Cronaca

Perché Nessy Guerra e la sua bambina di tre anni sono state condotte nel cuore della notte in caserma dalla Polizia egiziana?

di Giuseppe Onorati

 

Alle 4,30 di Mercoledì 1 Luglio, la Polizia egiziana è arrivata presso l’abitazione di Nessy Guerra ed ha prelevato lei e la sua piccola figlia, per condurle in caserma al Cairo, adducendo come ragione del fermo, un ordine esecutivo giudiziario, che permettesse al padre , Tamer Hamouda , di esercitare il diritto di vedere la figlia.

Dopo essere stata avvertita l’Ambasciata italiana, è subito intervenuto il Governo, che ha fatto pressioni affinché Nessy e la sua bambina fossero rilasciate ed affinché fosse loro garantita sicurezza da atti violenti e persecutori da parte dell’ex marito di Nessy, Tamer Hamouda. Grazie a questo intervento del Governo italiano, che ha goduto della collaborazione di quello egiziano, Nessy Guerra e la piccola Aisha sono rientrate a casa in sicurezza.

Poco prima della notizia di rilascio, l’avvocato della Guerra, la dottoressa Agata Armanetti, aveva dichiarato che non poteva esserci nessun ordine esecutivo in merito, in quanto non c’era a monte una sentenza che disponesse per l’affido, la custodia o il diritto di visita; piuttosto, secondo la legale, si è trattato di “un escamotage per arrestare Nessy e mandarla in carcere”, in quanto pende su di lei una condanna penale.

Tutto si è concluso bene. Nessy e la piccola Aisha sono rientrate a casa ma il “prezzo” che si è dovuto pagare è stato l’impegno di Nessy a mantenere stabile la propria dimora, esponendosi all’altissimo rischio rappresentato dalla pericolosità dell’ex marito. Infatti da tre anni, Nessy con la sua famiglia è stata costretta a cambiare dimora perché perseguitata da Tamer, una persona aggressiva, instabile, condannata per gravi reati in Italia (da cui sono già partite tre richieste di estradizione) e che è stato arrestato (e poi rilasciato su cauzione) per gravi minacce al Vice Console italiano ad Hurgada.

Certamente è stato un bene che madre e figlia siano rientrate a casa, grazie al fondamentale intervento del Governo italiano; ciò però dev’essere considerato soltanto un non peggioramento della condizione drammatica ed altamente pericolosa a cui rimane esposta Nessy con la sua famiglia.

Nessy  ha una condanna in secondo grado a sei mesi di detenzione e lavori forzati per adulterio, basata su delle testimonianze ed una confessione rivelatasi estorta da Tamer; Tamer è un individuo pericoloso, instabile, che sta perseguitando Nessy e sua figlia da tre anni e che è arrivato a minacciare un diplomatico; viene rilasciato su cauzione ed ancora è in ballo l’affidamento della piccola Aisha, su cui pende il divieto di espatrio ottenuto dal padre.

Un quadro inquietante, che inevitabilmente fa pensare criticamente alla civiltà giuridica egiziana, solleva dubbi e perplessità in merito a quanto pesi in quella società la corruzione ma soprattutto, porta a chiedersi se sulla vicenda di Nessy e di sua figlia si “proiettino” problematiche riguardanti i rapporti fra Italia ed Egitto.

Il Governo italiano gioca un ruolo fondamentale per raggiungere il migliore dei risultati possibili: riportare in Italia, in sicurezza, Nessy ed Aisha. Il Ministro Tajani ,comunicando l’azione decisiva del Governo per ottenere il rilascio di Nessy e di sua figlia, ha ribadito che si stia lavorando per la soluzione del rientro in Italia di madre e figlia però ormai, non bastano le rassicurazioni che da mesi vengono espresse ; evidentemente ci vuole più incisività politica e diplomatica nel trattare con il Governo egiziano.

Quest’ultima vicenda del fermo di Polizia, con buona probabilità illegittimo, dev’essere un punto limite che spinga il Governo ad aumentare l’intensità del lavoro, per riportare madre e figlia in Italia. Contemporaneamente si auspica che la politica inizi a dedicare un po’ di tempo alla vicenda, soprattutto nelle sedi istituzionali, come ha fatto timidamente per quest’ultimo accaduto, con una interrogazione parlamentare a risposta immediata posta al Ministro per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale.

La vicenda di Nessy e della sua bambina si conferma sempre più drammatica ed inquietante e richiede sforzi maggiori affinché si arrivi al miglior risultato possibile: il rientro in Italia di madre e figlia.

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