Esteri

Afghanistan, una nazione distrutta e madre di nuovo di terrorismo

 

Questa settimana segna il terzo anno dal ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan e dal ritorno al potere dei talebani. Intervenuti in risposta agli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 di al-Qaeda, l’obiettivo era combattere il terrorismo internazionale e tracciare un nuovo ordine globale per rendere il mondo più sicuro e protetto.

Grazie al sostegno degli alleati NATO,nonché all’ampia simpatia globale, gli obiettivi chiave degli Stati Uniti in Afghanistan erano: eliminare al-Qaeda; smantellare il regime ultra-estremista dei talebani come protettore di al-Qaeda; contribuire a cambiare l’Afghanistan affinché non diventasse mai più un covo del terrorismo internazionale.

Il successo in Afghanistan era intrecciato con altri due obiettivi più ampi della politica estera statunitense sotto la presidenza del repubblicano George W Bush: la guerra globale al terrorismo e la promozione della democrazia. Entrambi erano mezzi per portare un cambiamento globale  in conformità con gli interessi degli Stati Uniti come unica superpotenza post-Guerra fredda.

Conclusione: gli Stati Uniti non hanno raggiunto nessuno di questi obiettivi con un enorme dispendio di risorse economiche e umane. .

All’inizio erano prevalsi  militarmente rovesciando il governo talebano e disperdendo al-Qaeda, con l’assistenza delle forze afghane anti-talebane. Ma i rispettivi leader di entrambi i gruppi, Mullah Mohammad Omar e Osama bin Laden,e i loro principali agenti erano fuggiti in Pakistan dove veniva eliminato Bin Laden dopo una caccia durata 10 anni.

Ma l’intervento diretto  ha anche portato a un coinvolgimento sempre più profondo dell’America nel difficile compito di costruire uno stato, in un Afghanistan fortemente diviso socialmente e tradizionalista e tribalmente retrivo

Analogamente Bush Jr fece invadere l’Iraq nel 2003sulla falsa premessa che il dittatore iracheno Saddam Hussein collaborasse con bin Laden e possedesse armi di distruzione di massa. Allora l’Iraq fu considerato prioritario rispetto all’Afghanistan con  uno spostamento di importanti risorse di intelligence e militari da quest’ultimo al primo.

In assenza di un piano d’azione lungimirante su come portare la pace in Afghanistan e Iraq, gli Stati Uniti si sono trovati invischiati in due guerre impossibili da vincere. Ciò non ha lasciato loro altra scelta se non quella di ritirarsi dall’Iraq entro la fine del 2011 e dall’Afghanistan entro agosto 2021, senza raggiungere i loro obiettivi originali.

Ma ha anche lasciato dietro di sé due paesi distrutti.L’Iraq sta ancora lottando per riprendersi. L’Afghanistan è in un enorme pasticcio sotto i talebani. Tanto che la sconfitta in Afghanistan non potrebbe essere meno umiliante per gli Stati Uniti della devastante guerra del Vietnam perduta cinquant’anni prima.

Il governo tribale 2.0 dei talebani si è dimostrato altrettanto terribilmente estremista e discriminatorio del suo precedente regno del terrore dal 1996 al 2001, professando  una versione  dell’Islam, che non è praticata in nessun altro posto nel mondo musulmano.

Le donne sono private di tutti i diritti fondamentali (inclusi istruzione e lavoro). Ogni forma di opposizione è brutalmente repressa. Altre minoranze, insieme ai resti del precedente regime sostenuto dagli Stati Uniti, vengono punite quotidianamente. Molti sono stati assassinaticome collaborazionisti .

L’attuale gruppo dirigente talebano  ha trasformato l’Afghanistan in un’enclave protettiva per al-Qaeda e molti altri gruppi affini, tra i quali i talebani pakistani (Tehrik-e-Taliban Pakistan, o TTP) e lo Stato islamico-provincia di Khorasan (ISKP).

Il gruppo è riuscito a consolidare il potere in Afghanistan e a resistere alle pressioni esterne, sfruttando le rivalità e le ambizioni geopolitiche delle principali potenze regionali e nazionali.

La riconquista del potere dei Talebani  ha incoraggiato i gruppi dell’islamismo radicale in Pakistan, Iran, repubbliche Centroasiatiche già sovietiche (con conseguenze nella stessa Russia)  e Africa lasciando spazi, non solo diplomatici, a Iran, Russia, Cina e Corea del Nord.

Inoltre l’impegno ferreo di Washington nel garantire la sicurezza di Israele e la sua incapacità di porre fine alla devastante guerra di Gaza hanno ulteriormente agitato le forze radicali nel mondo musulmano.

La sconfitta americana e la fuga da Kabul hanno quindi incistato un altro tassello di destabilizzazione in un mondo già ampiamente destabilizzato di suo.

Il sonno della ragione genera mostri perché non bastano le mire egemoniche e muscolari senza strategie di lungo termine, quando la guerra non è più la politica con altri mezzi di Carl von Clausewitz, ma una metastasi che si sviluppa secondo le logiche distruttive ormai sue proprie.

G.L.

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