “l’Europa non può permettersi di essere in seconda o terza fila rispetto ai suoi alleati. Se ciò accade, il mondo inizierà ad andare avanti senza l’Europa, e questo è un mondo che non sarà comodo o vantaggioso per tutti gli europei”.

Poi dagli ammonimenti passa alle minacce “Non dimentichiamo che non c’è un oceano che separa i Paesi europei dalla Russia. E i leader europei dovrebbero ricordarsi di questo: le battaglie che coinvolgono i soldati nordcoreani stanno avvenendo in luoghi geograficamente più vicini a Davos che a Pyongyang”.

E ancora dalle profezie passa ai timori, ovviamente giustificati “anche se il potenziale economico complessivo della Russia è molto inferiore a quello dell’Europa, produce molte volte più munizioni e attrezzature militari di tutta l’Europa messa insieme. Questo è esattamente il percorso di guerre che Mosca sceglie di intraprendere”.

Quindi “Queste minacce possono essere contrastate solo insieme. Anche per quanto riguarda le dimensioni dell’esercito. La Russia può schierare circa 1,3, forse 1,5 milioni di soldati. Noi abbiamo più di 800.000 militari. Al secondo posto dopo di noi c’è la Francia, con oltre 200.000 uomini. Poi la Germania, l’Italia e il Regno Unito. Tutti gli altri hanno meno”.

Che l’Ucraina su una popolazione ridotta a 25 milioni di abitanti dopo l’emigrazione dei suoi cittadini, abbia 800mila soldati al fronte è sicuramente una rivelazione che non giustificherebbe la decisione approvata dalla Rada di Kiev di abbassare ai 18 anni l’età della leva.

Utile comunque a dimostrare che l’unico esercito in grado di difendere tutta l’Europa dagli artigli dell’orso russo è proprio il suo, facendo finta di non sapere che senza il sostegno militare e finanziario dell’Occidente, probabilmente la sua armata si sfalderebbe nonostante il coraggio con il quale sino ad oggi ha affrontato Mosca.

Dopo aver allagato gli orizzonti internazionali affermando che “l’Europa, insieme all’America, dovrebbe porre fine alla minaccia iraniana” soprattutto il recete “accordo strategico” fra Mosca e Teheran e gettato un occhio distratto alle ottime relazioni fra Cina e Russia, arriva al punto “tutti i Paesi europei devono essere disposti a spendere per la sicurezza quanto è veramente necessario, non solo quanto si sono abituati a spendere in anni di negligenza. Se è necessario il 5% del PIL per coprire la difesa, allora che sia il 5%”che è poi l’idea del baldanzoso segretario della NATO Rutte e, più o meno, il desiderio di Trump.

Ne poteva mancare alla sua perorazione il riferimento ai profitti delle aziende europee (soprattutto militari) installa in Ucraina (ovviamente). Ma non gli basta e   ingiunge “dobbiamo assicurarci che nessun Paese europeo dipenda da un unico fornitore di energia, soprattutto non dalla Russia. In questo momento, le cose sono dalla nostra parte: il Presidente Trump esporterà più energia”con una evidente leccata a quelle che sono le intenzioni dichiarate di Trump a cui non frega niente se il suo gas liquefatto ci costa quasi il doppio rispetto a quello russo e di altri Paesi produttori.

Ecco allora che per Volodymir il gioco è fatto: investite di più sul buco nero ucraino, aumentate le spese militari e mandateci una forza di interposizione di 200mila europei, come ha già detto altre volte, e se non vinciamo con Putin almeno non perdiamo. E tutti vissero felici e contenti.

Ovviamente Volodia è già convinto che i 500 o per altre stime, i 1000 miliardi che dovranno venire investiti per la ricostruzione del suo Paese (o di quello che ne resterà) ricadranno esclusivamente sul groppone europeo.

Ceertamente in difesa della ipotetica Democrazia ucraina, anche se fra le righe non solo teme che l’Europa venga esclusa dalle future trattative di Trump, ma soprattutto che venga escluso proprio lui. Che sarebbe la fine della sua carriera prima teatrale e oggi politica.

Vanno quindi comprese le sollecitazioni più all’Europa che alla NATO cui appartengono almeno un paio di Paesi europei a Lui ostili, per un impegno diretto, meglio ancora con i suoi soldati in campo, magari non come forza di pace a seguito di trattative, ma addirittura subito per fermare l’avanzata russa.

A ben vedere Lui in fondo ha ragione. Dopo il colpo di stato di piazza Maidan gli USA e il Regno Unito seguiti a ruota dall’Europa lo hanno spinto a rifiutare il compromesso di Minsk facendogli credere che con il loro aiuto avrebbe vinto la guerra. Ma vista la precaria condizione del fronte e i capricci di Trump , ora il conto lo dovete pagare voi europei. Ne va della vostra democrazia minacciata dalla prossima invasione russa cui credono solo i Paesi Baltici e forse la Polonia.

Quanto al suo piano di pace, qualche mese fa contrabbandato come”piano della vittoria”, l’unica cosa che sa dire è che non cederà mai a Putin i territori ucraini che ha occupato. A caro prezzo di sangue per il suo popolo e a suon di miliardi per l’Europa.

Poi, tanto per abbassare il livello del discorso, che l’Italia e il suo parlamento approvino ,in modalità di partisan, di continuare gli aiuti militari a Kiev (mai pubblicamente rivelati nella loro entità), permettetici di dire : è del tutto irrilevante. I giochi, quelli veri si fanno altrove.

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