Presentato alla Camera il Rapporto di Archivio Disarmo promosso da Marco Tarquinio. Da Battistelli a Zingaretti, da Ciani a Boldrini, il richiamo comune a una sicurezza fondata su diplomazia, cooperazione e dialogo tra i popoli.
di Michele Rutigliano
Quale difesa vogliamo per l’Europa? E’ questo il tema di grande attualità che viene analizzato nel Rapporto di Archivio Disarmo, promosso da Marco Tarquinio, europarlamentare e già Direttore di Avvenire. Un argomento molto sensibile che tocca una delle questioni più delicate del nostro tempo: come garantire la sicurezza dell’Europa senza smarrire quella cultura della pace che ne ha accompagnato la rinascita dopo le tragedie del Novecento. In un momento storico segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni in Medio Oriente e da una crescente corsa agli armamenti che attraversa gran parte dell’Europa, dalla Sala Stampa della Camera dei Deputati è arrivato un invito alla riflessione e al confronto. L’occasione è stata la presentazione del Rapporto di ricerca promosso dall’eurodeputato Marco Tarquinio e realizzato dall’IRIAD – Istituto di Ricerche Internazionali Archivio Disarmo, illustrato dal professor Fabrizio Battistelli davanti a parlamentari italiani ed europei, studiosi e rappresentanti della società civile. L’iniziativa ha affrontato uno dei temi più delicati del dibattito politico contemporaneo: quale modello di sicurezza deve perseguire l’Europa? Una sicurezza fondata prevalentemente sul riarmo oppure una sicurezza costruita attraverso diplomazia, cooperazione internazionale e prevenzione dei conflitti?
Il rapporto: i cittadini chiedono investimenti per il benessere sociale e non per il riarmo
Nel corso della sua relazione, il professor Fabrizio Battistelli ha illustrato i principali risultati della ricerca, che analizza orientamenti e percezioni dell’opinione pubblica europea rispetto alle politiche di difesa e sicurezza. Dai dati emerge un elemento particolarmente significativo: la maggioranza dei cittadini dei Paesi coinvolti nelle indagini ritiene prioritario destinare le risorse pubbliche a settori come sanità, istruzione, ricerca, sicurezza energetica, welfare e transizione ecologica piuttosto che incrementare ulteriormente la spesa militare. La ricerca evidenzia inoltre come molti europei continuino a considerare la diplomazia, la cooperazione internazionale e il dialogo tra gli Stati strumenti fondamentali per affrontare le crisi internazionali e ridurre il rischio di nuovi conflitti. Un orientamento che appare in controtendenza rispetto alla crescente enfasi politica e mediatica posta negli ultimi anni sulle necessità del riarmo.
Tarquinio, Zingaretti e Ciani: la sicurezza nasce dalla cooperazione
Nel suo intervento, Marco Tarquinio, promotore dell’iniziativa, ha ribadito una convinzione che da sempre caratterizza il suo impegno pubblico e politico: la pace non può essere considerata una posizione ingenua o utopistica, ma rappresenta la più concreta e lungimirante delle strategie politiche. L’eurodeputato del Gruppo S&D, già direttore di Avvenire, ha sottolineato come la costruzione di una vera difesa europea debba necessariamente accompagnarsi al rafforzamento degli strumenti diplomatici e delle istituzioni internazionali, evitando che l’Europa smarrisca la propria vocazione originaria di progetto di pace. Sulla stessa linea si è collocato Nicola Zingaretti, che ha richiamato la necessità di una politica estera europea più forte e più autonoma, capace di prevenire i conflitti e di promuovere stabilità attraverso il dialogo e la cooperazione tra i popoli. Secondo l’eurodeputato, la sicurezza non può essere ridotta alla sola dimensione militare ma deve comprendere sviluppo sociale, coesione e solidarietà internazionale. Particolarmente apprezzato anche l’intervento dell’onorevole Paolo Ciani, segretario nazionale e presidente di Demos, che ha insistito sul valore della politica come strumento di mediazione e di costruzione della pace. Ciani ha ricordato come le guerre producano sempre conseguenze devastanti sulle popolazioni civili e come la comunità internazionale debba tornare a investire con maggiore convinzione nelle pratiche della diplomazia, del dialogo e della cooperazione umanitaria.
Laura Boldrini: “Se vuoi la pace, prepara la pace”
Tra gli interventi più significativi della mattinata quello dell’onorevole Laura Boldrini, che ha rilanciato con forza un concetto destinato a riassumere l’intero spirito dell’incontro: «Se vuoi la pace, prepara la pace». Una formula che rappresenta una vera e propria alternativa culturale alla tradizionale logica della deterrenza militare. Per Boldrini, preparare la pace significa investire nell’educazione, nella cooperazione tra i popoli, nella prevenzione dei conflitti, nella tutela dei diritti umani e nel rafforzamento delle sedi internazionali chiamate a favorire il dialogo. Nel corso del dibattito è emersa con chiarezza una preoccupazione condivisa da molti relatori: il rischio che la crescente enfasi sul riarmo possa alimentare nuove contrapposizioni geopolitiche, rafforzare nazionalismi e sovranismi e rendere sempre più difficile la ricerca di soluzioni negoziali alle crisi internazionali.
Il richiamo alle origini dell’Europa
Un tema ricorrente degli interventi è stato il richiamo alle radici stesse del progetto europeo. L’Unione Europea nacque infatti dalle macerie di due guerre mondiali che avevano devastato il continente e provocato milioni di vittime. Per questo motivo, hanno osservato diversi relatori, l’Europa non può limitarsi ad assecondare una logica fondata esclusivamente sul potenziamento degli arsenali militari.
La lezione della storia suggerisce che la pace duratura si costruisce soprattutto attraverso la cooperazione economica, il dialogo politico, la giustizia sociale e il rispetto reciproco tra le nazioni. È questo il messaggio che emerge dal Rapporto di Archivio Disarmo e che la presentazione ha voluto rilanciare nel cuore delle istituzioni italiane: la sicurezza è un bene comune che richiede certamente capacità di difesa, ma anche e soprattutto diplomazia, responsabilità politica e una costante volontà di pace.
