Esteri

Cuba, gruppi economici multinazionali pianificano la spartizione delle sue risorse

di Balthazar

Il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato una nuova tornata di sanzioni contro i settori del turismo, dell’energia, del commercio e della sicurezza a Cuba. È l’ultima mossa di una campagna di “massima pressione” che punta a mettere in crisi il governo dell’isola entro la fine dell’anno.
A Cuba la situazione economica e sociale è precipitata. I blackout nazionali sono ormai quasi settimanali. Senza elettricità viene a mancare anche l’acqua corrente. I bambini non vanno a scuola perché gli insegnanti non riescono a raggiungere il posto di lavoro. Molti lavoratori restano a casa e le attività private chiudono.
Con il carburante scarso e pochi voli internazionali, il turismo è crollato. Con esso crollano anche i redditi dei cubani indipendenti che ci lavorano. Ospedali e cliniche funzionano a singhiozzo. I rifiuti si accumulano per strada e favoriscono malattie trasmesse da zanzare e virus. Il cibo si deteriora nei porti, nei campi e nei frigoriferi, mentre la valuta locale si svaluta rapidamente.
Sono aumentati i voli di sorveglianza USA al largo delle coste cubane. Sono circolate notizie su un possibile invio della 101ª Divisione Aviotrasportata. Raúl Castro è stato incriminato e il Dipartimento di Stato ha pubblicato un rapporto che definisce Cuba un “vicino centro terroristico”.


I tentativi di dialogo 

Nonostante la linea dura, ci sono stati contatti diretti tra Washington e L’Avana. Il 10 aprile funzionari del Dipartimento di Stato hanno incontrato le controparti cubane. Il 14 maggio il direttore della CIA John Ratcliffe ha avuto un incontro con l’intelligence cubana. Il 29 maggio il comandante del SOUTHCOM ha parlato con generali cubani a Guantanamo Bay.
Lo stesso Rubio avrebbe avuto contatti con Raul Guillermo Rodríguez Castro, nipote dell’ex presidente Raúl Castro, noto come “Il Granchio”. Secondo fonti, avrebbe incontrato anche ex dirigenti della Trump Organization all’Avana.
A marzo gli USA avevano permesso l’attracco di una petroliera russa all’Avana, dando un sollievo temporaneo all’economia. Da lì in poi però i progressi si sono fermati. Un piano per inviare regolarmente petroliere USA al settore privato cubano è stato bloccato entro un giorno dall’annuncio.

Nel frattempo catene alberghiere spagnole come Meliá e Iberostar, compagnie di navigazione francesi e tedesche come CMA CGM e Hapag Lloyd, e i colossi delle carte di credito Visa e Mastercard hanno sospeso le proprie attività sull’isola.

L’ipotesi privatizzazioni 

Dietro le sanzioni potrebbe esserci anche un piano di acquisizioni. Dopo il ritiro della canadese Sherritt International, principale investitore straniero a Cuba, si parla di vendita di quote in joint venture per nichel e cobalto. Anche una società mineraria australiana starebbe trattando.
Con centinaia di hotel di lusso quasi vuoti, le catene USA, inclusa quella di Trump, potrebbero rilevarli a prezzi bassi. Le nuove sanzioni contro l’esercito e le compagnie turistiche statali stanno forzando il governo cubano ad avviare privatizzazioni di asset chiave.
Secondo alcune fonti, investitori emiratini ed egiziani con legami vicini a Trump starebbero proponendo lo sviluppo di “Trump Island” su un isolotto amministrato dai militari nel centro-nord dell’arcipelago.

Anche il terminal container del porto di Mariel e il principale centro affari internazionale dell’Avana sarebbero stati scorporati da qualsiasi affiliazione militare.
Imprenditori cubani, cubano-americani e stranieri sarebbero in trattative avanzate per assumere la gestione di queste infrastrutture.

Lo’obiettivo dichiarato sarebbe smantpellare il conglomerato militare GAESA e aprire ai privati il mercato petrolifero. Eppure le stesse misure di Rubio starebbero bloccando anche queste possibili vie d’uscita.

La strategia USA

La strategia attuale sembra puntare a creare una dipendenza economica dagli Stati Uniti senza provocare un collasso totale.

Si tagliano le fonti di reddito dell’econpomia cubana e si convogliano cibo, carburante, rimesse e beni di consumo attraverso aziende autorizzate con sede in Florida. Gli USA hanno inviato anche modesti aiuti umanitari tramite organizzazioni religiose, per un impegno totale di 100 milioni di dollari in un periodo non specificato.
Le Nazioni Unite e gli alleati di Cuba come Vietnam, Cina, Messico e Brasile hanno fornito cibo, medicine e pannelli solari. Ma si tratta di quantità che non possono sostituire i miliardi necessari per invertire il declino del tenore di vita.
L’Avana ha risposto annunciando le riforme economiche più radicali degli ultimi 60 anni per attrarre capitali stranieri. Avranno però scarso impatto se non arriverà la revoca delle restrizioni USA e normative chiare per dare certezza giuridica agli investitori.
Con Trump che avverte “molte cose accadranno a Cuba nei prossimi due mesi” e con la vita sull’isola che diventa sempre più insostenibile, il tempo stringe. Il governo cubano scommette di poter resistere almeno fino a gennaio, quando un possibile cambio di maggioranza al Congresso USA potrebbe frenare un’ulteriore escalation economica o militare.

 

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