Ormai è ufficiale: siamo come i Jalisse ai Mondiali — presenti solo nei ricordi, nelle citazioni nostalgiche e nei meme. L’Italia non è stata candidata. Di nuovo. Lato positivo? Finalmente possiamo tifare senza rischiare un infarto, un collasso emotivo o la classica discussione da bar che finisce con “eh ma ai miei tempi…”.
Mia figlia, 19 anni, non ha mai visto giocare l’Italia ai Mondiali. Per lei l’unità nazionale è un concetto astratto, tipo il teorema di Pitagora o la puntualità dei treni. Non ha mai vissuto quel momento magico in cui un Paese intero si ritrova davanti alla TV a ridere, fischiare, insultare l’arbitro e abbracciare perfetti sconosciuti come se fossero parenti stretti.
E non è l’unica cosa che non ha mai visto:
- non ha mai aspettato un film per registrarlo,
- non ha mai fatto partire una canzone “da capo”,
- non ha mai digitato un numero di telefono a memoria.
- Non ha mai “fatto sega” a scuola, ormai il registro è elettronico.
Oggi siamo tutti ET, dipendenti dal dito luminoso del GPS: senza Google Maps ci perdiamo dentro il proprio paese, forse anche dentro il proprio quartiere. I nativi digitali non hanno avuto Il piacere di fare ricerche in biblioteca! Estinto come i dinosauri. La socializzazione spontanea? Un reperto archeologico.
La lista sarebbe lunga, probabilmente non mi basterebbero i neuroni superstiti. Ma torniamo alle nostre Notti Magiche: ormai cantiamo Notti Tragiche. Io proporrei direttamente A far l’amore comincia tu come inno alternativo: almeno ci divertiamo.
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Ogni anno annunciamo la candidatura con la stessa convinzione con cui annunciamo le riforme: zero possibilità, massima faccia tosta. Poi ci stupiamo se non ci prendono. È come mandare un curriculum con scritto “so lavorare in team” e si bisticcia al primo caffè. Ormai rientriamo stabilmente nell’Osservatorio Nazionale sulle Figure di M… Siamo un caso di studio, un esempio da manuale
Allora eccolo, il finale che ci meritiamo: L’importante è partecipare… ma noi manco quello. Siamo il Paese che vuole giocare a calcio ma si presenta senza pallone. Che sogna le Notti Magiche ma si sveglia sempre alle Notti Tragiche. Che non arriva ai Mondiali, ma almeno arriva puntuale all’appuntamento con l’ironia.
Perché alla fine, se non possiamo tifare, almeno possiamo ridere. E in questo, modestamente, siamo ancora campioni del mondo.
Come direbbe Nietzsche, se fosse costretto a commentare la nostra situazione calcistica:
“Ciò che non uccide… ci rende più ridicoli.”
E noi, modestamente, siamo ormai invincibili.
