Esteri

Nepal: morti salgono a oltre 600 e aumentano i dispersi, preoccupa lago che si è formato da ghiacciaio

 

di Irene Panzeri

(LaPresse) – Man mano che proseguono i soccorsi, dal fango continuano a essere estratti i corpi ormai senza vita delle vittime dell’alluvione che ha investito mercoledì il confine tra Nepal e Tibet. Il bilancio ha raggiunto oltre 600 vittime ma i dispersi sono saliti a quasi duemila, tra cui oltre 500 cittadini stranieri. L’esercito nepalese è stato dispiegato per aiutare a soccorrere più di 100 persone che si ritiene siano intrappolate all’interno di un tunnel di una centrale idroelettrica nel distretto più colpito del Paese. Finora, solo due uomini sono stati tratti in salvo e le ricerche continuano. In Tibet, le autorità cinesi hanno comunicato 5 decessi e oltre 500 persone che risultano irreperibili. “Abbiamo visto arrivare la valanga, eravamo a pochi chilometri dal confine Nepal-Cina, che è stato spazzato via completamente da un’onda gigantesca. Siamo arrivati al villaggio di Timure, a pochi chilometri dalla frontiera. A un certo punto abbiamo sentito un boato enorme e abbiamo visto che a 30 metri da noi è cascata una montagna”, ha raccontato ad Associated Press l’italiano Stefano Lotumolo, sopravvissuto alla devastazione insieme alla compagna, Valentina Piccinini che sui social ha scritto: “I nepalesi mi hanno salvata”. “Dopo 30 secondi, un minuto, anche il nostro pullman è stato spazzato via, perchè poi l’acqua è tornata indietro e ha portato via tutto il villaggio”, ha aggiunto Lotumolo, “la vallata è stata distrutta per chilometri e chilometri”.

La polizia nepalese ha emesso un nuovo allarme dopo aver ricevuto informazioni secondo cui una diga sul versante tibetano era crollata. A preoccupare è anche il lago che si è formato a poco meno di 3mila metro sulle montagne dell’Himalaya, a seguito del crollo di un ghiacciaio che, a sua volta, ha innescato le inondazioni. Gli esperti hanno avvertito che il lago sta iniziando a straripare e che il suo livello si è già abbassato di circa 10 metri rispetto al picco raggiunto giovedì mattina. Ai soccorritori diretti verso la zona del disastro è stato ordinato di fermarsi per il timore che il lago potesse rilasciare ulteriori torrenti d’acqua e detriti. Circa 680 soccorritori hanno infine raggiunto a piedi e tramite gommoni la zona più colpita a Gyirong, sul lato cinese. Alcuni sono stati calati da droni giunti sul posto.

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