Cronaca

Garlasco: nessuno scambio di provette, cade il ‘giallo’ del Dna sui pedali

di Francesco Floris (*)
Il procuratore aggiunto Stefano Civardi si è domandato ironicamente se “è ragionevole pensare che si lecchino i pedali” di una bicicletta. Lo ha fatto negli atti trasmessi alla Procura generale di Milano per caldeggiare l’istanza di revisione della condanna di Alberto Stasi, commentando le sentenze sul delitto di Garlasco. Ora, grazie a una delle consulenze disposte dallo stesso magistrato, l’ennesimo ‘giallo’ (più mediatico che investigativo) dietro l’omicidio di Chiara Poggi ha una risposta definitiva: il Dna della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 trovato sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Stasi è diverso, sia per quanti che per qualità, da quello sul cucchiaino utilizzato per fare colazione dalla vittima. Fra i “due campioni” c’è solo una “apparente coincidenza numerica”, hanno scritto il professor Carlo Previderé e la dottoressa Pierangela Grignani. Smentite le suggestioni di youtuber e trasmissioni tv per cui la coincidenza fra la concentrazione di Dna sui due oggetti (2,78 nanogrammi per microlitro, ng/ul) avrebbe fatto ipotizzare una contaminazione o uno scambio di provette da parte degli investigatori 19 anni fa. Scambio che, se dimostrato, avrebbe condotto a un ‘falso’ dietro le tracce trovate dal Ris di Parma nel 2007 sui pedali. Nella nuova relazione agli atti dei pm Napoleone-Civardi-De Stefano-Rizza dell’inchiesta su Andrea Sempio, i genetisti scrivono che il “campione” pedali è stato analizzato con la tecnica della “RealTime PCR” (reazione a catena della polimerasi ndr) che ha “rilevato esattamente” 2,78 ng/ul di dna “solo femminile”. Sul “reperto 29 – cucchiaino” è stata usata, invece, la “metodica diversa” della “fluorescenza” che ha evidenziato “circa” – sottolineano i consulenti – la stessa concentrazione ma che non è “necessariamente” tutto dna “umano”. Il secondo metodo quantifica anche i “contaminanti batterici e fungini”. I due esperti precisano che esiste una “significativa variabilità” tra i “due fluidi biologici” ricercati – sangue sui pedali, saliva sul cucchiaio – sopratutto se “misurata” con metodiche “differenti”.
Misteri che svaniscono e altri che resistono agli anni. Come quello del “lavaggio” del lavabo nel bagno di casa Poggi e del dispenser su cui sono state trovate 2 impronte di Stasi (ora 3 con i nuovi accertamenti) e che rappresentano una delle prove nella sua condanna perché, secondo i giudici, sarebbe stato l’ultima persona a toccarlo dopo averlo sciacquato. Per la Procura di Pavia ciò non è mai accaduto perché il lavaggio è “francamente incompatibile” con la presenza di “ben quattro capelli scuri, mai periziati” sul fondo e con l’assenza della “minima traccia di emoglobina” nel “sifone dello scarico”. Il tema era già emerso nel 2020 con un’informativa dei carabinieri secondo cui il killer non si è pulito ma solo specchiato. Tesi bocciata all’epoca dall’ex procuratore aggiunto Mario Venditti, oggi indagato a Brescia per corruzione. Per lui “il sangue, liquido e solubile in acqua, viene lavato molto più facilmente dei capelli che, stante la loro forma e lunghezza, rimangono più facilmente sul fondo”.
(*) La Presse

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