L’oleodotto ‘East-West’, importante conduttura per il transito di petrolio colpita da un attacco la scorsa settimana, rimarrà in gran parte fuori servizio per diverse settimane.
Lo hanno riferito all’Associated Press due funzionari della regione, mentre i ribelli filo-iraniani Houthi dello Yemen oggi hanno annunciato di avere ottenuto il controllo di altre isole chiave per le rotte marittime nel Mar Rosso, assestando in questo modo nuovi colpi alle esportazioni petrolifere dell’Arabia Saudita. Questi ultimi sviluppi complicano ulteriormente gli sforzi dell’Arabia Saudita per immettere il proprio petrolio sul mercato evitando lo Stretto di Hormuz, il punto di passaggio obbligato all’imboccatura del Golfo Persico dove gli attacchi iraniani hanno ostacolato la navigazione.
Il Regno saudita si affida all’oleodotto ‘East-West’, che attraversa l’intero Paese, per trasportare la produzione di greggio dai porti del Golfo a quelli della costa occidentale, sul Mar Rosso. Da lì, il petrolio può essere caricato su petroliere destinate all’esportazione. Un attacco – attribuito dall’Arabia Saudita a droni di milizie irachene sostenute dall’Iran – ha costretto giovedì alla chiusura dell’oleodotto, lungo 1.200 chilometri. I funzionari, informati sulla vicenda, hanno dichiarato, a condizione di anonimato, che la riparazione dei danni – compresi quelli a un’importante stazione di pompaggio – potrebbe richiedere dalle tre alle cinque settimane. Uno dei funzionari ha aggiunto che la condotta potrebbe rimanere parzialmente operativa mentre le squadre eseguono i lavori di riparazione. L’oleodotto ha una capacità complessiva di trasporto fino a 7 milioni di barili di petrolio al giorno.
La compagnia petrolifera saudita Aramco, che gestisce l’oleodotto, non ha risposto immediatamente a una richiesta di commento di Associated Press. Il Centro per la comunicazione internazionale, ente governativo che supervisiona i rapporti con i media esteri nel Regno, ha fatto sapere di estar esaminando la richiesta dell’AP riguardo alle tempistiche di riparazione dell’impianto. I ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, hanno conquistato le isole strategiche di Hanish Maggiore e Hanish Minore; lo hanno riferito lunedì funzionari governativi e degli stessi Houthi. Le isole si trovano a 160 chilometri a nord dello Stretto di Bab el-Mandeb. Tale stretto è un punto di passaggio cruciale che collega il Mar Rosso all’oceano aperto e ai principali mercati asiatici dell’Arabia Saudita.
Da oltre un mese, gli Houthi colpiscono le infrastrutture petrolifere saudite e il traffico marittimo nel Mar Rosso, aumentando la pressione sui prezzi globali del petrolio e rafforzando la posizione negoziale dell’Iran nel conflitto con gli Stati Uniti. Le forze governative yemenite, sostenute dall’Arabia Saudita, stanno tentando di riorganizzarsi e reagire. Tuttavia, le conquiste territoriali degli Houthi sembrano essere avvenute incontrando scarsa resistenza. I ribelli si sono schierati sulle isole Hanish dopo che centinaia di forze alleate del governo si erano ritirate dall’arcipelago; la notizia è stata confermata da due funzionari governativi e da un esponente Houthi. Tali fonti hanno parlato a condizione di anonimato.
La conquista delle isole è avvenuta dopo che, la scorsa settimana, i ribelli avevano conquistato la città portuale di Mokha, sulla vicina terraferma, e l’isola di Mayun, situata nello stretto di Bab el-Mandeb. L’avanzata degli Houthi li porta inoltre a soli 32 chilometri dalla base militare statunitense di Gibuti, situata sull’altro lato dello stretto di Bab el-Mandeb. I combattimenti stanno trascinando nuovamente il Paese, già in condizioni di estrema povertà, in una guerra civile su vasta scala, ponendo fine a una tregua che aveva garantito una sostanziale calma dal 2022.
Parallelamente all’avanzata lungo il Mar Rosso, gli Houthi hanno lanciato un’offensiva verso l’entroterra, in particolare nella provincia di Taiz, teatro di scontri da lungo tempo. Secondo il ministero per i Diritti Umani del governo, circa 150 civili sono rimasti uccisi nei combattimenti a partire dal 3 settembre; tra le vittime figura una donna incinta, deceduta sabato in un villaggio della provincia di Taiz. Il ministero ha inoltre riferito che oltre 200 civili sono rimasti feriti. Migliaia di famiglie hanno abbandonato le proprie abitazioni a Taiz e nelle province limitrofe nell’ultimo giorno, ha dichiarato Khanzad Shah, responsabile ad interim di Islamic Relief, un’organizzazione umanitaria attiva nella zona. “Molti di loro non dispongono di cibo o acqua a sufficienza, poiché sono dovuti fuggire portando con sé solo ciò che potevano trasportare. In alcune aree, si segnala lo svuotamento di interi villaggi”, ha affermato.
Le Nazioni Unite stimano che oltre 80.000 persone siano state sfollate nelle ultime due settimane, incluse più di 2.000 persone fuggite via mare verso Gibuti. I combattimenti minacciano di riaccendere un conflitto che, per oltre un decennio, ha devastato lo Yemen, causando la morte di più di 150.000 persone e portando il Paese sull’orlo della carestia. Dal 2014, gli Houthi controllano il nord – inclusa la capitale, Sana’a – e gran parte del cuore occidentale del Paese, dove risiede la maggior parte della popolazione. Il governo riconosciuto a livello internazionale, sostenuto da una serie di milizie eterogenee, controlla il sud e l’est del Paese, compreso il porto strategico meridionale di Aden.
Le isole Hanish, recentemente conquistate dagli Houthi, erano sotto il controllo degli Emirati Arabi Uniti e dei loro alleati yemeniti del sud. Tuttavia, gli Emirati hanno smantellato le proprie infrastrutture militari nell’area in seguito a dissapori con l’Arabia Saudita e il governo yemenita emersi all’inizio di quest’anno. Per anni, l’Arabia Saudita ha condotto una distruttiva campagna aerea contro gli Houthi, sostenendo al contempo il governo e le milizie alleate. Tuttavia, il Regno è apparso riluttante a impegnarsi nuovamente a fondo nel conflitto, nonostante gli attacchi Houthi contro le infrastrutture petrolifere e il traffico marittimo.
