La guerra di Putin

La guerra senza confini di Zelensky e l’illusione del Mar Caspio

Foto Roberto Monaldo / LaPresse 13-05-2023 Roma Politica Palazzo Chigi - Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni incontra il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky Nella foto Volodymyr Zelensky 13-05-2023 Rome (Italy) Politics Chigi palace - Prime Minister Giorgia Meloni meets the President of Ukraine Volodymyr Zelensky In the pic Volodymyr Zelensky

 

Diario dal Fronte Globale: L’incursione nel bacino protetto di Mosca cambia le regole, ma non le sorti del fronte

di Balthazar

Per oltre due anni e mezzo, il Mar Caspio h rappresentato per l’asse strategico formato da Mosca e Teheran un porto franco, una rotta invisibile e inaccessibile al riparo da sanzioni occidentali, sguardi internazionali e, soprattutto, dai droni della marina ucraina.

Il risultato del raid è stato sicuramente enfatizzato da Zelnsky nel suo incontro con Trump tentando di dimostrare  che l’Ucraina sarenne in grado di aiutare gli Stati Uniti nel suo conflitto in corso con l’Iran ingraziandosi il presidente americano sopratutto nella fornitura di Patriots o altri missili a lunga gittata per colpire sempre più in profondità la Russia.

Se non fosse che il dispendio di munizioni contro gli ayatollah sta allarmando il Pentagono che vede rapidamente esaurirsi le sue scorte, tanto che ad ogni ripresa degli attacchi Trump impone una pausa con il pretesto di riavviare colloqui di oace.

La collocazione geopolitica del Mar Caspio

Chiuso tra le sponde dell’Eurasia, questo specchio d’acqua interno ha visto scorrere sui propri fondali centinaia di navi cariche di componenti ad alta tecnologia, munizioni per l’artiglieria e gli ormai tristemente noti droni suicidi Shahed, destinati a colpire le città e la rete elettrica dell’Ucraina.

L’inaspettato raid condotto dalle forze d’élite di Kiev contro la nave da carico iraniana Ana e la corvetta russa di scorta Stupinets ha ridisegnato d’un tratto i confini geopolitici della guerra. Inoltrandosi per oltre un migliaio di chilometri oltre le linee nemiche, i vettori senza pilota ucraini hanno infranto la certezza di inespugnabilità che dominava le banchine di Astrachan e di Anzali.

La reazione immediata della diplomazia iraniana, scaturita in formali proteste e minacce di ritorsione nei confronti delle rappresentanze europee, segnala quanto il colpo abbia colto di sorpresa i due alleati, anche se per ora. Minacce a parte, Teheran si è limitata a chiedere il risarcimento dei danni.

Una vittoria d’immagine, un dilemma strategico

Se sul piano dell’ingegneria militare e dell’intelligence l’operazione ucraina è da considerarsi un successo impressionante — la dimostrazione di una capacità di proiezione di potenza che pochissime nazioni al mondo possiedono —, sul piano pragmatico l’impatto sul corso generale della guerra appare decisamente più sfumato.

Il primo nodo risiede nell’asimmetria del danno. Neutralizzare o danneggiare un singolo convoglio nel Caspio ha un enorme valore propagandistico, ma non paralizza l’arteria logistica del Corridoio Nord-Sud.

Per fare una reale differenza sulle capacità di fuoco russe sul fronte orientale, servirebbe una pressione continua ed estesa che Kiev, a causa della limitatezza dei propri droni strategici, non può permettersi di mantenere a lungo su quella distanza.

Il raid rischia di produrre effetti collaterali indesiderati sul piano delle alleanze regionali.

Il Mar Caspio è l’incrocio vitale anche per nazioni come il Kazakhstan e l’Azerbaigian, attori che in questi anni hanno cercato con fatica di mantenersi neutrali, offrendo sponde commerciali all’Occidente senza provocare la Russia.

Portare le esplosioni e la minaccia di attacchi con droni in questo bacino rischia di danneggiare il commercio di beni neutrali e di spingere queste nazioni a chiedere garanzie di sicurezza proprio alla marina militare di Mosca, rafforzando paradossalmente la presa russa sull’Asia Centrale.

La tentazione dell’allargamento

Infine, rimane l’enigma della reazione iraniana. Se fino ad oggi Teheran ha mantenuto una forma di formale diniego rispetto all’invio di armi letali alla Russia, l’attacco diretto alle sue risorse navali fornisce agli elementi più radicali del regime degli Ayatollah il pretesto per scalare l’impegno militar fornendo missili balistici a medio e lungo raggio al Cremlino.

L’incursione nel Caspio dimostra che l’Ucraina è disposta a portare il conflitto ovunque la Russia cerchi riparo. Rimane da capire se questo allargamento dello spazio di scontro servirà davvero a piegare la resistenza economica di Mosca o se finirà per complicare ulteriormente il già fragile quadro delle relazioni internazionali intorno alla guerra.

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