Il giudice dell’udienza preliminare di Roma, Paola Petti, nel decreto di rinvio a giudizio per quattro medici accusati della morte del giornalista Andrea Purgatori, scomparso il 19 luglio 2023, sottolinea che gli imputati avrebbero avuto un ruolo determinante nel “mancato riconoscimento di una endocardite infettiva” che, se diagnosticata tempestivamente, avrebbe consentito cure adeguate e “un significativo prolungamento della vita del paziente”. Nel decreto il giudice sottolinea che “il compendio probatorio acquisito – che potrà essere utilmente approfondito nella fase dibattimentale – consente di formulare una ragionevole previsione di condanna per tutti gli imputati”. Al centro dell’inchiesta vi è una risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2023, nella quale vennero diagnosticate metastasi cerebrali poi ritenute inesistenti. Per il Gup, l’errore avrebbe provocato “un serio sviamento nell’approccio diagnostico e terapeutico”, indirizzando il paziente verso trattamenti radioterapici inutili e ritardando gli accertamenti necessari per individuare la reale patologia. Il giudice evidenzia che i sanitari avrebbero dovuto prendere in considerazione una “diagnosi differenziale, valutando anche l’ipotesi ischemica”. Nel provvedimento si legge infatti che “ai tre imputati si rimprovera l’inosservanza della regola che suggeriva di prendere in considerazione altre ipotesi diagnostiche indicando quella delle metastasi cerebrali come una delle possibili e non come la sola praticabile”. Secondo il decreto, già dagli esami disponibili a maggio emergevano elementi compatibili con lesioni ischemiche.
