Politica

L.elettorale: nuovo testo in Aula il 26/6, insorgono opposizioni ‘forzatura inaccettabile’

di Alessandra Lemme

Il testo della nuova legge elettorale approderà in Aula il 26 giugno e le opposizioni annunciano battaglia.

La versione bis del testo di maggioranza è stata depositata e, come anticipato nei giorni scorsi, prevede tra l’altro la soglia del 42% per l’accesso al premio, il tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori, l’eliminazione dei ballottaggi se nessuno raggiunge la soglia, l’omogeneità del risultato di Camera e Senato per far scattare il premio.

I tempi della commissione li scandisce l’Ufficio di presidenza: entro domani sarà data indicazione delle audizioni da effettuare, in un breve ciclo, il 3 giugno, per arrivare il 4 giugno all’adozione del testo base. Contenuti e tempistiche fanno infuriare le opposizioni con Federico Fornaro del Pd che attacca: “È un testo completamente diverso. Chiediamo il tempo necessario per studiarlo, chiediamo che l’ufficio studi della camera produca schede tecniche e simulazioni”.

Il nuovo testo contiene anche principi per una legge delega in chiave anticontraffazione per il voto degli italiani all’estero, che vanno da misure per garantire il corretto processo di stampa, alla disciplina della spedizione dei plichi, all’uso del Qrcode. La capogruppo Pd Chiara Braga parla di “ennesima forzatura di una maggioranza ossessionata dal tema di cambiare le regole del gioco per paura di perdere le elezioni”. “Siamo alla prima legge elettorale fatta con i comunicati stampa”, rincara la dose il capogruppo M5S Riccardo Ricciardi che aggiunge: “Non c’è fine al peggio di questo centrodestra in termini di mancato rispetto del Parlamento ed è un metodo che non possiamo accettare”.

“Il loro obiettivo è contingentare i tempi a luglio evitando un esame completo e approfondito che la legge elettorale dovrebbe prevedere”, chiosa da Più Europa il segretario Riccardo Magi, mentre Marco Grimaldi di Avs taglia corto: “La maggioranza è ostaggio di una nuova linea che viene dalla batosta referendaria, ma noi non lo siamo e ci faremo valere dentro e fuori dall’Aula”.

La replica arriva per bocca di Giovanni Donzelli che in commissione Affari costituzionali spiega: “Abbiamo deciso di provare a farci carico anche di alcune delle esigenze avanzate dalle opposizioni nonostante non abbiano dato alcuna disponibilità a collaborare”. “Non abbiamo i paraocchi se arrivano stimoli utili – aggiunge il responsabile organizzazione di FdI -, ma se ci dite che non volete dare nessun contributo né prendiamo atto. Ma non ci venite a parlare di mancanza di rispetto perché siamo andati avanti nel massimo del rispetto del ruolo vostro e del Parlamento”.

Secondo quanto prevede il nuovo testo, alla Camera “i seggi sono ripartiti tra le liste e le coalizioni di liste con metodo proporzionale”, con “l’eventuale attribuzione di un premio di governabilità pari a 70 seggi complessivi da assegnare” in “favore della coalizione o della lista singola che abbia ottenuto il maggior numero di voti validi a livello nazionale in entrambe le Camere e che abbia conseguito almeno il 42% di voti validi in ciascuna di esse”. Analoga previsione per il Senato, dove però il premio di governabilità è “pari a 35 seggi complessivi”. Il premio viene quindi assegnato solo nel caso in cui possa andare allo stesso soggetto in entrambe le Camere. In caso di mancato raggiungimento della soglia o anche solo in una sola delle due Camere, si applica una distribuzione dei seggi con il proporzionale puro. Viene infine precisato che la mancata indicazione della persona da proporre quale candidato premier implica l’inammissibilità delle liste, al pari della mancata presentazione del programma.

Domani nuovo incontro in commissione per l’indicazione delle persone da audire, mentre la tensione tra maggioranza e opposizione resta alta e tutto lascia pensare che la strada per la legge elettorale sarà ancora impervia e in salita.

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