Esteri

L’illusione del controllo israeliano nella Siria post-Assad

FILE - Syrian President Bashar Assad, center, waves to his supporters at a polling station during the Presidential elections in the town of Douma, in the eastern Ghouta region, near the Syrian capital Damascus, Syria, May 26, 2021. President Bashar Assad will head to China later this week in his first visit to Beijing since the country's conflict started 12 years during which China was one of his main backers, his office said Tuesday. (AP Photo/Hassan Ammar, File) Associated Press/LaPresse Only Italy And Spain

 

di Balthazar

La caduta del regime ba’athista ha apparentemente spalancato a Israele le porte della Siria meridionale. Approfittando del nuovo contesto politico, Tel Aviv ha stabilito quattro zone d’influenza e avamposti avanzati – dal Monte Hermon alla provincia di Daraa – che le consentono di stazionare truppe ed effettuare incursioni regolari.

Lo Stato Maggiore israeliano ipotizza persino un’ulteriore spinta in profondità verso Suwayda, Damasco e la regione orientale di Deir ez-Zor per realizzare il cosiddetto “Corridoio di Davide”. Tuttavia, un’occupazione di terra su vasta scala è  frenata solo dai complessi equilibri diplomatici che legano gli Stati Uniti di Trump alla nuova leadership siriana di al-Sharaa.

Nonostante la forte presenza militare e l’uso intensivo della sorveglianza aerea, Israele non è riuscito a risolvere il suo problema strategico principale. Le province del sud continuano infatti a fungere da snodo fondamentale per il passaggio d’armi verso il Libano e Hezbollah.

Dopo il crollo di Assad, le Guardie della Rivoluzione Iraniana si sono rapidamente riorganizzate sfruttando la fase di transizione per creare nuove rotte logistiche attraverso Daraa. Per mantenere vivi i collegamenti tra Iran, Iraq e Libano, Teheran ha stretto alleanze con ex ufficiali siriani “riabilitati” dal nuovo governo e con gruppi partner sul campo, come il movimento libanese Al-Jamaa al-Islamiya.

In risposta Tel Aviv ha intensificato la tattica dei raid aerei e degli attacchi mirati. L’emblematico bombardamento condotto da un drone a Beit Jinn contro un ex ufficiale della 4ª Divisione siriana rappresenta il primo assassinio di questo tipo nell’era post-Assad. L’episodio dimostra come l’intelligence israeliana stia monitorando da vicino i quadri militari riabilitati, considerati la chiave della rete logistica dell’Asse della Resistenza, per tentare di interromperne i flussi.

La Siria meridionale si è  così trasformata nell’epicentro di una  spaccatura geopolitica che vede contrapposti da un lato Israele ed Emirati Arabi Uniti e dall’altro Iran e Turchia. In assenza di un accordo di sicurezza favorevole a Tel Aviv con la nuova amministrazione siriana, la regione sembra destinata a una progressiva ed inevitabile escalation militare.

Nella foto il Presidente siriano deposto Assad

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