Esteri

Israele, sette ottobre. C’è un tassello in più

di Giuseppe Onorati

 

Una notizia può rappresentare quel valore informativo in più utile ad orientarsi in un panorama complesso, nel quale la storia c’immerge.

Tale funzione potrebbe avere ciò che il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato come risultato di un’inchiesta. Anticipando estratti del nuovo libro del giornalista Shlomi Eldar, sul quotidiano israeliano, è stato rivelato che verso la fine di Settembre 2023, il Presidente degli Emirati Arabi, Mohammed bin Zayed, avrebbe telefonato a Benjamin Netanyahu, avvertendolo dell’intenzione da parte di Hamas di sferrare un  violento attacco ad Israele, con serio rischio di destabilizzazione regionale e compromissione degli Accordi di Abramo ma il Primo Ministro israeliano non avrebbe avvertito le forze di sicurezza. Più nello specifico, la notizia è basata su fonti anonime israeliane e straniere, secondo cui tutto sarebbe partito da conversazioni fra il capo di Hamas presso Gaza, Sinwar ed un intermediario palestinese chiamato in codice Occhi Neri, un dirigente di Fatah in rapporti sia con Hamas, che con lo Shin Bet, il servizio d’intelligence israeliano per la sicurezza interna. Occhi Neri è impegnato a mediare in una trattativa per una tregua fra Hamas ed Israele, la quale prevede il rilascio di due civili israeliani e due corpi di soldati morti a Gaza, in cambio di trenta prigionieri palestinesi chiusi nelle carceri israeliane; ad Agosto si arena il negoziato, in quanto Netanyahu continua a rimandare la convocazione della commissione interministeriale per il rilascio dei trenta prigionieri. Questo comportamento del Capo del Governo israeliano è letto da Sinwar come una volontà negativa di realizzare l’accordo ed a inizio Settembre Hamas cessa di trattare con l’intelligence israeliana ed avvisa Occhi Neri che senza progressi nei negoziati, scatenerà un “terremoto”. A questo punto, l’intermediario Occhi Neri, tramite un consigliere del Presidente degli Emirati Arabi Uniti (che probabilmente potrebbe corrispondere a Mohammed Dahlan, rivale di Abu Mazen, esiliato da anni negli Emirati) Mohammed bin Zayed, riferisce al Presidente  questa intenzione di Hamas ed il 15 Settembre informa lo Shin Bet, che a sua volta informa Netanyahu, proponendo l’eliminazione di Sinwar. Il Capo del Governo israeliano, dice di predisporre un piano in merito ma mai prende una decisione ed a fine Settembre il Presidente degli Emirati Arabi Uniti telefona personalmente a Benjamin Netanyahu per avvisarlo del grave rischio che Israele stia correndo.

Questa telefonata è stata negata da Netanyahu, accusando Haaretz di aver scritto una menzogna, mantenendo invece ferma la versione che semplicemente l’IDF e lo Shin Bet non avrebbero dato il giusto peso a segnali di un’azione aggressiva di Hamas la notte precedente a quella dell’attacco del 7 Ottobre, ritenendo quindi che non fosse necessario avvertire le istituzioni politiche. Quindi anche in questa occasione il Capo del Governo israeliano continua a sostenere che si sia trattato di un tragico errore di valutazione da parte delle forze di sicurezza israeliane, che se lo avessero avvertito probabilmente la storia sarebbe andata diversamente, mantenendo un argomento di tenuta debole con velleità propagandistiche (consideriamo anche che siamo a poco più di un mese dalle elezioni), rappresentandosi baluardo della sicurezza israeliana, cardine politico su cui ha fondato il genocidio a Gaza, gli attacchi al Libano e la guerra con gli U.S.A. all’Iran.

Continua con un argomento di debole tenuta in quanto l’efficienza dell’intelligence e delle forze di difesa israeliane, impegnate in un contesto critico, come quello in cui si trovi Israele, non rendono possibile immaginare una sottovalutazione di segnali di pericolo per negligenza, né tantomeno che si prendano arbitrarie iniziative di non comunicare con ranghi decisionali della politica, sovrapposti nella catena istituzionale d’implementazione della sicurezza. Soprattutto non è immaginabile e difficilmente spiegabile che un baluardo di tecnologie applicate alla sicurezza (anche declinata in forme di aggressione smodata, come Israele ultimamente ha mostrato e come nel report per l’Onu di Francesca Albanese si è ampiamente documentato) come è Israele, con efficientissimi sistemi di controllo ai confini ed invalicabili argini, possa aver subito un attacco come quello del 7 Ottobre, salvo considerare ipotesi di inefficienze “ad hoc” ed errori intenzionali.

Se questa rivelazione di Haaretz la poniamo in un contesto più ampio, ci permette di avanzare una ragionamento carico di validità orientativa per l’opinione pubblica. Gli Emirati Arabi Uniti hanno un forte interesse a mantenere stabilità nella regione mediorientale e i rapporti strategici ed economici stretti con Israele, evidenziano questo interesse, oltre a quello di mire sul Mediterraneo orientale, trovando qui, come insidia geopolitica, l’espansionismo neo-ottomano di Ankara . Quindi per gli Emirati, i rapporti con Tel Aviv hanno forte importanza, elemento che giustificherebbe abbastanza l’interesse per un avvertimento al fine di evitare un evento come quello del 7 Ottobre, detonatore d’instabilità nella regione.

Dal suo canto Netanyahu nega che vi sia stato un avvertimento da parte del Presidente degli Emirati, bolla un devastante attacco subito da Israele come un errore nei servizi difensivi (si consideri anche le difficoltà rese per l’istituzione di una commissione d’inchiesta parlamentare sul 7 Ottobre) ma reagisce con un’azione genocida contro i palestinesi a Gaza, per poi, sulla scorta dell’argomento di vitali interessi difensivi, intraprendere attacchi contro il Libano e trascinare gli U.S.A. in un pantano bellico contro l’Iran, con una politica che aumenta in modo esponenziale l’instabilità nel Medio Oriente. Tutto sembra dimostrare come Il Governo israeliano abbia voluto subire quell’attacco per giustificare le reazioni.

A questo punto del ragionamento è interessante ed utile considerare il risultato di un’indagine sul 7 Ottobre condotta dai giornalisti d’inchiesta Franco Fracassi e Paola Pentimella Testa, disponibile nel libro uscito nei mesi scorsi dal titolo 7 OTTOBRE L’INGANNO. Tale inchiesta raffigura il terribile evento del 7 Ottobre 2023 come un nuovo 11 Settembre, con cui condividerebbe la regia e che vedrebbe questa essere condotta da una rete di super-logge massoniche transnazionali, di matrice islamica, ebraica e del mondo anglosassone. Nello specifico, per l’economia del ragionamento affrontato, fra gli architetti del 7 Ottobre vi sarebbero la super – loggia ebraica B’nai B’ rith con sede a Washington, di cui fa parte  Benjamin Netanyahu e la islamica Naqshbandiyya, con sede ad Istambul e della quale fanno parte vari esponenti di Hamas ed il Presidente della Turchia Erdogan. Queste informazioni aiutano a comprendere come il potere si organizzi in forme che sfuggono ad una rappresentazione superficiale ma che tuttavia, una volta colte, offrano una lettura molto coerente con lo svolgersi della storia, altrimenti difficile se non impossibile da ottenere.

Se abbiamo a mente quanto l’inchiesta di Fracassi e Pentimella Testa ci dice, andiamo oltre l’intuizione ed abbiamo elementi che fondino l’ipotesi più valida attorno al 7 Ottobre e cioè che il Governo israeliano si sia “voluto distrarre” e lasciar fare, trovando in una parte degli antagonisti dei complici, partecipanti ad un  gioco d’interessi a somma positiva, anche se tragico per parecchi israeliani, palestinesi e per il Medio Oriente.

Fino ad ora questa sembrerebbe essere la pista più coerente con il complessivo svolgersi degli eventi; vedremo se la storia futura confuterà o confermerà questa strada.

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