La guerra di Trump

Hormuz è al centro del calcolo iraniano e statunitense

di Balthazar

 

Martedì, due petroliere sono state attaccate mentre transitavano nello stretto di Hormuz attraverso un passaggio in acque dell’Oman. I paesi del Golfo hanno risposto condannando bruscamente gli attacchi e incolpando l’Iran. Gli Stati Uniti hanno poi lanciato attacchi sul territorio iraniano, a cui Teheran ha risposto colpendo Bahrein e Kuwait.  Trump ha ora deciso che il memorandum d’intesa (MoU) che l’Iran e gli Stati Uniti hanno firmato è nullo.

Lo stretto di Hormuz sta diventato la questione centrale nella guerra USA-Israele con l’Iran iniziata il 28 febbraio, ma l’interruzione del traffico nello stretto ha un prezzo immediato e costoso  per l’Iran, per i suoi vicini del Golfo, e per un’economia globale che ha trascorso quattro mesi e mezzo nel tenativo di assorbire il più grande shock di approvvigionamento petrolifero nella storia del mercato moderno.

Le consedguenze per l’Iran

Per Teheran, lo stretto è la sua carta più forte , ma anche più  costosa.Il greggio iraniano, una volta venduto per $ 3 al barile ora viene venduto  con uno sconto del 20,  ma le esportazioni di petrolio del paese sono crollate di oltre il 90% a maggio mentre il blocco navale degli Stati Uniti ha spremuto la sua flotta ombra.

Anche prima della guerra, la Banca Mondiale aveva previsto che l’economia iraniana si sarebbe contratta nel 2026., ma ora l’impatto del crollo delle vendite di petrolio sarà di vasta portata. Il Tesoro degli Stati Uniti il 22 giugno  aveva  cocesso  di 60 giorni  all’Iran per vendere petrolio a tassi di mercato fino al 21 agosto, ma ora questo accordo è stato annullato.

L’insistenza dell’Iran nel volere l’autorità congiunta  con L’Oman sullo stretto con un  sistema di tasse di transito o “oneri di servizio” per le navi di passaggio, era gia contestata dagli USA , ma per Teheran il la disputa non riguarda  le entrate del pedaggio –  piuttosto modesto rispetto al suo reddito petrolifero – riguarda  la sua sovranità  su una strozzatura che è il suo unico vero punto di leva,  anche una volta che le sanzioni venissero revocate e recuperati I 25 miliartdi di asset iraniani “scongelati.

Le conseguenze per gli stati del Golfo

Per gli Stati del Golfo, la crisi dello Stretto di Hormuz significano improvvisare soluzioni geografiche diverse.  L’Arabia Saudita ha reindirizzato il greggio attraverso il suo gasdotto Est-Ovest di circa 1.200 km fino al porto del Mar Rosso di Yanbu, e gli Emirati Arabi Uniti si sono appoggiati sulla linea Habshan-Fujairah fino al Golfo dell’Oman, ma  questi gasdotti, aggirando Hormuz, fanno transitare  transitare solo 9 milioni di barili al giorno contro  I 20 milioni antecedenti il conflitto.

Gli li attacchi iraniani hanno tagliato la produttività del gasdotto Est-Ovest di circa 700.000 barili al giorno in aprile e gli attacchi con i droni hanno interrotto il carico a Fujairah. Le esportazioni di greggio di origine marittima dagli Stati del Golfo, escluso l’Iran, sono diminuite di circa la metà tra febbraio e marzo.

Per il  Qatar – che ospita i colloqui tra Iran e Stati Uniti, –  la sua intera industria di esportazione di GNL lo obbliga a premere per una soluzione del conflitto che ormai si allontana di giorno in giorno.

L’Oman, coinvolto nella rivendicazione della sovranità dell’Iran come co-proprietario delle acque territoriali dello stretto, è combattuto fra   tra l’interesse commerciale per una risoluzione della guerra , e il richiamo alla  Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare. L’Iraq – dipendente dai suoi terminal del Golfo –  ha invece esplorato una rotta di esportazione a nord attraverso la Turchia. .

Comunque ssuna di queste soluzioni alternative è economica, e tutte sono politiche e commerciali, legando le fortune economiche delle capitali del Golfo a un accordo tra Stati Uniti e Iran.

Le conseguenze a livello globale

Ancora più rilevanti sono le conseguenze a livello globale  – secondo le stime dell’Fondo Monetario Internazionale –  l’economia globale può rallentare fino al 2,8% nel 2026  dal 3,4% dell’anno scorso a causa della chiusura dello stretto.

La Cina ha subito il danno maggiore di questa situazione : Pechino importa quasi il 40%  di greggio attraverso lo stretto di Hormuz e acquista oltre l’80% delle esportazioni di petrolio dell’Iran, rendendola contemporaneamente il cliente più importante di Teheran e uno degli Stati  più esposti della guerra. Il Giappone, che importa  il 70 %del suo greggio mediorientale attraverso lo stretto, ha già sfruttato le riserve strategiche.

Per le economie dipendenti dalle importazioni in tutta l’Asia e l’Europa, il destino dello stretto non è un’astrazione della diplomazia del Medio Oriente, ma si riflette sui prezzi del carburante, del trasporto merci e dei fertilizzanti dei quali  il 30% del commercio passa anche attraverso Hormuz. L’indice dei prezzi dei fertilizzanti della Banca Mondiale è aumentato di oltre 12% nel primo trimestre del 2026 e da allora è salito al livello più alto dall’ottobre 2022, colpendo agricoltura e alimentazione soprattutto dei Paesi più poveri.

Un accordo che riapr lo stretto di Hormuz senza risolvere chi lo controlla rischia di ricreare la stessa instabilità che ne ha determinato la chiusura : se  Washington  concede all’Iran  all’autorità del pedaggio iraniana rischia di creare un precedente anche un precedente, ma nel frattempo   l”economia globale soffoca , Quindi  nessuna delle due parti può permettersi di tenere chiuso HormUz né concordare come riaprire.

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