Esteri

L’AI tra inclusione e potenza: la strategia cinese contro la Pax Silica americana

di Michelangelo Meta

In occasione dell’annuale edizione della World Artificial Intelligence Conference (WAIC) tenutasi a Shangai lo scorso 17 luglio, la Cina ha messo in guardia il mondo dalle “nuove ingiustizie storiche” derivanti dalle disparità globali nell’accesso al progresso tecnologico. Il discorso di Xi Jinping in occasione dell’evento ha infatti rimarcato il pericolo dell’insorgenza di nuove forme di sfruttamento che riguarderebbero in particolare il Sud Globale, principale escluso dallo sviluppo tecnologico e dalle potenzialità dell’AI. La necessità di una cooperazione mondiale nella nuova frontiera dell’intelligenza artificiale ha poi scandito i momenti salienti del discorso di Xi, presentando il modello cinese come il più efficace e rappresentativo esempio di inclusione ed apertura scientifica ai paesi in via di sviluppo.

Si spiega così la costituzione della World Artificial Intelligence Cooperation Organization, organizzazione internazionale radunante 29 paesi con l’obiettivo di allargare la governance e l’accesso al settore dell’intelligenza artificiale. Tra le misure introdotte, la condivisione di modelli open AI con il resto del mondo e lo stanziamento di fondi per programmi di formazione. Tutto ciò in collaborazione con le varie organizzazioni rappresentanti i paesi in via di sviluppo, come l’Unione Africana e la Lega degli Stati Arabi.

Per quanto apprezzabili, tuttavia, le promesse di Pechino devono essere inserite in un quadro analitico più ampio, concernente la mai sopita competizione strategica tra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare. La costituzione di una nuova “alleanza” a trazione cinese nel settore dell’intelligenza artificiale risponde infatti alla volontà di abbattere la “cortina di ferro dell’AI” innalzata da Washington, tentando di ridisegnare in tal modo regole ed equilibri in un mercato fortemente conteso e combattuto a colpi di sanzioni e liste di proscrizione. Il modello “universale” cinese si contrappone infatti alla Pax Silica occidentale, partnership lanciata nel 2025 dalla Casa Bianca nel tentativo di proteggere le supply chains dei minerali e delle componentistiche necessarie per le nuove tecnologie del futuro. Una contrapposizione che ha visto emanare da entrambe le parti sanzioni e licenze commerciali speciali, come quelle stabilite nella lista del Pentagono dello scorso giugno nei confronti di giganti cinesi, come BYD, Alibaba e Baidu.

Related posts

L’insegnamento del Cardinale Pizzaballa

Redazione Ore 12

L’ex Presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernandez può essere estradato negli Stati Uniti

Redazione Ore 12

      Gran Bretagna : il declino di un ex-impero

Redazione Ore 12