Medicina

Salute: integratori per dormire, l’analisi dell’esperto

Quando il sonno tarda ad arrivare, molti cercano una scorciatoia tra melatonina, valeriana e passiflora. Ma non tutti gli integratori sono uguali o hanno la stessa efficacia. “Per i disturbi lievi del sonno alcune sostanze naturali possono essere utili, ma vanno usate nel modo corretto”, spiega a LaSalute di LaPresse Giovanni Biggio, professore emerito di Neuropsicofarmacologia all’Università di Cagliari e già presidente della Società italiana di farmacologia. Tra i rimedi più noti c’è la passiflora, che “ha un meccanismo d’azione simile alle benzodiazepine, sebbene assai più blando”, osserva Biggio. Il riferimento è alla sua interazione indiretta con i neuroni GABA, gli stesso coinvolto dai farmaci ansiolitici. Per questo può favorire rilassamento e sonno nelle forme lievi di insonnia o quando il problema è legato a stress e tensione.
Discorso simile per la valeriana. “Oggi ne conosciamo meglio il meccanismo d’azione: modula alcuni recettori coinvolti nella trasmissione del GABA, con un effetto sedativo leggero che può favorire il sonno”. Le evidenze scientifiche, però, restano moderate: i benefici variano molto da persona a persona.
La molecola più studiata è la melatonina, ormone prodotto naturalmente dalla ghiandola pineale quando cala la luce. La sua funzione principale non è ‘far dormire” in senso stretto, ma sincronizzare il ritmo sonno-veglia. “Normalizza il ritmo circadiano, che oggi viene spesso alterato dall’esposizione serale a smartphone e computer”, sottolinea Biggio. A fare la differenza, in questo caso, è la formulazione. La melatonina a rilascio immediato può aiutare soprattutto ad addormentarsi, ma il suo effetto dura poco perché viene eliminata rapidamente. Quella a rilascio prolungato è generalmente più utile quando l’obiettivo è ristabilire un corretto ritmo circadiano”, spiega il professore. Quanto alla sicurezza, la melatonina ha un buon profilo di tollerabilità e non induce dipendenza come benzodiazepine e Z-drug. Non è però una panacea: può dare sonnolenza residua, cefalea o interferire con alcuni farmaci. Sul fronte biologico, infine, il risveglio non dipende solo dal cortisolo. “Oggi sappiamo che un ruolo cruciale è svolto dall’orexina, un neuropeptide prodotto dall’ipotalamo laterale che promuove lo stato di veglia”. Il sonno è quindi il risultato di un equilibrio neurochimico delicato. E nessun integratore, da solo, può compensare cattive abitudini serali.
Lorenzo Sorrentino (La Presse)

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