Come proteggere l’immaginazione nel mondo della tecnologia e come sfruttare ogni mezzo per custodire quel tesoro dell’anima chiamato semplicemente fantasia. La saga di animazione di ‘Toy Story’ della Disney e Pixel non smette di colpire nel segno su ruolo, valore e bellezza del giocattolo. E con il quinto film della serie – nelle sale italiane dal 18 giugno – affronta, con la forza emblematica dell’animazione, una nuova sfida, figlia dei tempi, che intreccia e coinvolge generazioni e mette a confronto genitori e figli. Buzz Lightyear, Woody, Jessie e il resto della banda che ha fatto innamorare almeno tre generazioni di bambini (il primo film uscì nel novembre del 1995) tornano ad animarsi trovandosi faccia a faccia con Lilypad, un nuovissimo tablet che arriva con le sue idee rivoluzionarie su ciò che è meglio per la loro bambina, Bonnie.
I ‘vecchi’ giocattoli, uniti in una causa comune, dovranno affrontare i dispositivi tecnologici di oggi e ci sarà bisogno dell’aiuto di tutti: personaggi già conosciuti e altri completamente nuovi. Un film di grande impatto, il più ‘oscuro’ e penetrante della saga proprio per il tema che ha scelto di proporre e che indaga con divertimento battute e sorrisi, sulla socialità, o meglio su come non far perdere il gusto del giocare di fronte alla potenza sempre più invadente della tecnologia e dell’intelligenza artificiale in continua evoluzione. Tornano i giocattoli dunque e i tempi cambiano ma non la brillantezza del film che per l’edizione italiana si arricchisce di un cast vocale inedito composto da Katia Follesa, Federico Basso e Gianluca Gazzoli.
Follesa presta la sua voce a Lilypad, tablet completamente indifferente al fatto che la sua presenza sia fonte di stress per Jessie e gli altri giocattoli, ma che alla fine ha una cosa importante in comune con gli altri giochi, facendo qualsiasi cosa per aiutare la loro bambina. Basso presta la sua voce a Smarty Pants, un dispositivo tecnologico per l’addestramento al vasino, con tutto il fascino di un rotolo di carta igienica e un carattere all’altezza del suo nome. E anche se il fedele destriero di Woody non ha ancora la capacità di parlare nel mondo di Toy Story, Gazzoli presta la sua voce a Bullseye ‘Perfido’, l’alter ego cattivo di Bullseye in un momento di gioco nel nuovo film.
Nel cast anche un cammeo ‘appetitoso’ di Sal Da Vinci che presta la voce al nuovo personaggio di ‘Pizza Cu ‘e Llente’ (pizza con gli occhiali), ruolo, originariamente affidato alla popstar Bad Bunny.
“Giocare è fondamentale e questo film lega almeno tre generazioni” spiega Pete Docter, direttore creativo Pixar Animation Studios e Produttore Esecutivo del film, che ha sottolineato come l’obiettivo sia stato proprio quello di coinvolgere anche gli adulti, un po’ come fece Spielberg con ‘Indiana Jones’. La produttrice Lindey Collins si sofferma invece su quanto l’immaginazione si sposi con l’avanzare della tecnologia in un momento storico così particolare. Un avversario ma non un vero e proprio nemico, come sottolinea Follesa per la prima volta alle prese con il doppiaggio: “E’ stata uan esperienza straordinaria. La tecnologia non deve essere demonizzata ma bisogna trovare il giusto compromesso. Nel tempo abbiamo perso autenticità, con la tecnologia sappiamo tutto prima ancora della domanda e manca quell’aspetto di curiosità”, ha sottolineato l’attrice comica che si dice “figlia dei giochi in scatola che creavano socialità”. La stessa che è messa al centro del film. Per Gazzoli Toy Story 5 “farà riflettere tanto, forse ancora più dei precedenti. Si parla di giochi che aiutano a stare in contatto con altri bambini e ogni giocattolo come un disco quando lo rivedi “ti fa viaggiare nel tempo e si fa rivivere quelle emozioni e quei momenti”.
Se Basso, facendo riferimenti ai navigatori e ai nuovi dispositivi al posto delle cartine stradali, sottolinea come la tecnologia “non ti farà mai perdere per strada ma resta comunque una risorsa infinita da usare con cautela”, per Sal da Vinci il segreto dell’emozione “sta nel toccare e sentire il profumo del giocattolo” e il film per come racconta questa storia “ci deve far ragionate sul fatto ch siamo in un tempo che non ha niente a che fare con il tempo esterno perché il tempo dentro di noi ha un valore diverso, è quel bambino che chiede di avere attenzione e noi lo dobbiamo ascoltare”. Facendolo giocare con le armi più potenti, ovvero fantasia e immaginazione. E ‘Toy Story 5’ questa sfida riusce a vincerla. Con ogni mezzo, anche venendo a patti con la stessa vituperata tecnologia.
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