di Valentina Carosini
(LaPresse) – Le ultime ore di una bambina di due anni, il racconto chiave delle sorelline che costituisce un elemento determinante tramite il quale gli inquirenti hanno ravvisato gli ‘elementi gravissimi’ che hanno permesso di arrivare ad una misura cautelare per il compagno della madre, Manuel Iannuzzi, prima ancora della chiusura delle indagini. E’ un racconto nero, ma puntellato da accuse chiare nella loro atrocità, quello attorno agli sviluppi investigativi sulla morte della piccola Beatrice, la bimba di soli due anni deceduta lo scorso 9 febbraio a Bordighera in seguito ai maltrattamenti subiti. Botte, schiaffi, lividi impressi anche in fotografie ritrovate sul telefono di Iannuzzi, 42anni, compagno della madre Emanuela Aiello, arrestato sabato dai carabinieri in un blitz all’alba a Pietrabruna, nella casa dove secondo gli inquirenti la piccola Bea è morta. E forse poteva essere salvata, se i due adulti avessero risposto alle richieste delle altre due bambine, sorelline della vittima, la più grande di 9 anni che però aveva capito la gravità della situazione dopo aver visto la piccola tumefatta, ferita e immobile. “Mamma portiamola in ospedale”: ma in ospedale Beatrice non sarebbe mai arrivata.
Fasciata in una coperta rossa la donna l’ha riportata già morta fino alla casa di Bordighera dove ha chiamato il 118, simulando un malore appena avvenuto. Ma la storia era un’altra, si era consumata altrove e in un altro modo. Non una caduta dalle scale ma schiaffi, botte e un trauma cranico forse provocato da un oggetto contundente, nella casa di Iannuzzi dove avevano passato il weekend. Una vicenda che sta straziando la comunità locale e che, ora dopo ora, svela dettagli inquietanti. Nella mattinata di oggi Iannuzzi è stato trasferito dalla casa circondariale di Valle Armea al carcere genovese di Marassi, dove è stato collocato in regime di isolamento.
Il trasferimento si è reso necessario per motivi di opportunità e sicurezza: nella struttura imperiese, infatti, si trova detenuto anche il padre del quarantaduenne, arrestato lo stesso sabato a causa del ritrovamento nella sua cantina di due chilogrammi di tritolo con tanto di miccia, rinvenuti dai Carabinieri proprio durante la perquisizione legata al filone principale. Sia lui che la Aiello sono accusati di maltrattamento aggravato dalla morte della bambina.
Una contestazione tecnica che, a livello di codice penale, indica una condanna con pena edittale tra i 10 e i 18 anni, il maltrattamento con le aggravanti specifiche contestate in questo fascicolo potrebbero in linea teorica portare a una pena fino ai 24 anni.
Secondo la Procura, la bambina sarebbe deceduta a causa di violenze reiterate nel tempo, all’interno di un contesto domestico segnato da abuso di droga e degradato. Mercoledì, nella tarda mattinata, a Imperia si terranno le udienze di convalida e gli interrogatori di garanzia davanti al giudice. Iannuzzi sarà assistito dai legali Maria Gioffré e Cristian Urbini, mentre la madre della piccola risponderà alle domande difesa dagli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni.
