La guerra di Trump

USA sondaggi. La guerra in Iran osteggiata  dagli americani in particolare dai giovani 



di Balthazar

 

Se l’Iran fosse un prodotto da vendere, sarebbe già fuori catalogo. I sondaggi americani di giugno  lo dicono senza giri: il 60% degli intervistati è contrario all guerra diretta con Teheran, ma .il dato che fa più rumore non è la media percentuale, ma chi dice nettamente NO. 

Sono i giovani sotto i 35 anni. Quelli contrari al 71%, secondole rilevazioni  di YouGov e Pew messi insieme. Sette su diec, una generazione che non ha mai visto una vittoria americana, solo ritirate in diretta tv. Per loro l’Iran non è un nome da libro di storia., ma un altro posto dove mandare gente della loro età a morire per motivi ignoti.

Nel 2003, quando Bush vendeva ai creduli americani la guerra in  Iraq, i giovani erano contrari, ma non così tanto. Il sostegno nazionale all’invasione era al 72%. e tra  i 18-29 anni stava comunque al 63%. C’era l’11 settembre negli occhi, c’era la tv che mandava le torri che crollano in loop, c’era la parola “armi di distruzione di massa” ripetuta come un mantra.

 

Oggi no. Oggi c’è l’inflazione, i mutui al 7%, l’affitto che mangia metà stipendio. E c’è la memoria di Afghanistan e Iraq, non come teoria, ma come famiglie vicine che hanno perso qualcuno, e come sconfitte di”America fist”..

Confrontiamo i numeri perché sono spietati. Iraq 2003: 72% a favore, 28% contro. Iran 2025: 38% a favore, 60% contro. Stessa retorica, esito opposto, allora bastava dire “minaccia nucleare” e la gente si allineava. Oggi la risposta è: “E allora?”. Secondo Reuters/Ipsos, solo il 28% pensa che una guerra con l’Iran renderebbe l’America più sicura, mentre il 56% pensa che la renderebbe più pericolosa. 

La differenza è anche la memoria contabile. L’Iraq è costato 8 mila miliardi di dollari secondo il Watson Institute di Brown. Vent’anni in Afghanistan sono finiti con un C-17 che decolla da Kabul e gente aggrappata al carrello. Nessuno lo ha dimenticato e i boomer lo raccontano ai figli. I figli lo mettono nei sondaggi con il risultato del  71% dei under 35 ch  dice no. Non perché amano Teheran, ma  perché non vogliono essere la prossima bolletta che Washington paga in carne da cannone.

E il paradosso è  prprio Trump l’uomo di “America First” – appunto – e “no more endless wars” è lo stesso che ha ordinato i raid sui siti nucleari iraniani. La base se n’è accorta subito così tra i repubblicani anti-interventisti il no all’escalation è al 46%.

 

Su Truth Social la frase più ripetuta è tornata: “Not our war”,vent’anni fa era “Shock and Awe”- shok e stupore. Oggi è “non sono affari nostri”. Quindi i repubblicani sopra i 50 anni ancora ci pensano e quelli sotto i 35 hanno già deciso che se tocca andare, che ci vada qualcun altro.

I democratici sono ancora più netti con l’ 80% contrari. Anche quando Biden parlava di “difesa della democrazia”, in Ucraina – che molti americani nemmeno sapevano dov’è – la risposta era tiepida. Con Trump è diventata un muro perché la gente ha capito che il copione non cambia, cambiano gli attori e  la storia è sempre la stessa. 

Nel 2003 i media americani facevano da cassa di risonanza. Mappe, esperti, conto alla rovescia. Oggi le mappe ci sono, ma i commenti sotto i video sono tutti uguali: “Prima aggiustate i ponti a Chicago”.

 

L’agenzia di rilevazione Pew dice che il 62% vuole che gli USA pensino ai propri problemi prima di quelli del Medio Oriente. È isolazionismo da supermercato, non da università del tipo  “pagate prima la spesa, poi pensate a Teheran”.

E Trump lo sa. Dopo i raid ha corso ai ripari. “Missione compiuta, programma nucleare distrutto, niente truppe a terra”. Ha cercato di venderla come un intervento chirurgico, non come una guerra. perché i sondaggi interni gli dicono che se la chiamasse guerra, la perde. L’Iraq è partito come guerra e ha trascinato il consenso, l’’Iran parte già senza consenso e quindi non può diventare una guerra.vera e propria.

Il confronto con il 2003 spiega tutto. Allora c’era paura, c’era rabbia, c’era unità. Oggi c’è stanchezza. Allora il nemico era Saddam, cattivo di cartone., oggi il nemico è Teheran, ma il pubblico ha già visto questo film: entri per togliere un dittatore, resti vent’anni, spendi una fortuna, esci peggio di prima. I giovani lo hanno studiato su YouTube, non sui libri e sono contro questa guerra. 

Alla fine l’Iran è diventato il test più duro per la macchina da guerra americana, non perché Teheran sia forte, ma perché l’America è stanca. I giovani non ci credono, gli indipendenti non ci credono, perfino metà base repubblicana non ci crede e quando due americani su tre dicono no prima ancora di partire, nessun presidente può andare avanti a lungo spacciandolola come “una guerra vittoriosa”.

L’Iraq è nato popolare ed è morto impopolare. L’Iran è nato impopolare e probabilmente ci resterà. Il paese che ha esportato guerre per mezzo secolo si è messo a fare i conti in casa, e i conti dicono che una guerra con l’Iran è la più impopolare di sempre. Più dell’Iraq, più del Vietnam, più di tutte.

 

I giovani danno un segnale  che l’establishment non può ignorare perche sono gli elettori dei prssimi anni.

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