Cronaca

Bosnia: 64enne perquisito per i ‘cecchini del weekend’, la ex ‘aveva gli incubi’

di Francesco Floris (*)

Aveva gli “incubi” perché “in passato aveva ucciso delle persone”. Sono le parole dell’ex compagna a costare a un 64enne della provincia di Alessandria una perquisizione nell’inchiesta della Procura di Milano sui cosiddetti ‘cecchini del weekend’, il presunto gruppo di ‘turisti cecchini e cacciatori’ che fra 1992 e 1995 sarebbero partiti da Trieste e altre zone d’Italia per andare sparare a pagamento su donne e bambini a Sarajevo, la capitale bosniaca assediata durante la guerra nella ex Jugoslavia. All’alba di mercoledì i carabinieri del Ros hanno dato esecuzione al decreto di perquisizione locale disposto dal pubblico ministero Alessandro Gobbis con il Procuratore di Milano Marcello Viola nei confronti dell’uomo originario della Liguria ed ex dipendente del Comune di Genova. E’ uno dei quattro indagati per omicidio volontario plurimo e aggravato dai motivi futili e abietti con l’ipotesi di aver ammazzato “civili inermi” fra cui “donne, anziani e bambini” sparando con fucili di precisione dalle “colline” intorno a Sarajevo. La perquisizione, che ha risparmiato i dispositivi informatici, avrebbe dato un primo esito che necessita approfondimenti degli investigatori: sono stati sequestrati un silenziatore e una fotografia che lo ritrae con attrezzatura tecnica in quel periodo, ma senza la possibilità di individuare con precisione il luogo in cui sia stata scattata. Sia perché l’uomo è ripreso in primo piano, sia perché si tratta di uno scatto datato e di conseguenza privo di metadati. Tra gli altri materiali repertati e indicati in un’informativa, ma non sequestrati, anche un taglierino con una svastica, elementi che confermano la passione per i poligoni di tiro, cimeli custoditi con gelosia, armi anche non convenzionali. L’uomo era già stato convocato in Procura nei mesi scorsi per essere interrogato e si era avvalso della facoltà di non rispondere. In una memoria depositata dalla sua legale aveva affermato di aver “millantato tutto”, dopo che il 64enne era stato registrato di nascosto da una giornalista. L’elemento più forte a suo carico resta però la testimonianza della ex compagna: “Quando convivevamo, una notte, dopo aver visto un film di guerra mentre dormiva, ebbe un incubo e si svegliò di soprassalto colpendomi involontariamente – ha detto -. Poi mi spiegò di aver avuto quegli incubi perché in passato aveva ucciso delle persone, raccontandomi di essere andato in Bosnia a combattere durante la guerra degli anni ’90”. “Mi disse – si legge nel verbale di sit citato nel decreto di perquisizione – che partiva da Milano con l’aereo e che con lui c’erano delle persone che facevano il weekend”. L’ex dipendente del Comune di Genova le avrebbe anche riferito di aver iniziato “a fare questi weekend durante la guerra in Jugoslavia ma che poi aveva smesso per fermarsi lì per periodi più lunghi”. “Per fare il cecchino” e “sparare ai musulmani”, ha continuato la donna. Secondo la teste avrebbe anche conservato “un lasciapassare delle zone di guerra” rappresentato da una “fotografia di lui in piedi in posa militare con una sorta di divisa, non di quelle convenzionali”. Sul retro di questa foto c’era “una scritta in lingua straniera non so di preciso quale, che costituiva una sorta di autorizzazione per accedere alle zone di guerra”. Sullo scatto sviluppato ci sarebbero stati anche dei “segni che corrispondevano alle persone uccise durante i combattimenti, confermate o presunte”. “Erano dei cerchi o delle righe, una sorta di conta”, ha concluso la donna. Elementi che dovranno essere passati al vaglio di un’inchiesta difficile a più di 30 anni dai fatti e in assenza di un corpo del reato definito (le vittime con nome e cognome). Intanto per il 29 giugno è previsto un nuovo incontro all’Aja presso la sede di Eurojust, l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale, fra investigatori e autorità dei tre Paesi che al momento hanno aperto indagini sui presunti ‘safari’ della morte: Italia, Belgio e Bosnia.
(*) La Press

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