Politica

Addio all’angelo Meloni: cancellato il volto che aveva scatenato il caso nella basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma

di Giulia Rocchetti

È durato pochi giorni il caso dell’«angelo Meloni» nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina. Il volto del cherubino nell’affresco della cappella del Crocifisso che, recentemente restaurato, aveva suscitato un acceso dibattito per la sua somiglianza con la presidente del Consiglio, è stato infine cancellato. L’intervento è avvenuto nella serata di martedì 3 febbraio, dopo un incontro tra il cardinale vicario di Roma, Baldo Reina, e il parroco della basilica, don Daniele Micheletti. La vicenda aveva preso avvio nei giorni scorsi, quando La Repubblica aveva rivelato che il restauratore Bruno Valentinetti aveva ridipinto il volto dell’angelo con lineamenti tali da ricordare quelli della premier Giorgia Meloni. Per quasi tre giorni lo stesso restauratore aveva mantenuto una posizione ambigua, senza confermare o negare che si trattasse di un ritratto intenzionale, sostenendo di aver semplicemente «restaurato» l’originale così com’era stato dipinto nel 2000. Il cardinale Reina, solo qualche ora dopo aver letto la notizia, aveva diffuso una nota per ribadire «con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica».

Davanti alle pressioni del Vicariato di Roma, che ha sottolineato come l’originale fosse «di sicuro molto diverso» e che, per qualsiasi intervento nei luoghi di culto, vadano rispettate le regole concordatarie, Monsignor Micheletti ha confermato la cancellazione: «È stato rimosso, e ho sempre detto che se fosse stato divisivo lo avremmo fatto. C’era una processione di persone che venivano per vederlo, non per ascoltare la messa o pregare. Non era possibile».

L’evento, per quanto possa sembrare mera aneddotica, ha creato un caso politico ed ecclesiastico, che è stato riportato anche da media internazionali come la BBC e il Guardian nel Regno Unito e il tedesco Der Spiegel. Del resto, era improbabile che il dipinto passasse a lungo sotto silenzio, dato che l’affresco è in una basilica che si trova nel cuore di Roma. Il restauro preliminare – motivato inizialmente da infiltrazioni d’acqua e dalla necessità di conservare l’opera realizzata dallo stesso Valentinetti nel 2000 – era stato già un intervento non di pregio storico particolare, ma di decoro e recupero. Oltre alle critiche interne, che hanno spinto il Vicariato a chiedere rigore nelle immagini sacre per evitarne l’uso a fini politici o strumentali, anche figure esterne alla Chiesa avevano manifestato perplessità sull’opportunità di inserire riferimenti così riconoscibili in un contesto sacro, all’interno di scene religiose che fanno parte del patrimonio pubblico e di una devozione – quella cattolica – che coinvolge un’ampia parte della collettività. La direzione che la soprintendenza speciale di Roma intende intraprendere adesso è quella del ripristino dell’immagine originale dipinta 26 anni fa, cercando stavolta di mantenere invariato lo stile decorativo.

Nell’immagine, senza commento: come era, come era diventato e come è stato cancellato l’affresco nella chiesa di San Lorenzo in Lucina

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