di Riccardo Bizzarri (*)
C’è chi va al mercato per fare la spesa, e chi ci va per fare la storia. Christine Lagarde, presidente della Banca Centrale Europea, ha scelto il mercato di Sant’Ambrogio a Firenze per una “visita a sorpresa” che, come tutte le sorprese ben studiate, aveva anche i fotografi, i sorrisi, i selfie e un paniere di buone intenzioni.
“Dobbiamo assicurarci che i prezzi del cibo calino”, ha detto tra un melograno e un formaggio, mentre noi comuni mortali ci chiediamo se il nostro carrello settimanale sia ormai una forma di arte contemporanea o di autoflagellazione economica.
Ora, io lo dico con il cuore in mano e il portafoglio vuoto: accetto tutto, le difficoltà, la burocrazia, la crisi, i bonus promessi e mai arrivati. Ma la presa per i fondelli no. Quella, no.
Perché c’è qualcosa di tragicomicamente epico nel vedere la massima esponente della politica monetaria europea camminare tra i banchi del mercato, con la stessa naturalezza con cui un imperatore romano si mischiava tra i plebei per “capire il popolo”. Peccato che i Cesari, almeno, tornavano con un piano, non con dei melograni e un panettone “troppo presto”.
Mi viene in mente Diogene di Sinope, il filosofo che girava con la lanterna accesa “in cerca dell’uomo”. Oggi, se fosse vivo, girerebbe tra i banchi con la carta di credito scarica “in cerca di un prezzo onesto”.
E poi ci sarebbe Machiavelli, che dalla sua Firenze avrebbe probabilmente commentato: “La politica è l’arte di far credere al popolo che l’aumento del formaggio è colpa della meteorologia e non della finanza”.
Ma, del resto, viviamo tempi dove la realtà supera la satira. Si parla di inflazione “al 2%”, ma se vai a comprare due zucchine e mezzo pecorino ti rendi conto che quel 2% dev’essere stato calcolato su Marte.
E allora ecco la scena: la Lagarde sorride, accarezza una caciotta, annuisce sapiente davanti a un cespo di lattuga e poi dice: “Dobbiamo far calare i prezzi del cibo”.
E noi, con la stessa espressione del contadino toscano che guarda un turista giapponese assaggiare l’olio d’oliva con il cucchiaino, restiamo sospesi tra l’incredulità e l’ironia.
Socrate diceva che “l’inizio della saggezza è la consapevolezza della propria ignoranza”. Forse, oggi, l’inizio della politica economica dovrebbe essere la consapevolezza della nostra esasperazione. Perché mentre le banche centrali “monitorano attentamente” i prezzi, noi monitoriamo attentamente il volantino del discount per capire dove la mozzarella costa meno di un mutuo.
In fondo, la visita della Lagarde al mercato è stata un piccolo capolavoro di teatro simbolico: come se Nerone tornasse a Roma dopo l’incendio per assicurarsi che il pane non fosse troppo caro. Ma, si sa, i grandi imperi crollano non per mancanza di strategie, ma per eccesso di ipocrisia.
Quindi, cara Christine, i melograni sono belli, Firenze è splendida e tuo figlio avrà sicuramente scelto un posto romantico per la proposta di matrimonio.
Ma noi, qui giù tra scaffali e scontrini, ci sposeremmo volentieri anche con l’idea di poter fare una spesa senza dover chiedere un prestito alla BCE.
E allora sì: accetto tutto, ma la presa per i fondelli no.
Perché, parafrasando Voltaire, “posso anche non essere d’accordo con i tuoi prezzi, ma difenderò fino alla morte il mio diritto di riderci sopra”.
(*) Giornalista
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