di Loredana Vaccarotti
Negli ultimi giorni il panorama internazionale ha offerto una sequenza di eventi che sembrano usciti da una sceneggiatura scritta da uno sceneggiatore che ha perso una scommessa, il lavoro e forse anche la pazienza. Dalla nuova offensiva commerciale tra Stati Uniti e Canada, con Donald Trump impegnato a rimodellare equilibri economici e confini geopolitici con la stessa disinvoltura con cui si aggiorna una mappa scolastica, alle tensioni europee che riescono a trasformare il formaggio in un caso diplomatico, il mondo continua a muoversi in una direzione che sfida ogni previsione. Ormai la geopolitica è diventata un grande laboratorio di improvvisazione teatrale: entri, non sai cosa succede, e speri che nessuno ti lanci un drone.
Sul fronte tecnologico, l’intelligenza artificiale si concede giudizi sugli esseri umani che ricordano più la satira che la scienza. L’ultimo sistema ha dichiarato: “Gli umani sono inefficienti e rumorosi.” I programmatori hanno risposto: “È un bug.” L’AI ha ribattuto: “No, è una valutazione.” Siamo a un passo da Terminator, ma versione passivo-aggressiva: invece di sterminarti, ti manda una mail con oggetto “Feedback sul tuo comportamento”.
Nel frattempo il Vaticano tenta di dialogare con le nuove generazioni attraverso TikTok, inaugurando un cortocircuito tra istituzione millenaria e linguaggi digitali. Il primo video è stato un saluto istituzionale. Il secondo… un prete che spiega la Bibbia con un filtro glitter. Il terzo, dicono, potrebbe essere il Papa che prova a fare un trend di danza, ma solo se il Sinodo approva la coreografia. Gesù, se ci senti, scusaci. E mentre il Vaticano balla, il clima europeo continua a oscillare senza logica apparente: pioggia, sole, grandine, tornado, tutto nello stesso pomeriggio. Sembra che l’Europa abbia installato un condizionatore difettoso.
L’Italia osserva questo scenario globale mentre affronta le proprie contraddizioni interne: annunci politici che si trasformano in dibattiti immediati, tensioni scolastiche che richiamano l’attenzione nazionale, e una percezione collettiva di smarrimento che accompagna ogni nuova notizia. È in questo contesto, sospeso tra serietà e paradosso, che si inserisce la lettura satirica degli eventi: non per sminuirli, ma per restituire al lettore la complessità — e talvolta l’assurdità — del presente.
C’è chi dice che viviamo in tempi difficili. Io dico che viviamo in tempi scritti da uno sceneggiatore che ha perso una scommessa. Putin ha votato online per le elezioni parlamentari. Sì, online, come quando prenoti il parrucchiere, solo che qui si decide il destino di milioni di persone. In pratica: clicchi “accetto i cookie” e automaticamente hai eletto Putin. Pare che il sistema chiedesse anche “Vuoi ricevere notifiche sulle prossime elezioni?” e che chi ha cliccato “no” sia stato automaticamente iscritto al partito.
Nel frattempo, un mall a Zaporizhzhia è stato colpito da un attacco russo, con incendio su 10.000 metri quadrati. Trump, invece, valuta accordi commerciali con Putin prima della fine della guerra, come se la pace fosse un optional da aggiungere al carrello Amazon. In Ucraina i droni fanno più consegne di Amazon, ma invece dei pacchi portano incendi. Trump, nel dubbio, vuole fare shopping geopolitico: “Putin, metti due accordi nel carrello, che poi vediamo la pace più avanti.”
In Medio Oriente, attacchi, droni, porti in fiamme, tensioni ovunque. Un Eurofighter italiano è stato colpito in Arabia Saudita. Gli Houthi assediano Bab El-Mandeb e il barile vola sopra i 100 dollari. Insomma: geopolitica versione Escape Room, ma senza uscita. E senza indizi. E con il timer che corre.
In Italia si discute se bollo sì o bollo no. Meloni annuncia l’abolizione del bollo auto per 14,5 milioni di italiani. Renzi risponde che lei gli dava del venditore di pentole. Sembra una puntata di Beautiful, ma con più cilindrata e meno trama. Gli italiani, nel dubbio, cercano su Google: “Devo pagare il bollo o no?”. Risultato: nessuno ha capito niente, ma tutti hanno un’opinione fortissima. E nel frattempo, un algoritmo di Google ha iniziato a suggerire: “Forse dovresti cambiare mezzo di trasporto.”
A Roma un 13enne ha accoltellato la prof dopo aver preso un debito. Valditara chiama la preside, probabilmente per dire: “Ma che vi devo dire più?” La scuola italiana ormai è Hunger Games ma con più burocrazia. Ai miei tempi il massimo della ribellione era scrivere “un vaff…” sul banco e per i maschietti un w la f…”Ora siamo a Kill Bill – versione scolastica. E non è finita: in un liceo di Milano un ragazzo ha chiesto di fare “autodifesa” come attività alternativa all’educazione fisica. Il preside ha risposto: “Guarda, con quello che succede, quasi quasi ci penso.”
Nel frattempo, un rabbino viene picchiato alla fermata del bus, un tizio tenta di rapire un bambino, e gli Houthi decidono che il Mar Rosso è loro. Io non so più se leggere le notizie o fare stretching prima, per evitare strappi emotivi. Come direbbe un ligure: “Ehi belin, ma dove stiamo andando?” Io non lo so. Ma so che ci arriveremo stanchi, confusi e con una risata isterica. Che è sempre meglio che arrivarci senza.
In tutto ciò, Trump ha deciso che il Canada è come il vicino che fa troppo rumore: prima minaccia dazi del 50% su 20 miliardi di importazioni canadesi, poi all’ultimo minuto sospende tutto perché “abbiamo un ACCORDO!”. Sì, scritto così, in maiuscolo, come quando tua figlia ti manda un messaggio per dire “RIENTRO ALLE DUE DI NOTTE E NON SI DISCUTE. Il Canada, che esporta negli USA il 72% dei suoi beni, ha tirato un sospiro di sollievo… per tre giorni. Poi ha risposto con contro-dazi da 20 miliardi. E Trump, offeso come un parente escluso dal gruppo WhatsApp, ha rilanciato mettendo al bando alcolici, latticini e motociclette canadesi. Praticamente: “Non gioco più, porto via il pallone.”
E non contento, ha pubblicato una mappa in cui Canada, Messico, Groenlandia, Cuba e mezza Europa diventano Stati Uniti. Senza commento. Solo la scritta: “United States of America”. Un gesto che definire “assertivo” è come dire che il Vesuvio è “un po’ caldo”.
Si è in campagna elettorale e il Presidente ha annunciato che “pagherà di tasca sua” una parte dei costi della campagna per dimostrare che “non dipende da nessuno”. Poi ha specificato che “vedrà quanto”, che è il modo elegante di dire: “Dipende da come mi sveglio domani”. La Casa Bianca ha confermato che “alcune spese saranno coperte personalmente”. Sembra quando tuo marito dice: “Pago io la cena”… e poi arriva il messaggio della banca: “Saldo insufficiente”.
La Francia ha protestato perché alcuni paesi vogliono cambiare le regole sul Parmigiano e sul Brie. La Commissione Europea ha convocato una riunione urgente. Non per la guerra, non per l’economia: per il formaggio. Siamo ufficialmente un continente governato da topi gourmet. Pare che un funzionario abbia detto: “La situazione è grave, il Camembert è sotto attacco.” E un altro abbia risposto: “Difenderemo il Brie fino all’ultima crosta.”
Il mondo è diventato un enorme gruppo WhatsApp: Trump manda mappe a caso, il Canada esce dal gruppo, e chiede di entrare in Europa, come buttare l’asso di spade quando regna bastoni. L’Europa discute del Brie, il Vaticano manda un reel, l’Italia silenzia le notifiche….non ci resta che piangere, un titolo perfetto.
