di Fabiana D’Eramo
Lo dice come una verità inoppugnabile e fatale, Pier Luigi Bersani. L’alleanza tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle è “doverosa e necessaria. Altrimenti ci teniamo la Meloni.”
L’ex leader Pd, che si è fatto avanti per dare una mano per la Festa dell’Unità di Bologna, per la prima volta non nella sua tradizionale collocazione del Parco Nord, si è espresso a proposito del futuro. A chi parlare, su chi investire. Con quali intenzioni, con quale alleato. Lo dice pensando a Bologna perché questa è la città che “puo’ dare un segnale politico, un po’ di rischio e di rinnovamento. Perchè a star fermi un capitale deperisce.”
Il movimento serve a stabilire un contatto, una presa sull’elettorato, quello fedele e quello che ancora si può intercettare: per capirci, i giovani. “Guai se pensiamo alla Festa dell’Unità come una cosa del passato”, dice, “c’è da fare un investimento sul futuro e c’è ancora bisogno dell’incontro fisico. Bologna ha la forza per incoraggiare le novità e investire sul futuro.”
La preoccupazione è palese. Guarda avanti, Bersani, anticipa spettri, timori. Ma non vuole “dare consigli a Elly Schlein”. Soprattutto sulla candidatura in tutti i collegi alle Europee, ma non può frenarsi dall’avvertirla: “io penso che il nostro popolo non sia molto interessato alla personalizzazione, piuttosto è interessato a un principio di coerenza nella decisione.”
Comunque, “decida lei quello che crede”. Anche nel suo impegno come testimonial alla Festa dell’Unità 2024, non vuole assumere ruoli di rilevanza, e nemmeno di antagonismo – c’è già troppo conflitto, all’interno del Pd. Bersani è solo “un volontario che cerca di dare una mano”. E anche quando parla di una comunione con i Cinque Stelle, lo fa sottovoce, come si da un consiglio a un amico senza volerlo mettere in difficoltà.
“Possiamo avere anche mille buone intenzioni, ma se la gente non vede che si sta costruendo l’alternativa sul piano politico tutti i nostri tentativi non servono”, insiste l’ex segretario Pd. E non perché non veda le differenze tra il suo partito e il Movimento, perché le vede. Sa che hanno un’origine diversa, e probabilmente da quello nasce un modo diverso di vedere l’Italia, e i suoi punti deboli. “C’è una differenza di percezione del problema politico di questo paese. Il Pd vede con più immediatezza come la linea della destra stia smontando un modello sociale: la progressività fiscale, i diritti del lavoro, l’universalismo della sanità e delle scuole. Forse il Movimento Cinque Stelle questo lo vede in modo meno drammatico.”
Ma ciò non toglie che, se l’obiettivo è uno – costruire un’alternativa valida alla destra – allora sta alla saggezza dei leader lavorare per creare qualcosa che abbia la forza e il vigore di sfidare Meloni e il resto della sua coalizione. Non vuole parlare a sproposito, Bersani – non vuole fare paragoni azzardati – ma “nel ‘900 in due circostanze, 1919 e 1994, le forze che potevano essere di alternativa non trovarono l’intelligenza e la forza di mettersi d’accordo e ci siamo trovati poi dei problemi, alcuni gravissimi, altri meno gravi, ma ce li siam trovati per una ventina d’anni.” E dunque, “tira fuori quel che ti unisce, rendi compatibile quel che ti differenzia. Punto.”
