di Andrea Maldi
Intorno alle 20:30 (ora americana) di sabato scorso, durante la cena annuale dei rappresentanti della White House nella sala sotterranea dell’hotel Hilton di Washington, dove erano presenti circa 2600 giornalisti e diplomatici, un uomo ha aperto il fuoco esplodendo 4 o 5 colpi. Tra il panico generale, dove gli invitati si sono rifugiati sotto ai tavoli e dietro le colonne della hall, i principali componenti del governo sono stati portati in salvo dagli agenti dei servizi segreti. Il presidente Trump e il suo vice JD Vance sono stati evacuati in due direzioni diverse come da protocollo, con loro anche il direttore dell’FBI Kash Patel, il Procuratore generale Todd Blanche e la vedova Erika Kirk – che ha perso il marito Charlie Kirk, influencer ultraconservatore del movimento di estrema destra Turning Point e grande voce del trumpismo, in un attentato lo scorso settembre – visibilmente in stato di shock.
Durante la sparatoria un agente del Service Secret è rimasto ferito, ma fortunatamente grazie al gilet antiproiettile non è in pericolo di vita, anche il terrorista è stato colpito e atterrato ma non versa in gravi condizioni.
L’attentatore è stato poi riconosciuto con il nome di Cole Thomas Allen, 31enne, originario di Torrance, in California. Secondo l’agenzia di stampa americana Associated Press sarebbe un insegnante di ingegneria meccanica, laureato al California Institute of Technology.
Trump subito dopo la sparatoria ha tenuto una conferenza stampa straordinaria: “Non è la prima volta nell’ultimo paio di anni che i repubblicani vengono attaccati o uccisi. Alla luce di questa sera, chiedo agli americani di risolvere le differenze pacificamente. Vale per i repubblicani, i democratici, gli indipendenti, i progressisti. Il killer era un lupo solitario e aveva molte armi con se (secondo la procuratrice di Washington Jeanine Pirro, deteneva un fucile, una pistola e vari coltelli). Ringrazio per l’ottimo lavoro svolto gli agenti del Secret Service e mia moglie Melania per il coraggio e la pazienza. Prometto che mi impegnerò a riorganizzare il ricevimento entro un mese”, ha dichiarato il Tycoon. Dopodiché ha anche pubblicato sul suo social Truth una foto che ritrae l’attentatore sdraiato a terra nel corridoio dell’Hilton con i polsi ammanettati.
Il secondo tentato omicidio del commander in chief nella hall dell’Hilton di Washington, già teatro nel 1981 dell’attentato all’allora presidente Ronald Reagan dove rimase ferito, mette in risalto le falle del sistema di sicurezza allestito in un lavoro congiunto tra il Secret Service, la Polizia locale e l’FBI, che ne dovranno rispondere e fornire adeguati dettagli su come una persona pesantemente armata sia riuscita ad eludere tutti i protocolli di vigilanza.
