di Balthazar
Nelle ultime settimane, un attacco a sorpresa alle forze statunitensi in Giordania, mosse che sembrerebbero un’escalation autolesionista, per uno Stato gravemente danneggiato anche da una forte pressione economica,
Ma qualunque siano le intenzioni di Washington, Teheran interpreta sempre più le sanzioni, i negoziati, i cessate il fuoco come fatti temporanei e non si aspetta alcun sollievo dalle sanzioni o una de-escalation, anzi, gli esperti di Responsible Statecratt ritengono che l’Iran sia convinto che la guerra continuerà – in diverse forme -fino alla fine della presidenza di Donald Trump.
La guerra ha severamente punito l’economia iraniana. Oltre 23.000 attacchi statunitensi e israeliani hanno severamente danneggiato energia, industria, trasporti e infrastrutture civili del Paese, ancora funzionanti nonostante decenni di sanzioni onerose. Il paese sta vivendo la più grande contrazione nel suo mercato insieme al più alto tasso di inflazione nella sua storia moderna.
La guerra ha profondamente cambiato la percezione dei costi da parte dell’Iran e la sua logica decisionale senza che siano stati sostituiti i vecchi leader politici conservatori – nonostante gli omicidi mirati – e I comandanti dl Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC). Spranza che ha deluso amche molti commentatori occidentali.
L’esperienza iraniana di negoziati falliti con gli Stati Uniti prima dei due principali attacchi aerei nel 2025 e 2026. ha intensificato la percezione delle elite dominanti in Iran che un accordo globale con l’amministrazione Trump sia praticamente irraggiungibile.
Trump non può fornire un accordo duraturo perché non può pagarne costo politico a casa sua, o non vuole e anche se Washington volesse cambiare rotta, la cerchia ristretta del presidente – lo impedirebbe.
Con il (MoU) i bombardamenti si sono fermati, e il blocco è stato revocato nonostante alcune violazioni del cessate il fuoco in Libano. Ma gli incentivi economici promessi non si sono mai realizzati. Teheran ha esportato miliardi di dollari di petrolio ma non ha mai ricevuto i 12 miliardi in attività estere congelate., limitando l’attuazione dell’accordo e danneggiando l’immagine eam negoziale iraniano in patria.
Ora gli iraniani sono profondamente insoddisfatti del meccanismo, previsto dal MOU per l’assegnazione delle sue risorse congelate da destinare anche alla importazione cibi e medicine essenziali, e hanno accusato di essere stati ingannati a Doha.
A Teheran il sospetto è che gli Stati Uniti avessero messo in pausa i loro attacchi per ricostruire nel frattempo le sue difese, i suoi obiettivi militari, far scendere i prezzi del petrolio e gestire le rimostranze interne prima di tornare in guerra.
In Iran, un fragile memorandum d’intesa senza un chiaro beneficio economico è stato visto come una pausa unilaterale che ha esposto la Repubblica islamica alle pressioni sociali e politiche che si erano attenuate durante il tempo di guerra. Mentre l’inflazione, la disoccupazione, la povertà e la cattiva gestione alimentavano la rabbia dell’opinione pubblica, le lotte di potere tra le fazioni politiche iraniane .
A questo punto l’unica alternativa probabile è la continuazione ad oltranza della guerra più in attesa della scadenza del mandato di Trump – e delle decisioni del suo successore – che non del risultato delle elezioni americane di midterm di novembre.
Con il risultato di smentire platealmente l’affermazione di Trump e dei Maga: non più guerre lunghe e costose che coinvolgano gli Stati Uniti al difuori de propri confini e nella speranza che proprio questa guerra prolungata – già invisa dalla maggioranza della popolazione americana – segni la fine politica del Tycoon.
Strategia che potrebbe anche essere valida se l’Iran fosse in grado di resistere per I prossimi due anni – il che non è detto e se il conflitto non si allargasse – come in parte già di fatto – a tutti gli alleati americani in Medio Oriente e finisse per coinvolgere direttamente l’Europa ed altri alleati già in movimento per sbloccare lo Stretto di Hormuz e prevenire gli attacchi Houti sullo stretto del mar Rosso.
Ma se tale prospettiva è anche accettabile dalla Russia che vede un indebolimento del supporto occidentale a Kiev, non è certo che lo sia anche per la Cina che vede transitare dal Golfo una parte rilevante della sua energia.
