di Balthazar
C’era una volta una superpotenza globale con un’ossessione per una piccola isola nei Caraibi. Oggi: il “blocco energetico” targato Donald Trump ha superato quota 200 giorni, Il piano della Casa Bianca è di un’eleganza cristallina: togliere letteralmente la spina a un intero Paese per dimostrare al mondo quanto sia inefficiente il socialismo quando non ha la luce. Generoso, no?
La realtà sul campo, per gli oltre dieci milioni di cubani, è un filino diversa dal trionfalismo USA festeggiato su Truth Social da The Donald.
Tra blackout che sfiorano l’intero ciclo solare e pompe dell’acqua ferme, la vita quotidiana è diventata un’impresa d’altri tempi. Le famiglie cucinano a legna, gli ospedali incrociano le dita sperando che la poca “generazione elettrica distribuita” non esali l’ultimo respiro e la gente vive letteralmente come le lucciole — sperando in quel quarto d’ora di corrente per ricaricare un telefono o non far marcire un pezzo di carne.
Ma Washington ci rassicura: cheè solo pressione per ripristinare la libertà e la democrazia compresa quella di rimanere al buio a 35 gradi all’ombra.
Intanto, la geniale morsa delle sanzioni ha ottenuto esattamente il suo consueto effetto da manuale geopolitico: far fuggire chiunque abbia meno di trent’anni e fare la fame a chi resta. Eppure, se a Washington contavano su una resa di Cuba in ginocchio entro l’estate, la fisica e la storia cubana continuano a riservare pessime sorprese ai teorici del regime change da poltrona fra I quali il più assatanato è il segretario di stato Marco Rubio. .
Il settore privato cubano (MiPyMEs) ad esempio sta affrontando la crisi energetica riorganizzandosi per sopravvivere. Circa la metà dei piccoli imprenditori sta investendo in pannelli solari, generatori e batterie – in gran parte cinesi – per non dipendere dalla rete statale.,Sfruttando le recenti aperture, le imprese private hanno iniziato a importare autonomamente carburante ed energia..
Gli sviluppi immanenti: cosa succederà domani?
Mentre il blackout attanaglia le province orientali, la crisi sta accelerando dinamiche che ribaltano le aspettative dei sanzionatori.
Esclusi dai mercati del greggio presidiati dalla marina USA, i tecnici cubani stanno gettando il cuore oltre l’ostacolo. Con il supporto della Cina, l’isola sta installando parchi solari a ritmi mai visti. Ironia della sorte? Il blocco del petrolio rischia di trasformare Cuba nel primo Paese dei Caraibi ad affrancarsi a forza dai combustibili fossili.
Il pressing USA per smantellare le brigate mediche cubane all’estero sta provocando attriti insospettabili. Regioni come la Calabria ed enti internazionali stanno iniziando a far notare che togliere i dottori cubani non “libera” nessuno, si limita a chiudere i pronto soccorso. Non solo, perchè con le aperture storiche alle micro-imprese private e ai mercati locali, l’Isola sta cambiando pelle dall’interno.
La strategia di affamare le persone per farle amare la democrazia mostra ancora una volta la sua tragica stupidità. Cuba soffre, stringe i denti e si reinventa ogni notte al lume di una candela. Chi pensava di spegnere un’idea staccando un contatore si accorgerà presto che l’unica cosa rimasta davvero al buio è la vista di Washington.
