Esteri

La Cina sta sanzionando indirettamente la difesa USA con le sue “terre rare”?


di Balthazar


 

Il quotidiano on line “Asia Times” riporta  che Pechino sta usando le terre rare come “sanzione indiretta” contro l’industria della difesa americana. È realistico? Sì, ma con sfumature. La Cina non ha dichiarato embargo totale sugli USA. Ha scelto una via più sottile: colpire le aziende chiave, controllare le licenze, alzare i prezzi. Risultato è che la difesa USA rallenta senza che Pechino senza sparare un colpo.

Cosa  sta facendola Cina?

Fino al 2024 la Cina esportava terre rare liberamente, ma dal 2025 ha cambiato passo e dopo i dazi “Liberation Day” di Trump, Pechino impone controlli all’export su 7 terre rare pesanti: ittrio, scandio, samario, gadolinio, disprosio, terbio, lutezio. Materiali vitali per F-35, missili Tomahawk, droni Predator, sottomarini nucleari. Da allora le aziende USA debbono  chiedere licenza caso per caso e, ufficialmente solo per “usi civili conformi” in pratica con una leva geopolitica.

A iugno di quest’anno  Pechino fa un passo in più inserendo nella lista di controllo all’export 10 entità USA legate al Pentagono, tra cui MP Materials e  USA Rare Earth. MP Materials gestisce l’unica miniera attiva di terre rare negli USA, a Mountain Pass, California. USA Rare Earth sta costruendo la filiera “dalla miniera al magnete”. Il divieto blocca qualsiasi export di prodotti “dual-use” cinesi verso queste aziende. Quindi niente componenti, niente attrezzature, niente materiali intermedi.

Pechino dice che è una risposta alla “maliziosa pratica” USA di mettere aziende cinesi nella lista  del Pentagono e gli analisti la definiscono  una “risposta simbolica” perché MP e USA Rare Earth non fanno affari in Cina. Simbolica politicamente, ma concreta strategicamente perchè colpisce proprio le aziende che Washington finanzia per uscire dalla dipendenza cinese.

Perché è realistico parlare di “sanzione indiretta”


Tra 2020 e 2023 la Cina ha fornito il 70% dei composti e metalli di terre rare importati dagli USA, ma  il punto non è la miniera bensì è la lavorazione. Ovvero la mancanza della capacità industriale di separarli e convertirli in metalli e leghe su scala. Si tenga anche presnte che oggi la Cina controlla quasi tutta la metallizzazione e produzione di magneti.

Le armi USA ne dipendono poichè il modernissimo caccia F-35 contiene 435 kg di terre rare. Un cacciatorpediniere next-gen 4,5 tonnellate. Un sottomarino nucleare 1,5 tonnellate. Senza disprosio e terbio i magneti al neodimio non reggono al calore di motori e radar. Quindi Il CSIS – Centro per gli studi strategici e internazionali americano –  riporta che “l’impatto sull’industria della difesa USA sarà sostanziale”.

 Dal 2025 le esportazioni di ittrio, disprosio e terbio sono giù del 50% rispetto all’anno prima. Nel marzo 2026 Pechino ha approvato una spedizione di 60 tonnellate di ossido di ittrio, il 50% in più di tutto l’ittrio spedito dall’aprile 2025, ma nei 12 mesi successivi le esportazioni restano giù del 75%. Risultato: stop produzione e rincari del 6.900% in 12 mesi fino a febbraio 2026, tanto che le aziende aerospaziali e dei chip hanno già  chiesto aiuto a Washington.

Il Pentagono ha il 15% di MP Materials con un accordo che  prevede magneti per la difesa con prezzi garantiti per ridurre volatilità. Mettere MP nella lista nera significa rallentare il progetto stesso con cui gli USA vogliono emanciparsi. Quindi non è unasanzione totale, ma è una sanzione selettiva e mirata perchè colpisce la parte più debole della catena USA: non l’estrazione, ma lavorazione e i magneti.

Perché “indiretta” e non “totale”

La Cina non ha chiuso il rubinetto del tutto. Perché?  Gli analisti affermano che le misure servono a “creare leva nei negoziati con gli USA”. Trump e Xi stanno trattando una proroga della tregua sulle terre rare, mentre Pechino stringe per ottenere alleggerimento dazi e meno restrizioni su chip e Intelligenza Artificiale.

 La Cina vende terre rare anche a Europa, Giappone, Corea e  un embargo totale accelererebbe la costruzione di filiere alternative. Quindi Pechino preferisce “licenze selettive” e prezzi alti: fa male all’avversario ma non uccide il mercato., tanto che  l prezzo fuori dalla Cina è già 400% più alto che dentro. Quindi la misura contro MP e USA Rare Earth è mirata alle aziende difesa., mentre quelle  I civili continuano a ricevere I materiali. Pechino distingue: dual-use sì, civile no. Almeno a parole.

Gli USA stanno reagendo, ma il tempo stringe

Washington lo sa da anni. Il problema è che costruire una filiera richiede 5-7 anni e il Pentagono ha dato una deadline dal 1° gennaio 2027 vietando di usare  terre rare di origine cinese in tutte le piattaforme militari., ma basta la mancanza di un solo componente cinese e tutta la catena si blocca. 

 MP Materials ha accordo col DoD. USA Rare Earth ha di 277 milioni  di dollari più un prestito di 1,3 miliardi tramite CHIPS Act. REalloys in Ohio ha avviato la prima produzione industriale di metalli di terre rare pesanti per difesa in Nord America, con diritti  su disprosio e terbio  escludendo la Cina. IL G7 punta a tenerel’ import da un solo paese sotto il 60% entro il 2030.

Il problema è che la presenza di miniere c’è anche in altri Paesi, ma manca ancora la capcità di separare ossidi e fare leghe magneti, la vera strozzatura che la Cina consente di superare, di qui I suoi controlli mirati contro  chi prova a costruire l’alternativa.

E’ una guerra d’usura?



Asia Times ha ragione: la Cina sta usando le terre rare come arma. Non con un embargo totale, ma con controlli, licenze lente, prezzi alti e sanzioni mirate alle aziende chiave della difesa USA e applica una  “sanzione indiretta” perché non blocca tutti, ma rallenta proprio chi deve produrre F-35 e missili. 8593

Non è però una “kill switch” totale. È più simile alla guerra d’attrito che vediamo  in Ucraina: logorare, non annientare. Pechino non vuole uccidere l’industria difesa USA in un colpo, ma vuole che Washington paghi di più, vada più piano, e arrivi al tavolo negoziale con meno carte.

Il rischio per gli USA è reale: se la deadline 2027 arriva senza filiera alternativa, parte della produzione di armi si ferma. Il rischio per la Cina è spingere troppo e accelerare il “disaccoppiamento (decoupling) dagli Stati Uniti.

Per ora Pechino dosa: stringe il rubinetto, non lo chiude, ma nella  guerra economica, come in guerra vera, vince chi controlla la logistica. E oggi, sulla logistica delle terre rare, la Cina ha ancora il comando.

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