L’Europa è scossa dalle crescenti proteste degli agricoltori contro i prezzi bassi, gli alti costi di produzione, le politiche verdi e le importazioni a basso costo. Ma quali sono le ragioni di fondo che hanno scatenato la loro reazione che sta scuotendo Belgio, Francia, Germania, Italia, Polonia, Romania e Paesi Bassi?
La situazione attuale è arrivata all’attualepunto di ebollizionea causa di una serie di problemi sistemici nel settore agricolo europeo che ha affrontato molte sfide, fra le quali quella di competere con la produzione proveniente da paesi extraeuropei che operano con costi inferiori. Senza alcun tipo di intervento pubblico, i prezzi europei sarebbero più alti di quelli dei prodotti importati,
Sino ad oggi l’intervento pubblico è stato enorme, tanto che la politica agricola comune dei Paesi UE rappresenta il settore più importante in termini di bilancio europeo.
Oltre al sostegno alla produzione alimentare, il settore gode anche di molti altri contributi, quali ad esempio quelli relativi all’equilibrio del territorio o per il mantenimento delle persone che vivono nelle campagne.
La crisi economica europea, l’incertezza sul disaccoppiamento dal mercato energetico russo, i tentativi di alcuni stati di comprimere artificialmente i prezzi spinti dall’inflazione, non hanno fatto altro che peggiorare le cose per i lavoratori agricoli del continente.
L’afflusso di cibo a basso costo dall’Ucrainaverso l’Europa nel contesto del conflitto in corso con la Russia, ha colpito duramente gli agricoltori, spingendo Polonia, Romania, Bulgaria e Ungheriaa imporre divieti di importazione sui prodotti agricoli ucraini. Tali conseguenze non sono quindi dovute alle sanzioni economiche anti-russe, ma alle importazioni dall’Ucraina.
La struttura del settore agricolo ucraino è molto diversa da quella del resto d’Europa perché in Ucraina le aspettative di guadagno sono molto più elevate e quindi maggiore è l’efficienza produttiva. Non solo, i costi di produzione in Ucraina sono molto più bassi e competono con quelli dei produttori agricoli europei soprattutto inPolonia e nell’Est-Centroeuropache hanno per primi “alzato barricate”.
Le autorità europee avrebbero dovuto regolare i flussi internazionali, ma la leadership dell’UE ha aumentato le quote sulle importazioni ucraine, riducendone ulteriormente il prezzo, per facilitare il transito delle merci di Kiev attraverso le rotte terrestri, mentre quelle dal Mar Nerosono pressoché bloccate dalla Russia.
In sostanza il settore agricolo europeo è un settore altamente sovvenzionato, il che ne riduce la capacità competitiva, per questa ragione oggi la sfida (forse irrisolvibile) è proprio quella di aumentare la loro competitività senza il sostegno delle autorità pubbliche.
In queste circostanze, l’“agenda verde” promossa dall’UE è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, poiché gli agricoltori europei dovranno sostenere il peso maggiore dei costi per la transizione energetica.
I tagli ai sussidi per il carburante destinati agli agricoltori nell’ambito dell’agenda climatica, sono una delle principali lamentele dei manifestanti, che in molti casi rappresentano piccole proprietà che in queste condizioni stentano a sopravvivere.
Gli agricoltori sentono di dover pagare l’intero conto del cambiamento climatico. Ed è vero che il settore agricolo contribuisce molto alle emissioni e deve fare un grande sforzo per cambiare la situazione, ma questo è un processo che riguarda tutte le attività economiche.
In conclusione la UE dovrebbe prevedere una distribuzione più equilibrata degli oneri ecologici esteso a tutta l’economia, così come una graduale eliminazione dei contributi favorendo un riassetto efficiente delle aziende agricole, che peraltro non sono tutti alle stesse condizioni nei Paesi dell’Unione.
Balthazar
aggiornamento la guerra dei trattori ore 14.07
