Non hanno fornito una spiegazione convincente sulle fasi preparatorie dell’attentato e hanno scaricato gran parte delle responsabilità, compreso il reperimento dell’esplosivo, su Gomes Tavares. È questo uno degli elementi che ha spinto il Gip di Roma a confermare il carcere per tre dei quattro presunti esecutori materiali dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, mentre Marika De Filippis resta agli arresti domiciliari. Il giudice, secondo quanto apprende LaPresse, ha evidenziato le reticenze emerse durante gli interrogatori della scorsa settimana nel carcere di Rebibbia, dove Pellegrino D’Avino e Antonio Passariello hanno risposto alle domande dei pm ribadendo di conoscere soltanto Gomes Tavares, factotum di Valter Lavitola, e di non aver mai avuto rapporti né con il presunto mandante né con Ranucci. I due hanno sostenuto che fu Tavares a ordinare loro di collocare l’ordigno davanti alla villetta del giornalista e hanno insistito sul fatto di “non voler fare del male a nessuno”. Una versione che, però, non ha convinto gli investigatori né il Gip, che hanno formulato un’altra ricostruzione. Secondo le indagini della Procura, infatti, l’esplosivo impiegato non sarebbe stato materiale plastico consegnato da Tavares, bensì esplosivo proveniente da una cava e reperito direttamente da D’Avino. Per il giudice appare inoltre poco credibile che gli esecutori ignorassero la composizione e le caratteristiche dell’ordigno che avrebbero materialmente posizionato davanti l’abitazione di Ranucci nel comune di Pomezia a Roma. Restano da chiarire anche le posizioni degli altri indagati. Saverio Mutone, detenuto a Rebibbia verrà interrogato nei prossimi giorni.
Arrestati restano in carcere
Restano in carcere i due uomini ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato contro il giornalista Rai Sigfrido Ranucci. Il gip di Roma Livio Sabatini ha infatti rigettato la richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori al termine degli interrogatori. I due fanno parte delle quattro persone indagate per l’esplosione di una bomba carta all’esterno della proprietà dell’ex conduttore di Report.
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